Il golpe silenzioso

Sabato mattina ho partecipato a una bella  manifestazione davanti alla Camera dei deputati. Si è radunato ieri, al centro di Roma, un migliaio di persone con pochi politici e con il popolo viola che aveva già manifestato la sera prima davanti al Quirinale dopo che a mezzanotte il presidente della Repubblica aveva rapidamente firmato il decreto legge presentato dal capo del governo dopo un velocissimo Consiglio dei Ministri.

A quei cittadini che non erano soltanto di centro-sinistra ho ricordato,come hanno fatto ( con parole simili) Claudio Fava, Giovanni Russo Spena e Sonia Alfano, che il decreto legge non aveva i caratteri di necessità e urgenza richiesti dalla costituzione repubblicana e quindi il Capo dello Stato avrebbe dovuto rifiutare di firmare il decreto. (continua)


In ricordo di Pertini, a vent'anni dalla scomparsa

A vent'anni dalla scomparsa, la personalità di Sandro Pertini, settimo presidente della nostra repubblica, suscita rimpianto e nostalgia tra chi lo ha visto e conosciuto ma anche tra giovani che non trovano nei politici contemporanei simboli adeguati. L'esperienza di Pertini si è svolta negli anni delle guerre mondiali, della dominazione fascista, della resistenza e della costruzione repubblicana.

Ligure di Stella San Giovanni, vicino Savona, era nato ancora nel secolo diciannovesimo, nel 1896, e aveva partecipato alla prima guerra mondiale uscendovene con una medaglia d'argento. Al movimento fascista si era subito opposto e a metà degli anni venti era incorso subito nel confino e nel carcere. Aveva collaborato all'espatrio di Turati e poi era andato in esilio in Francia per sfuggire alla condanna. Tornato in Italia clandestinamente nel 1929 viene arrestato e condannato dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato. Soltanto nell'estate  1943, con la dissoluzione del regime, viene liberato e partecipa alla lotta partigiana a Roma e poi in Toscana, Lombardia e Val d'Aosta. (continua)



Costituzione sull'orlo dell'abisso

L'assemblea che si svolgerà nei prossimi giorni (da venerdì 22 a domenica 24 gennaio) ad Acquasparta, per iniziativa dell'Associazione Articolo 21 e di molte altre associazioni e istituzioni della società civile (da Libera alla Tavola della Pace,da Libertà e Giustizia alla Federazione nazionale della Stampa,dall'ANPI all'ANAC e a molte altre), riguarda il destino della costituzione repubblicana e i doveri degli italiani. Almeno di quegli italiani, che a quella costituzione sono ancora legati e fedeli perché credono nei valori di legalità, libertà individuale e collettiva, di solidarietà e di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge che ci hanno insegnato i padri costituenti.

Oggi si tratta di organizzarsi nella società civile, come in quella politica, e lottare per la difesa di quei valori che attengono alla vita democratica iniziata in Italia, pur con tutte le contraddizioni che conosciamo,dopo il fascismo e la Liberazione del 25 aprile 1945.  (continua)



Il messaggio di fine anno

Il messaggio di fine anno del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, non è stato rituale perché ha affrontato dal suo osservatorio i problemi dell'Italia di oggi e ha indicato le linee a cui come presidente della repubblica si attiene nel suo mandato. Della situazione internazionale che, a mio avviso, resta di particolare gravità, ho colto un indubbio aspetto positivo che è intervenuto con la presidenza americana di Obama e la tendenza che ne è derivata a una politica multilaterale (a differenza di quella dell'amministrazione Bush) e a sempre più frequenti incontri con le nuove grandi potenze come la Cina e con gli alleati europei.

Ma, subito dopo, ha indicato come era necessario, il prezzo alto che l'Italia ha pagato alla grave crisi economica e quindi alla "pesante caduta della produzione e dei consumi" che si è verificata in questo anno e dei rischi che corre nel 2010 l'occupazione. Ha dato un giudizio positivo delle misure di protezione e sostegno assunte dal governo ma ha sottolineato anche le contraddizioni e i problemi di una parte del paese: "la realtà delle famiglie che hanno avuto maggiori problemi: le coppie con più figli minori, le famiglie con anziani, le famiglie in cui solo una persona è occupata ed è un operaio". Ha segnalato, a ragione, che le condizioni più critiche si riscontrano nel Mezzogiorno e tra i giovani sottolineando che "sono queste le questioni che richiedono di essere poste al centro dell'attenzione politica e sociale e quindi dell'azione pubblica." (continua)



Il cielo è sempre più nero

E' fatale che la politica di oggi in Italia come altrove abbia un doppio piano ma nel nostro paese questo doppio piano risponde a una tradizione antica e consolidata. Così sul Giornale della famiglia Berlusconi leggiamo gli insulti dell'on. Cicchetto e le liste di proscrizioni degli oppositori che non piacciono al Cavaliere come se a lui spettasse non  solo governare ma anche scegliere chi gli si oppone.

Che è veramente il senso del regime populistico autoritario che tenta di sostituire la democrazia parlamentare ancora presente nella costituzione del 1948. Ed è qui lo scontro che si svolgerà nelle prossime settimane tra chi rinuncia al dettato costituzionale e chi vuole mantenerlo ad ogni costo. I primi saranno accettati da Berlusconi e ammessi al cosiddetto dialogo, i secondi saranno scacciati e considerati pazzi o estremisti.

