Il messaggio di fine anno

Il messaggio di fine anno del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, non è stato rituale perché ha affrontato dal suo osservatorio i problemi dell'Italia di oggi e ha indicato le linee a cui come presidente della repubblica si attiene nel suo mandato. Della situazione internazionale che, a mio avviso, resta di particolare gravità, ho colto un indubbio aspetto positivo che è intervenuto con la presidenza americana di Obama e la tendenza che ne è derivata a una politica multilaterale (a differenza di quella dell'amministrazione Bush) e a sempre più frequenti incontri con le nuove grandi potenze come la Cina e con gli alleati europei.

Ma, subito dopo, ha indicato come era necessario, il prezzo alto che l'Italia ha pagato alla grave crisi economica e quindi alla "pesante caduta della produzione e dei consumi" che si è verificata in questo anno e dei rischi che corre nel 2010 l'occupazione. Ha dato un giudizio positivo delle misure di protezione e sostegno assunte dal governo ma ha sottolineato anche le contraddizioni e i problemi di una parte del paese: "la realtà delle famiglie che hanno avuto maggiori problemi: le coppie con più figli minori, le famiglie con anziani, le famiglie in cui solo una persona è occupata ed è un operaio". Ha segnalato, a ragione, che le condizioni più critiche si riscontrano nel Mezzogiorno e tra i giovani sottolineando che "sono queste le questioni che richiedono di essere poste al centro dell'attenzione politica e sociale e quindi dell'azione pubblica." (continua)

Il cielo è sempre più nero

E' fatale che la politica di oggi in Italia come altrove abbia un doppio piano ma nel nostro paese questo doppio piano risponde a una tradizione antica e consolidata. Così sul Giornale della famiglia Berlusconi leggiamo gli insulti dell'on. Cicchetto e le liste di proscrizioni degli oppositori che non piacciono al Cavaliere come se a lui spettasse non  solo governare ma anche scegliere chi gli si oppone.

Che è veramente il senso del regime populistico autoritario che tenta di sostituire la democrazia parlamentare ancora presente nella costituzione del 1948. Ed è qui lo scontro che si svolgerà nelle prossime settimane tra chi rinuncia al dettato costituzionale e chi vuole mantenerlo ad ogni costo. I primi saranno accettati da Berlusconi e ammessi al cosiddetto dialogo, i secondi saranno scacciati e considerati pazzi o estremisti.

Per capire questo dilemma che percorre oggi la politica italiana bisogna leggere l'articolo che ha scritto venerdì scorso il 18 dicembre il luogotenente in carica del PDL Denis Verdini sul "Giornale": " adeguare la costituzione scritta a quella materiale, cambiare il sistema di elezione del Consiglio Superiore della Magistratura e della Corte Costituzionale, riformare la giustizia separando le carriere dei magistrati inquirenti da quelli giudicanti; concentrare nella figura del premier tutti i poteri dell'Esecutivo e sancire che tutti gli altri poteri sono tenuti a collaborare lealmente con lui perché lui solo è l'eletto dal popolo e quindi investito della sovranità che dal popolo emana:" (continua)

Piazza Fontana 12 dicembre 1969.

Ormai sulla strage di quarant'anni fa nella Banca nazionale dell'Agricoltura la memoria divisa dei revisionisti parla di un eccidio che non ha colpevoli e i berlusconiani di ieri e di oggi sono in prima linea. Due giorni fa, invitato dagli studenti di Scienze Politiche dell'Università Statale di Milano ho trovato due esponenti significativi di questo revisionismo di accatto. L'ex direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, ospite fisso nelle trasmissioni della Rai, (tra le quali "Ballarò" e la "Storia siamo noi") e Roberto Chiarini che insegna in quella università, sono intervenuti per ribadire che non sappiamo ancora nulla, che bisogna esser prudenti perché al massimo sappiamo qualcosa del contesto storico ma ci mancano i nomi e i fatti.

Ma qui siamo di fronte a un oblio interessato e al desiderio di schierarsi con il vincitore di oggi a tutti i costi. Eppure le cose non stanno così e i giovani presenti al dibattito potrebbero saperlo se continuassero a leggere non solo i giornali di questi giorni. Non mi piace citarmi ancora una volta ma, dieci anni fa, scrissi un saggio uscito nella Storia dell'Italia repubblicana Einaudi in cui, sulla base di molte ricerche apparse nel decenni precedenti, ricordai alcuni punti essenziali che ha ricerca storica ha ormai accertato. Ecco l'elenco di quei punti. Il primo è che dal punto di vista giudiziario è ormai sicuro che la pista anarchica, seguita all'inizio dalla questura di Milano, e in particolare dall'ex fascista Marcello Guida, si rivelò inconsistente e si chiarì invece che erano stati i neonazisti di  Ordine Nuovo, i nomi erano quelli di Freda e Ventura della cellula veneta, ad organizzare l'attentato. (continua)

All'Italia serve un'alternativa democratica per costruire un Paese più civile

Siamo arrivati al nocciolo dei problemi di potere che caratterizzano l'autunno di Berlusconi. Ieri a Sofia ha detto, con grande chiarezza, quello che vuole: se i giudici non sono eletti dal popolo, come vuole la Lega e a lui non dispiacerebbe, è necessario che i gradi di giudizio da tre diventino uno e che chi è assolto la prima volta non possa esser più processato.

