Il presente e il futuro della RAI

Qualche giorno fa chi scrive ha reso una lunga intervista - ed è stata la prima volta, posso assicurarlo - alla più importante televisione della Corea del Sud. I giornalisti volevano sapere una cosa precisa: come vivevamo in Italia l'ennesimo ritorno al potere di Silvio Berlusconi e come era cambiato il rapporto tra i media e la politica. Non era un semplice interesse teorico. Nel loro paese e' appena diventato presidente l'uomo più ricco, il padrone della casa automobilistica Hundaj, che ha già dichiarato di voler seguire l'esempio del Cavaliere di Arcore. Vede, mi diceva il giornalista che mi intervistava, l'Italia è un paese assai avanzato dal punto di vista economico ma, per quanto riguarda l'uso delle televisioni e dei giornali, ricorda al peggio i nostri paesi. (continua)


Cosa cambia con il governo Monti?

Se qualcuno avesse conservato ancora qualche dubbio sul nuovo governo, il discorso tenuto dal  presidente del Consiglio Mario Monti, in poco più di cinquanta minuti al Senato, avrà dovuto francamente  ricredersi di fronte al clima nuovo, agli atteggiamenti dei ministri e alle parole fondamentali e condivisibili dalle più diverse posizioni politiche, pronunciate dal capo dell'esecutivo, enunciando il programma del suo gabinetto.

I media in generale hanno tentato in ogni modo di limitare  il senso dell'operazione contrapponendo il governo tecnico  ai governi politici e cercando di limitare il senso di un impegno nazionale e corale fino alla chiusura della legislatura che emerge dal discorso di Monti e porta finalmente sulla scena parole (che fino a ieri erano proibite o comunque accantonate) come le esigenze della crescita non soltanto economica, ma anche morale e culturale del paese, i bisogni  delle nuove generazioni e del genere femminile fino a questo punto mortificato dalla politica populistica, quelle donne che pure costituiscono la metà abbondante della popolazione italiana. (continua)

Ancora una speranza

Il grottesco prevale nelle ultime settimane della politica italiana, soprattutto per colpa della sgangherata alleanza tra Bossi e Berlusconi che ha fatto il suo tempo e che può sopravvivere ancora qualche tempo soltanto per l'avidità di potere che hanno i due protagonisti. Gli italiani hanno già dato un giudizio fortemente negativo al Nord come al Sud, nelle ultime elezioni amministrative di maggio e nella battaglia dei referendum abrogativi.L'una e l'altra battaglia, malgrado l'imponente mobilitazione dei canali televisivi e dei quotidiani schierati più o meno a favore del governo, e non sono pochi, è stata vinta da una coalizione di nuovo genere in cui ci sono gruppi e persone che non la pensano allo stesso modo ma sono tutti convinti della necessità di voltare pagina e di mettere da parte il populismo autoritario e contraddittorio di Silvio Berlusconi e dei suoi alleati.

Il grottesco di cui parlavo all'inizio si compone di molti elementi che vale la pena ricordare:1)l'arresto del lobbista Luigi Bisignani rivela un affare che coinvolge alcuni personaggi di vertice del nostro governo a cominciare dal sottosegretario Gianni Letta che è da molti anni il primo collaboratore del presidente del Consiglio: 2) nella magistratura italiana ci sono tanti valorosi magistrati (e vorrei ricordare uomini come Antonio Ingroia e molti altri) ma ci sono anche personaggi come il Papa legato a Bisignani e a quelli già detti: 3) la Lega Nord da alcuni mesi vuole fare l'alleato di lotta e di governo ma le sue minacce finora si sono concluse sempre con la riaffermazione dell'alleanza di ferro con quella che tanti definiscono il Caimano, come lo aveva definito Nanni Moretti in un film non dimenticato. (continua)

Una vittoria straordinaria, finalmente gli italiani si sono svegliati da Nord a Sud

Sono davvero felice ed entusiasta per i risultati che gli italiani hanno raggiunto con i voti espressi nei quattro referendum. Il voto ha dimostrato che il vento del cambiamento soffia al Sud come al Nord e che la Lega, come hanno detto ieri Bossi, oggi Maroni, molleranno il cavaliere se non cambia. Ma come fa cambiare un uomo che ha sempre deciso tutto e che ha un orientamento culturale profondamente antidemocratico? E' una domanda che non ha una risposta,se non quella radicalmente negativa.