Per capire questo dilemma che percorre oggi la politica italiana bisogna leggere l'articolo che ha scritto venerdì scorso il 18 dicembre il luogotenente in carica del PDL Denis Verdini sul "Giornale": " adeguare la costituzione scritta a quella materiale, cambiare il sistema di elezione del Consiglio Superiore della Magistratura e della Corte Costituzionale, riformare la giustizia separando le carriere dei magistrati inquirenti da quelli giudicanti; concentrare nella figura del premier tutti i poteri dell'Esecutivo e sancire che tutti gli altri poteri sono tenuti a collaborare lealmente con lui perché lui solo è l'eletto dal popolo e quindi investito della sovranità che dal popolo emana:" (continua)



Piazza Fontana 12 dicembre 1969.

Ormai sulla strage di quarant'anni fa nella Banca nazionale dell'Agricoltura la memoria divisa dei revisionisti parla di un eccidio che non ha colpevoli e i berlusconiani di ieri e di oggi sono in prima linea. Due giorni fa, invitato dagli studenti di Scienze Politiche dell'Università Statale di Milano ho trovato due esponenti significativi di questo revisionismo di accatto. L'ex direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, ospite fisso nelle trasmissioni della Rai, (tra le quali "Ballarò" e la "Storia siamo noi") e Roberto Chiarini che insegna in quella università, sono intervenuti per ribadire che non sappiamo ancora nulla, che bisogna esser prudenti perché al massimo sappiamo qualcosa del contesto storico ma ci mancano i nomi e i fatti.

Ma qui siamo di fronte a un oblio interessato e al desiderio di schierarsi con il vincitore di oggi a tutti i costi. Eppure le cose non stanno così e i giovani presenti al dibattito potrebbero saperlo se continuassero a leggere non solo i giornali di questi giorni. Non mi piace citarmi ancora una volta ma, dieci anni fa, scrissi un saggio uscito nella Storia dell'Italia repubblicana Einaudi in cui, sulla base di molte ricerche apparse nel decenni precedenti, ricordai alcuni punti essenziali che ha ricerca storica ha ormai accertato. Ecco l'elenco di quei punti. Il primo è che dal punto di vista giudiziario è ormai sicuro che la pista anarchica, seguita all'inizio dalla questura di Milano, e in particolare dall'ex fascista Marcello Guida, si rivelò inconsistente e si chiarì invece che erano stati i neonazisti di  Ordine Nuovo, i nomi erano quelli di Freda e Ventura della cellula veneta, ad organizzare l'attentato. (continua)



All'Italia serve un'alternativa democratica per costruire un Paese più civile

Siamo arrivati al nocciolo dei problemi di potere che caratterizzano l'autunno di Berlusconi. Ieri a Sofia ha detto, con grande chiarezza, quello che vuole: se i giudici non sono eletti dal popolo, come vuole la Lega e a lui non dispiacerebbe, è necessario che i gradi di giudizio da tre diventino uno e che chi è assolto la prima volta non possa esser più processato.

Un sistema che in Italia, o meglio in Europa, non è mai stato adottato perché contrasta con le garanzie fondamentali di ogni cittadino ma che esiste negli Stati Uniti. Berlusconi, tuttavia, non sopporta neppure la Corte Costituzionale che negli Stati Uniti esiste e impedisce con una certa puntualità che il Congresso adotti e applichi leggi contrarie ai principi costituzionali. Insomma, dal discorso di Sofia emerge un disegno che si avvicina molto a quello che io ho definito il populismo autoritario e che, rispetto al perdonismo di Peròn in Argentina, rappresenta un indubbio irrigidimento del governo e una sorta di "virtuale dittatura" dell'esecutivo. (continua)



Ddl Alfano: una strana audizione

L'audizione di ieri presso la Commissione Giustizia del Senato ha riguardato il disegno di legge numero 1611 presentato dal Guardasigilli Alfano, già approvato dalla Camera dei Deputati un mese fa, che vuol regolare l'uso delle intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali e la modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine. Di fronte alla Commissione Giustizia c'erano l'Ordine dei Giornalisti e l'associazione Articolo 21. Il presidente della Commissione Berselli ci ha invitato a presentare le nostre critiche e gli eventuali suggerimenti.

Lo scambio è stato sereno e civile ma quando chi scrive ha ricordato che la soppressione della cronaca giudiziaria è stata già attuata una volta nella storia italiana, proprio negli anni del regime fascista, il presidente della Commissione ha preso male il confronto e mi ha detto che si trattava di un paragone improprio.

Gli ho detto, prendendo di nuovo la parola, che la storia italiana è piena di questi ritorni all'indietro o di queste grandi continuità che si inseguono anche a distanza di tanti decenni e bastava pensare a fenomeni come quelli del trasformismo o del clientelismo che riemergono continuamente dal nostro passato per rinfrescare la memoria al senatore Berselli. (continua)



Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

Il libro: Vent'anni con Berlusconi (1993-2013) L'estinzione della sinistra

Come è riuscito Berlusconi a vincere le elezioni dell'aprile 2008? Perché gli italiani lo hanno rivoluto al governo nonostante le prove non brillanti delle esperienze precedenti? E perché la sinistra estrema è sparita dal Parlamento, mentre il PD non è riuscito a capitalizzare le cose buone fatte dal governo Prodi? Cosa è realmente accaduto negli ultimi 15 anni in Italia? A queste domande Tranfaglia risponde sul piano storico. Ripercorre in maniera chiara e rigorosa la storia della cosiddetta "seconda Repubblica" a partire dalla stagione di Mani Pulite fino alla rivincita di Berlusconi, passando per le varie alchimie del centro-sinistra. Utilizza tutte le fonti ufficiali a disposizione e le interessanti testimonianze dei principali protagonisti. Traccia così una delle prime sintesi della storia italiana recente e individua i principali temi sul tappeto del futuro prossimo. (continua)

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Nicola Tranfaglia

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