- Scritto il 23 luglio 2008
in Articoli Unità
Mi sembra di essere piombato in una situazione grottesca e paradossale. Ci sono due ministri, Bossi e Maroni, che, dopo le elezioni di aprile 2008, hanno giurato fedeltà alla costituzione e alla repubblica davanti al Capo dello stato e alle telecamere delle emittenti pubbliche e private e ora si comportano come se il giuramento non ci fosse stato e parlano come emissari della Padania contrapposta all'Italia. Bossi, ministro delle Riforme nel quarto governo Berlusconi, il 19 luglio scorso ha parlato contro "la canaglia centralista", ha insultato l'inno nazionale di Mameli e ha invitato i Padani a non far martoriare i propri figli dagli insegnanti del Sud. Ha minacciato la repubblica di mobilitare quindici milioni uomini del Nord per liberare il paese e fare la riforma federalista.
Roberto Maroni, ministro dell'Interno della repubblica, ha condotto una campagna martellante per prendere le impronte digitali ai bambini dei Rom e, quando le Camere hanno stabilito che la schedatura riguarderà tutti gli italiani dal 2010, ha negato il carattere discriminatorio di quella norma e ha difeso la scelta del governo. Mi chiedo se sogno o son desto. Mai nella storia d'Italia era successo che ministri in carica insultassero lo Stato di cui sono espressione e portassero avanti le pretese della parte politica che rappresentano. Ma l'aspetto più grave della situazione è che, di fronte a un simile comportamento, nessuna istituzione della repubblica reagisca in maniera adeguata. (continua)
- Scritto il 2 marzo 2010
in Articoli Unità
E' curioso il rapporto che si è creato oggi particolarmente in Italia tra la storia e il presente. Non sto parlando del futuro: quello riguarda non tanto gli storici quanto i costruttori del nuovo, i politici o ancora quelli che si illudono di innovare, anche se sono a volte i ripetitori di forme vecchie e consunte. Ma riuscire a rendersi conto di quello che sta succedendo è impresa interessante che dovrebbe coinvolgere gli studiosi, come quelli che si dedicano all'azione, politica e culturale.
Così escono, e dovrebbero (ma non è detto che accada) suscitare un indubbio interesse nelle università ma anche nella società, libri come quello di Alberto Banti che vuole analizzare le Questioni dell'età contemporanea (Laterza editore, pp. 360, 24 euro) e di Alberto De Bernardi (Da mondiale a globale. Storia del XX secolo, pp. 365,19 euro) che registra il passaggio fondamentale intervenuto nel secolo scorso, quella che tanti chiamano "globalizzazione". (continua)
- Scritto il 17 febbraio 2010
in Articoli Unità
Raccontare più di vent'anni dopo (ventuno, per l'esattezza) come il Partito comunista italiano è arrivato allo scioglimento e alla sua trasformazione prima nel Partito democratico di sinistra, poi ancora nei Democratici di sinistra e infine oggi nel Partito democratico non è facile né si sottrae alle polemiche ma, a differenza di quanto avvenne subito dopo l'89, può godere oggi dell'inevitabile "senno del poi" e, in ogni caso, consente un giudizio storico più equilibrato di quanto accadesse allora.
In un saggio di notevole chiarezza affronta il problema Guido Liguori con il suo La morte del PCI pubblicato da Manifesto Libri (pp.191, venti euro) e per chi ha vissuto con passione quella scelta e le discussioni che si protrassero per più di un anno all'interno, ma anche all'esterno del grande partito comunista, ripercorrere il periodo che provocò molti film e documentari (tra i quali La cosa di Nanni Moretti) e infiniti articoli di tanti giornali, a cominciare dall'Unità. (continua)
- Scritto il 12 febbraio 2010
in Articoli Unità
Gli anni che portano l'Italia dalla guerra al fascismo restano decisivi nella nostra storia sotto moli aspetti. Il nostro è il primo Paese in Europa a precipitare nella dittatura fascista dopo il trauma del conflitto mondiale e a veder crollare un regime liberale in un ordinamento autoritario in cui le libertà fondamentali degli individui, come dei gruppi sociali, sono negate e in cui lo Stato regola tutto, senza distinzioni.
Fabio Fabbri, che a queste vicende ha dedicato numerosi lavori, ricostruisce in maniera analitica quegli anni per cogliere gli elementi economici, politici e culturali che preparano questo esito e lo generano in un cammino che ha inizio con la fine della guerra e si conclude un anno prima della marcia su Roma e della vittoria formale del movimento di Mussolini (Le origini della guerra civile.
L'Italia dalla grande guerra al fascismo 1918-1921, Utet editori, pp. 712, euro 28). Nella nostra storiografia, diversamente da quanto videro in quegli anni i contemporanei a cominciare dallo stesso Mussolini e da un pensatore come Antonio Gramsci, si è sempre parlato di guerra civile per il periodo 1943-45 in cui si contrapposero in uno scontro mortale i partigiani da una parte e i nazisti con i fascisti della Repubblica sociale dall'altra. Come Fabbri dimostra in maniera convincente, invece, le origini della guerra civile emersero molto prima, percorrendo poi tutta la prima parte del secolo ventesimo e vedendo scendere in campo gli industriali, la Chiesa cattolica, la monarchia e il movimento fascista contro operai e contadini che in quel momento rappresentavano con la piccola borghesia la maggioranza dei lavoratori. (continua)
- Scritto il 28 gennaio 2010
in Articoli Unità
La responsabilità di insegnare e tramandare ai giovani il nostro passato recente, le dittature e lo sterminio
Più di una volta mi è successo di pensare alla grande contraddizione che caratterizza il nostro paese:tra i più antichi e ricchi di storia dell'Europa e del mondo occidentale ma sempre più dimentico della propria storia,incurante di ricordare il passato anche recente,proteso a un futuro incerto e carico di ombre. Domani, per una legge dello Stato approvata dieci anni da un governo di centro-sinistra, si celebra in molte città il giorno della memoria istituito per ricordare le dittature non solo fasciste del Novecento.