I risultati hanno dimostrato che, se i partiti politici (che dovrebbero essere più democratici e meritocratici, come tanti ormai sanno) sono aperti ai grandi problemi da cui è afflitta un'Italia, dominata negli ultimi diciassette anni da un populismo autoritario e senza scrupoli, come quello di Silvio Berlusconi e di chi lo segue da molto tempo (dall'onorevole Straquadanio all'intellettuale di accatto Giuliano Ferrara), sono capaci (come lo furono in altri tempi) i loro padri, di raggiungere l'unità, di cogliere il punto essenziale e di pronunciarsi, con una netta maggioranza, per i valori contenuti nella nostra grande costituzione repubblicana del 1948. Quei valori fondamentali  dicono che l'acqua deve essere pubblica e non deve favorire speculazioni economiche. Che, al posto delle centrali nucleari, occorre incoraggiare a fondo le energie rinnovabili e tutti gli altri sistemi che non inquinano e salvaguardano l'ambiente naturale. (continua)

Una brutta storia

L'articolo è stato scritto da Teresa de Palma e Nicola Tranfaglia
Non capisco perché Marco Travaglio, Paolo Flores D'Arcais, che un anno fa hanno fatto le pulci al partito di Di Pietro spronandolo a cambiare le tante cose che non vanno nel suo partito, (dopo l' entrata durante le elezioni europee di una parte della sinistra di alto profilo come Gianni Vattimo  Nicola Tranfaglia luigi  De Magistris Sonia Alfano Carlo Vulpio  ecc...) non abbiano  scritto una riga sul fatto che non solo il partito non è migliorato ma non ha una strategia di governo alternativa che non sia quella di urlare e sbandierare su tutto quello che fa questo squallido governo,  per esempio, di salire sui tetti per appoggiare i precari della scuola e dell'università, sempre con telecamere che seguono il leader anche sui tetti, (ma solo a parole, perché la responsabile della cultura per il Lazio Orietta Rossini, direttrice dell'Ara Pacis, che era stata nominata dal prof. Nicola Tranfaglia, è stata destituita poco dopo da un signore di provenienza PDL che stava per essere linciato dai precari e dagli studenti e quindi subito cambiato).

Ritornando alla strategia, per esempio del Dipartimento Nazionale Cultura, prima della defenestrazione di Tranfaglia, c'era ed era anche molto ben articolata, ma non è stata completata per i motivi già esposti, e ora ci sono di nuovo solo urla cartelli offensivi in parlamento e telecamere per l'on. Di Pietro. Ieri su facebook c'era l'appoggio di Marco Travaglio che io conosco bene e stimo molto, a Luigi De Magistris come sindaco di Napoli e quindi all'Italia dei Valori. Forse Travaglio non sa che prima di andar via dall'IDV Tranfaglia ha chiesto l'interveto di tutti luogo tenti di Di Pietro (L'on. Leoluca Orlando, il sen. Felice Belisario, il sen. Francesco Pardi, l'on. Maurizio Zipponi, l'on. Massimo Donadi) e ha chiesto l'intervento di Dell'on di De Magistris per capire almeno i motivi del suo allontanamento, ma ha chiaramente capito che per tutti i colleghi interpellati non era una cosa per cui importava spendersi ed esporsi con il leader supremo che per giustificare il suo gesto lo ha diffamato dicendo che avrebbe lasciato l'IDV per ragioni economiche, addirittura con un tentativo di ricatto fatto con un sms. (continua)

Perchè sono costretto a lasciare l'IDV

Mi sono avvicinato all'Italia dei Valori dopo la vittoria di Berlusconi nell'aprile del 2008 apprezzando la netta opposizione che il partito conduceva in parlamento contro la coalizione di centro-destra. Non sono stato l'unico ma lo ha fatto anche il mio vecchio e caro amico Gianni Vattimo di cui ho sempre apprezzato la competenza e l'impegno civile. Mi sono dedicato senza risparmiarmi, come faccio sempre, quando credo in una giusta causa e ho percorso l'Italia in lungo e in largo per promuovere il partito e sostenere le battaglie sullo stato di diritto, le cause dell'opposizione, la violazione dei diritti dei lavoratori, le proposte necessarie per creare una valida alternativa alla deriva berlusconiana.