Un sistema che in Italia, o meglio in Europa, non è mai stato adottato perché contrasta con le garanzie fondamentali di ogni cittadino ma che esiste negli Stati Uniti. Berlusconi, tuttavia, non sopporta neppure la Corte Costituzionale che negli Stati Uniti esiste e impedisce con una certa puntualità che il Congresso adotti e applichi leggi contrarie ai principi costituzionali. Insomma, dal discorso di Sofia emerge un disegno che si avvicina molto a quello che io ho definito il populismo autoritario e che, rispetto al perdonismo di Peròn in Argentina, rappresenta un indubbio irrigidimento del governo e una sorta di "virtuale dittatura" dell'esecutivo. (continua)

Ddl Alfano: una strana audizione

L'audizione di ieri presso la Commissione Giustizia del Senato ha riguardato il disegno di legge numero 1611 presentato dal Guardasigilli Alfano, già approvato dalla Camera dei Deputati un mese fa, che vuol regolare l'uso delle intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali e la modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine. Di fronte alla Commissione Giustizia c'erano l'Ordine dei Giornalisti e l'associazione Articolo 21. Il presidente della Commissione Berselli ci ha invitato a presentare le nostre critiche e gli eventuali suggerimenti.

Lo scambio è stato sereno e civile ma quando chi scrive ha ricordato che la soppressione della cronaca giudiziaria è stata già attuata una volta nella storia italiana, proprio negli anni del regime fascista, il presidente della Commissione ha preso male il confronto e mi ha detto che si trattava di un paragone improprio.

Gli ho detto, prendendo di nuovo la parola, che la storia italiana è piena di questi ritorni all'indietro o di queste grandi continuità che si inseguono anche a distanza di tanti decenni e bastava pensare a fenomeni come quelli del trasformismo o del clientelismo che riemergono continuamente dal nostro passato per rinfrescare la memoria al senatore Berselli. (continua)

Gaffe Berlusconiane in salsa G8

Sono convinto, non da oggi, che quella parte dell'opposizione che non vuole parlare dell'attuale Presidente del Consiglio e dei suoi errori come delle sue gaffe non ha capito nulla della crisi politica italiana. L'on. Walter Veltroni si è comportato così nella campagna elettorale per le elezioni del 14 aprile 2008 e non ne ha ricavato nessun frutto positivo.

Al contrario è stato costretto, qualche mese dopo, a lasciare la segreteria del Partito Democratico ed è una fortuna che il suo vice diventato segretario provvisorio, l'onorevole Dario Franceschini, ha fatto il contrario, criticando tutte le volte che era il caso errori e gaffe del nostro attuale primo ministro. Ora di fronte ai cori diffusi in gran parte della stampa italiana sull'importanza del G8 all'Aquila e sul ruolo centrale dell'Italia nell'organizzarlo vale la pena, mi pare, avanzare alcune osservazioni. La prima è che il G8 non risolverà nessuno dei gravi problemi che riguardano il nostro paese e il mondo intero e che vanno dalla grande crisi economica che ci sovrasta all'abisso tra i paesi poveri e quelli ricchi,alla questione irrisolta del peggioramento del clima e potremmo continuare ancora in un lungo elenco. E' sempre più evidente che un vertice dal quale sono escluse la Cina, l'India, il Brasile e molti altri grandi paesi serve a poco. (continua)

Intercettazioni: decide Napolitano

L'avevamo scritto un mese fa  su "Articolo 21" che  il ddl Alfano sulle intercettazioni giudiziarie così come è avrebbe provocato due conseguenze di fondo: ostacolare molto tutte le indagini giudiziarie, sopprimere la cronaca giudiziaria. Effetti propri di una dittatura piuttosto che di uno stato democratico retto dalla costituzione del 1948.

Per fortuna il presidente Napolitano, attento al dibattito costituzionale e giornalistico che si è svolto in questi mesi, ha convocato il ministro della Giustizia e ha chiesto al governo modifiche che rendano la legge coerente con il dettato costituzionale. Il disegno di legge è al Senato e c'è tutto il tempo per modificarlo prima dell'approvazione definitiva. Ma è necessario che la maggioranza di centro-destra si renda conto che non si può approvare una dopo l'altra leggi che feriscono gravemente lo spirito e la lettera della costituzione repubblicana. Se questo continua a succedere, il Capo dello stato e la Corte costituzionale, che sono gli organi di controllo fondamentali previsti sulla legislazione italiana dovranno intervenire e bloccare, con le modalità indicate dalla costituzione, il processo in corso. Il nuovo intervento del presidente Napolitano che ha preferito chiedere al governo di modificare il disegno di legge piuttosto che bloccarlo dopo l'approvazione, è un tentativo estremo, per così dire, di evitare un conflitto tra gli organi costituzionali che metterebbe in crisi il governo e, forse, la legislatura. Ci auguriamo che il presidente del Consiglio ne prenda atto e non vada ancora avanti in questa sistematico attacco ai principi che reggono la nostra costituzione.

Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

Agenda

Il libro: Vita di Alberto Pirelli (1882-1971) La politica attraverso l'economia

La vocazione di fine diplomatico e le doti di accorto economista fanno di Alberto Pirelli una figura emblematica nel panorama imprenditoriale del novecento, in Italia e nel mondo. La sua vita e la sua opera, tra politica e finanza. In diciotto anni di ricerche e attraverso la consultazione di sedici grandi archivi in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, l'autore ha ricostruito - con un linguaggio accessibile non soltanto agli storici ma a tutti gli appassionati della storia contemporanea - la lunga e avventurosa vicenda esistenziale di Alberto Pirelli, che è stato sicuramente uno dei maggiori industriali e uomini di finanza dell'Italia post-unitaria, dagli inizi del Novecento al miracolo economico degli anni Sessanta. (continua)

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