Ci saranno discorsi e dibattiti, film e spettacoli teatrali sulla deportazione nazista e sull'universo concentrazionario. La giornata del 27 gennaio è, non a caso, proprio quella in cui nel 1945 le armate sovietiche raggiunsero il lager di Auschwitz e liberarono i prigionieri ancora vivi dopo il trattamento brutale delle SS. I giovani sanno poco o nulla di quello che è successo durante la seconda guerra mondiale in Europa. A scuola si parla poco di quegli anni e all'università ancora di meno. Poco se ne parla nelle radio e nelle televisioni (eccetto che in qualche trasmissione benemerita come La storia siamo noi) o in qualche nuovo canale tematico nato con il digitale terrestre. Eppure l'Italia è stata in quel periodo al centro della storia europea. Siamo stati noi italiani a dare per primi nel vecchio continente a vedere il crollo di una democrazia liberale e a cadere in mano al movimento fascista di Benito Mussolini. (continua)
- Scritto il 27 gennaio 2010
in Articoli Unità
I rapporti di guerra che Hitler dettava dal bunker ai suoi comandanti rivelano la scarsa razionalità degli ordini impartiti dal capo del regime nazista
A che cosa serve leggere i rapporti di guerra che il capo della Germania nazista ha dettato dal 1942 al 1945 nel suo quartier generale ai comandanti delle armate tedesche presenti in tutto il mondo? E' un esercizio archeologico, o ci serve a capire meglio che cosa è stato il fascismo in Europa tra le guerre mondiali e a rivivere i tempi di ferro e di fuoco?
Poichè domani, il 27 gennaio, si celebra in Italia il giorno della memoria per tutte le vittime delle dittatura naziste e fasciste, vale la pena ricordare ai lettori chi era Hitler e chi era il suo alleato Mussolini. Propendo per la seconda risposta: i verbali di Hitler ci fanno capire cose importanti sulla seconda guerra mondiale e sul comportamento del capo nazista .
Questi verbali, che ora la Libreria Editrice Goriziana pubblica in Italia in due volumi di oltre mille pagine (per la somma di 83 euro complessivi-I verbali di Hitler 1942-1945) e sono già alla seconda edizione (non a caso: non mancano nel nostro paese gli appassionati della guerra nazista e persino del Fuhrer) sono di grande interesse per cogliere il tipo di guerra a cui si dedicano Hitler e il regime che guida in Germania e in Europa. (continua)
- Scritto il 13 gennaio 2010
in Articoli Unità
Marx, Croce, Bobbio e Habermas: questi quattro autori, di diversa grandezza e notorietà, sono diventati punti di riferimento importanti per le generazioni della prima metà del Novecento ma forse non altrettanto della seconda metà e del ventunesimo secolo.
Oggi ci sono pensatori che concentrano la loro attenzione sulla tumultuosa rivoluzione civile e tecnologica che domina il nostro tempo e che ha a che fare soprattutto con il rapporto tra l'uomo e la natura oppure tra l'uomo e la tecnologia.
Dopo molti decenni, inoltre, nei quali il centro culturale del pianeta e' stato negli Stati Uniti e l'antagonista sovietico costituiva un'alternativa inderogabile oggi tutto si sta spostando sul Pacifico e nel continente asiatico ma non è ancora chiaro dove andrà di preciso e quanto tempo ci metterà a fermarsi nel nuovo luogo della centralità planetaria. La Cina e l'India sono i paesi nei quali potrebbe fermarsi almeno per qualche decennio. (continua)
- Scritto il 8 gennaio 2010
in Articoli Unità
Tra i pericoli entrati nell'universo del terrore di cui la cronaca ci investe ogni giorno c'è sicuramente quello che deriva dalle mafie che controllano quattro regioni italiane e sono presenti in tutto il territorio nazionale come in Europa e nel mondo. Con una peculiarità determinata dall'attuale situazione dei mezzi di comunicazione in Italia: se l'attacco proviene dal terrorismo internazionale o interno, se ne occupano in prima pagina telegiornali e quotidiani. Ma, se si tratta invece di attacchi mafiosi, anche quando aggrediscono le istituzioni pubbliche, come è avvenuto nei giorni scorsi a Reggio Calabria,
(dove una bomba delle cosche della ‘ndrangheta calabrese è esplosa sugli uffici della Procura generale) televisioni e giornali si allarmano assai meno e la politica, soprattutto quella del governo, ne parla molto poco. Eppure basta guardare le cifre e la realtà per rendersi conto che la differenza in Italia non ha senso. Secondo le analisi di vari istituti di ricerca come l'Eurispes e l'ultimo rapporto annuale di Sos Impresa, la struttura antiracket della Confersecenti, mafia siciliana, ndrangheta e camorra registrano oggi un fatturato annuo che oscilla tra i 120 e i 180 miliardi annui di euro. Praticamente l'entità di una manovra finanziaria pari a quella che il parlamento approva ogni anno per l'assestamento del bilancio. (continua)