Una scuola di musica a Kabul

Ho conosciuto Rita Cucè  l'inverno scorso e mi ha colpito  per la passione con la quale parlava di una scuola di musica a Kabul. Mi sono incuriosito e dopo aver capito, in che cosa consistesse il progetto,  ho deciso di sostenere questa causa perché esprime e mette in pratica l'idea che per aiutare un popolo ad uscire dalla barbarie, la cultura ha la stessa importanza, se non di più, del pane.

Pensate che questo popolo è passato da una guerra all'altra in oltre ventidue anni e che ci sono giovani che oggi hanno vent'anni che non conoscono altro e che hanno sete di conoscenza e di vita "normale".

 Per noi è normale andare al cinema, comprare un libro, ascoltare musica o dedicarsi a una di queste attività. In Afganistan, no.

Per tutta la vita ho cercato di comunicare  cultura, perché sono convinto che solo attraverso i saperi, in ogni loro espressione, si possano combattere e vincere le guerre e i soprusi, soprattutto quando, chi li compie, invoca una religione o un dio, come nel caso dell'Afganistan, per giustificare le peggiori azioni e per tenere sotto l'ala del terrore un intero popolo e, in maniera particolare e feroce, le donne. (continua)

Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

Agenda

Il libro: LA COLPA - Come e perche' siamo arrivati alla notte della repubblica

In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

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