Viaggio al Sud.

Varie cose mi hanno colpito e mi hanno fatto pensare con angoscia al fatto che le condizioni del Mezzogiorno restano assai lontane da quelle del Paese al centro e al Nord. Questa è l'incapacità delle classi dirigenti politiche e imprenditoriali di fare di questo problema una questione nazionale come chiedevano i meridionalisti già un secolo fa. E lo chiedeva Antonio Gramsci, del quale, a Reggio Calabria, abbiamo ricordato sabato scorso come partito dei comunisti italiani i settant'anni dalla morte.

Manca ancora da parte della maggioranza attuale, ma la destra berlusconiana nel quinquennio precedente non aveva fatto nulla di meglio, la volontà e la capacità di impostare una politica economica volta ad affrontare il persistente divario economico e questo continua per il parassitismo compiuto dalle associazioni mafiose, la rassegnazione dei meridionale, l'inquinamento delle classi dirigenti locali.

Se perdiamo questa occasione storica, il Mezzogiorno ritornerà alla destra e perderemo di sicuro le prossime elezoni politiche. Ma c'è scarsa consapevolezza di questo pericolo all'interno del centro-sinistra ed è questo che mi angoscia. C'è un problema di istruzione prima di tutto e purtroppo la legge finanziaria del 2008 anche se aumenta i contributi per la scuola e per la ricerca non è un provvedimento che segna una svolta positiva, non fa dell'arretratezza quella questione nazionale di cui abbiamo parlato.

Il pasticcio dei test universitari

C'è una contraddizione chiara tra quel che dice la costituzione repubblicana a proposito del diritto di tutti i capaci e i meritevoli di studiare a ogni livello, in particolare a quello superiore e la chiusura di alcune facoltà e corsi di laurea agli studenti che non superano i test o a quelli che non lo superano con il punteggio massimo.

Se il sistema universitario italiano, e dunque la classe dirigente che lo guida, non è in grado di garantire a tutti gli studenti di intraprendere gli studi universitari contravviene a questo principio fondamentale della costituzione. Se non fa nulla per superare una simile contraddizione a livello di strutture e di docenti.

Ma quel che si è verificato nei test per le prove di ingresso nella Facoltà di Medicina e Chirurgia è ancora peggio perché due quesiti erano formulati in maniera errata. Non c'è dubbio, a mio avviso, che le prove vadano ripetute.

E soprattutto, come tanti di noi professori abbiamo richiesto, bisogna lasciar da parte i test  così come vengono formulati e pensare ad altre prove di verifica. Sarà più difficile e lungo il percorso, pazienza ma non si può proseguire così. (continua)

Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

Agenda

Il libro: Vita di Alberto Pirelli (1882-1971) La politica attraverso l'economia

La vocazione di fine diplomatico e le doti di accorto economista fanno di Alberto Pirelli una figura emblematica nel panorama imprenditoriale del novecento, in Italia e nel mondo. La sua vita e la sua opera, tra politica e finanza. In diciotto anni di ricerche e attraverso la consultazione di sedici grandi archivi in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, l'autore ha ricostruito - con un linguaggio accessibile non soltanto agli storici ma a tutti gli appassionati della storia contemporanea - la lunga e avventurosa vicenda esistenziale di Alberto Pirelli, che è stato sicuramente uno dei maggiori industriali e uomini di finanza dell'Italia post-unitaria, dagli inizi del Novecento al miracolo economico degli anni Sessanta. (continua)

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Nicola Tranfaglia

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