Vita di Alberto Pirelli (1882-1971) La politica attraverso l'economia

La vocazione di fine diplomatico e le doti di accorto economista fanno di Alberto Pirelli una figura emblematica nel panorama imprenditoriale del novecento, in Italia e nel mondo. La sua vita e la sua opera, tra politica e finanza. In diciotto anni di ricerche e attraverso la consultazione di sedici grandi archivi in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, l'autore ha ricostruito - con un linguaggio accessibile non soltanto agli storici ma a tutti gli appassionati della storia contemporanea - la lunga e avventurosa vicenda esistenziale di Alberto Pirelli, che è stato sicuramente uno dei maggiori industriali e uomini di finanza dell'Italia post-unitaria, dagli inizi del Novecento al miracolo economico degli anni Sessanta.

 Tranfaglia ha messo in luce tanto le sue qualità di imprenditore quanto la sua azione in campo diplomatico, nelle conferenze internazionali seguite alla prima guerra mondiale, e di politico, come rappresentante leader degli industriali italiani, per parecchi anni, presso il governo di Mussolini. Entrato in giovane età, con il fratello Piero, nella gestione della Pirelli & C. fondata dal padre Giovan Battista, Alberto Pirelli guiderà per molti anni la società contribuendo fattivamente alla sua grande espansione. Protagonista di primo piano nella vita economica e politica del suo tempo, la sua intensa attività fu connessa alle due guerre mondiali e alle pressanti vicende politiche e finanziarie che segnarono profondamente quegli anni, e che lo videro raffinato e attento protagonista di respiro internazionale in ambito diplomatico, finanziario e imprenditoriale.  (continua)

Anatomia dell'Italia repubblicana 1943-2009 per i lettori del Blog pubblichiamo di seguito la prefazione

PREFAZIONE
Siamo alla vigilia di un anno, il 2010, che avrebbe potuto costituire
un bilancio signifi cativo del cammino percorso dagli italiani in
un secolo e mezzo dall'unifi cazione nazionale. Ma questo bilancio
non ci sarà perché l'attuale classe dirigente si sente nella sostanza
estranea alla nostra storia.
La coalizione di centro-destra, guidata da Silvio Berlusconi, ha boicottato
con tutti i mezzi i centocinquanta anni della nostra unifi cazione
nazionale per ragioni evidenti: non sente il risorgimento come
una rivoluzione nazionale e tanto meno ritiene che la resistenza contro
i nazisti e i fascisti nel 1943-45 sia stata un momento decisivo e
fondante dell'Italia repubblicana, è ancora aperta attraverso la Lega
Nord a velleità secessioniste e non accetta la Costituzione democratica
del 1948 come la carta fondamentale del Paese. Tanto è vero che
vuole cambiarla (continua)

Populismo Autoritario per i lettori del blog pubblichiamo di seguito la prefazione

Presentando un saggio in cui ho cercato di offrire una definizione storica  della lunga crisi della democrazia repubblicana che stiamo vivendo dagli anni settanta del Novecento, sento il bisogno di spiegare le ragioni per cui ho dedicato alcuni anni  a cercare di  analizzare e spiegare, con gli strumenti del mio lavoro di storico, il fenomeno berlusconiano. Vorrei dire ai lettori che sono partito dall'obbiettivo di rispondere alla domanda che tanti italiani dovrebbero porsi dopo la terza vittoria elettorale di Silvio Berlusconi e la quasi  completa estinzione della sinistra: come è potuto accadere che più del trenta per cento degli italiani ha votato, ancora nell'aprile 2008, per la destra berlusconiana e quest'ultima, grazie all'alleanza con Alleanza Nazionale e la Lega Nord, ha conquistato per la terza volta,dopo il 1994 e il 2001, il governo del paese?

E' un interrogativo a cui cercano di rispondere con ansia e preoccupazione (come ho potuto verificare nei viaggi all'estero compiuti negli ultimi mesi, parlando del mio ultimo libro) francesi, tedeschi, inglesi ma anche  americani e  abitanti di molti altri paesi non solo occidentali. Non si tratta da parte mia, dunque, né di una sorta di speciale accanimento personale contro un avversario politico né della "demonizzazione" del capo del governo attuale, come amano dire quei giornalisti  o studiosi che lo amano ma non lo confessano neppure a sé stessi (è il caso di nomi assai noti come Angelo Panebianco o Ernesto Galli della Loggia, o ancora Piero Ostellino, che scrivono, tutti, sul quotidiano più diffuso in Italia). (continua)

Vent'anni con Berlusconi (1993-2013) L'estinzione della sinistra

Come è riuscito Berlusconi a vincere le elezioni dell'aprile 2008? Perché gli italiani lo hanno rivoluto al governo nonostante le prove non brillanti delle esperienze precedenti? E perché la sinistra estrema è sparita dal Parlamento, mentre il PD non è riuscito a capitalizzare le cose buone fatte dal governo Prodi? Cosa è realmente accaduto negli ultimi 15 anni in Italia? A queste domande Tranfaglia risponde sul piano storico. Ripercorre in maniera chiara e rigorosa la storia della cosiddetta "seconda Repubblica" a partire dalla stagione di Mani Pulite fino alla rivincita di Berlusconi, passando per le varie alchimie del centro-sinistra. Utilizza tutte le fonti ufficiali a disposizione e le interessanti testimonianze dei principali protagonisti. Traccia così una delle prime sintesi della storia italiana recente e individua i principali temi sul tappeto del futuro prossimo.