Purtroppo ho dovuto verificare come le speranze mie e dei simpatizzanti dell'Italia dei Valori fossero, a dir poco, eccessive e mal risposte. Ho conosciuto bene in questi anni il partito fondato da Di Pietro e ho dovuto constatare che, pur avendo al suo interno sinceri riformatori, è rimasto ahimè un partito troppo personale, o meglio un partito personale e familiare, governato con pugno di ferro dall'ex pm di Milano e da una schiera di amiche e parenti di ogni ordine e grado. Con criteri interni di governo, quel che è peggio, che nulla hanno a che fare con il merito individuale e la competenza e, tanto meno, con quella parità dei punti di partenza,  che dovrebbe  restare  il sale di un partito politico moderno. (continua)

L'Italia nei prossimi mesi

Che cosa succederà in Italia nei prossimi mesi?
E' un interrogativo che indubbiamente rivolgono a sé stessi le italiane e gli italiani che si preoccupano del destino del paese e della loro vita, ma soprattutto di quella dei propri figli.
Cercherò di dare qualche risposta sulla base della mia lunga esperienza di cittadino e di studioso di storia. Ma non è certo che la mia sia la previsione giusta perché le variabili nazionali e internazionali sono molte, come tutti sanno. La vittoria del governo Berlusconi nella recente votazione di fiducia nei giorni scorsi rischia di essere meno importante di quanto dicano giornali e televisioni nella maggioranza dei casi.

A partire dal gennaio 2011, Berlusconi alla Camera riuscirà a sopravvivere soltanto continuando l'indegno mercato della compravendita di singoli parlamentari e questo aggraverà la caduta del prestigio italiano a livello internazionale (è già così basso come si ha modo di constatare quando si va per lavoro in Europa o negli Stati Uniti!) ma anche in Italia. Inoltre proseguiranno le manifestazioni di protesta che si succedono da mesi e potranno, per l'esasperazione dei giovani o per manovre occulte, verificarsi episodi di violenza. (continua)

Studiamo per una nuova politica

Scuola Nazaionale dell'Italia dei Valori Chianciano 7- 10 Ottobre 2010
Ormai, credo, sia chiaro a tutti che la politica negli ultimi anni ha subito un degrado che non si può più tollerare. Ma come fare per ricostruire e per ridare agli italiani quello che gli è stato tolto in vent'anni di bugie e prese in giro di Berlusconi? Secondo me, che nel frattempo sono stato nominato responsabile Nazionale della Cultura e Istruzione dell'Italia dei Valori, e che ho passato la vita con i giovani facendo il professore, una delle cose più urgenti è occuparsi di chi si affaccia alla vita cioè dei ragazzi, che devono riappropriarsi delle conoscenze del passato e usarle come bagaglio indispensabile per architettare il loro futuro senza commettere gli errori di chi li ha preceduti.

Per questo motivo, visto l'impegno civile che l'Italia dei Valori ha maturato in questi anni, Il Dipartimento Cultura e il Dipartimento giovani con i gruppi consiliari di Camera e Senato e con i gruppi regionali del Lazio e della Toscana, hanno realizzato un progetto nazionale di formazione politica pensato e ideato per questo scopo. (continua)

Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

Agenda

Il libro: LA COLPA - Come e perche' siamo arrivati alla notte della repubblica

In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

Cerca


Feed

Feed Rss icon


AddThis Feed Button AddThis Social Bookmark Button

Leggi il blog via email
lascia il tuo indirizzo:



(fornito da FeedBurner)

Facebook

Categorie

Ultim'ora (Ansa)

Diventa Fan di NicolaTranfaglia.com

Il blog di Nicola Tranfaglia on Facebook