Listino
€ 16,50
Edi (continua)

Perché la mafia ha vinto. Classi dirigenti e lotta alla mafia nell'Italia unita (1861-2008)

A prima vista il titolo di questo libro è l'amara constatazione di chi ha seguito, nell'ultimo trentennio, la lotta che le classi dirigenti italiane hanno condotto contro l'espansione del fenomeno mafioso nel Mezzogiorno e nell'Italia intera. C'è stata, in questo periodo, un'oscillazione tra accantonamento della questione mafiosa e di tanto in tanto una stretta repressiva. Ma non si è tenuto conto che la mafia non è un episodio di delinquenza bensì un fenomeno sociale ed economico che si può sconfiggere soltanto se matura una nuova mentalità collettiva e si risolvono i problemi strutturali delle regioni meridionali. Fino a quando si pensa che, con la pur necessaria repressione di polizia e della magistratura, si possa vincere la mafia, si corre il rischio, ormai evidente, che sia la mafia a vincere il confronto, consolidando ed allargando il proprio potere reale. Ed è quello che accade oggi nel nostro p (continua)

Vite sospese

Le generazioni del terrorismo

Questo libro nasce da un seminario svolto per due anni, dal 1985 al 1987, nelle Carceri Nuove di Torino da Nicola Tranfaglia, ordinario di Storia Contemporanea all'Università di Torino, con diciotto ex terroristi delle Brigate Rosse e di Prima Linea sulle loro scelte di vita. Al seminario ha partecipato un testimone eccezionale come Diego Novelli, sindaco di Torino dal 1975 al 1985. Gli ex terroristi, allontanatisi ormai dalla lotta armata, e disponibili a considerare le loro pesanti  responsabilità, chiedevano allo storico e al politico un dialogo per capire e far capire la loro drammatica esperienza. Novelli ricostruisce quegli anni terribili, la reazione della città e del Paese, le omissioni e la cecità di molti, il coraggio di altri.

Tranfaglia prende in esame il contesto politico e culturale di quel periodo, le responsabilità della società politica e di quella civile, le basi sociali, economiche e culturali di chi scelse la lotta armata, il mutamento dei valori, lo scontro generale che si verificò negli anni Settanta. Ma il libro è fatto soprattutto dalle testimonianze di diciotto militanti del partito armato, appartenenti a Prima Linea, uno dei gruppi  terroristici della seconda generazione, costituito per lo più da giovanissimi, e alle Brigate Rosse che riuscirono a coinvolgere migliaia di reduci da lotte operaie e studentesche degli anni Sessanta e Settanta. La storia che ne emerge è quella delle fustrazioni e delle illusioni seguite alla contestazione studentesca del '68, degli errori delle classi dirigenti (i politici, i sindacalisti, i potenti dell'economia, gli intellettuali e la Chiesa).
Questo libro ripercorre una storia, ancora in parte oscura, per la presenza nel nostro Paese delle trame che hanno portato nel decennio precedente a una stagione di stragi e di violenza di cui ancora oggi non si conoscono, né per via giudiziaria né attraverso la ricerca storica, i perché fondamentali e tutti i responsabili. (continua)

Un passato scomodo. Fascismo e postfascismo

L'autore traccia una rassegna di quel che i maggiori storici italiani e stranieri hanno scritto in sessant'anni sul fenomeno fascista, mettendo in luce la difficoltà, ancora perdurante, di riconoscere la centralità della dittatura mussoliniana nella storia d'Italia e le forti responsabilità delle classi dirigenti nazionali nell'avvento del fascismo come nel suo superamento dopo il 1945. L'esame di coscienza degli italiani è stato in questi anni mutilo e parziale. Tranfaglia, conduce il lettore a rileggere con serenità quel che è veramente accaduto in quegli anni e a confutare le critiche di un revisionismo spesso fondato più su elucubrazioni postume e chiacchiere giornalistiche che su ricerche degne di questo nome.


 

Dettagli del libro

  • Titolo: Un passato scomodo. Fascismo e postfascismo
  • Autore: Tranfaglia Nicola
  • Edito (continua)

Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

Il libro: Vita di Alberto Pirelli (1882-1971) La politica attraverso l'economia

La vocazione di fine diplomatico e le doti di accorto economista fanno di Alberto Pirelli una figura emblematica nel panorama imprenditoriale del novecento, in Italia e nel mondo. La sua vita e la sua opera, tra politica e finanza. In diciotto anni di ricerche e attraverso la consultazione di sedici grandi archivi in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, l'autore ha ricostruito - con un linguaggio accessibile non soltanto agli storici ma a tutti gli appassionati della storia contemporanea - la lunga e avventurosa vicenda esistenziale di Alberto Pirelli, che è stato sicuramente uno dei maggiori industriali e uomini di finanza dell'Italia post-unitaria, dagli inizi del Novecento al miracolo economico degli anni Sessanta. (continua)

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