- Scritto il 14 gennaio 2012
in Antimafia Duemila
Si è parlato molto poco nelle ultime settimane della loggia massonica P3 e poco se ne parla anche ora che i pubblici ministeri romani Capaldo e Sabelli hanno appena depositato le loro 66mila pagine di istruttoria con cui chiedono di condannare due personaggi al vertice del gruppo dirigente berlusconiano, il coordinatore del partito Denis Verdini e il senatore Marcello dell'Utri che fu decisivo per la creazione di Forza Italia ed è stato già condannato in primo e secondo grado per i suoi rapporti con la mafia siciliana.
Con loro vengono rinviate a giudizio altre diciotto persone tra i quali emergono l'imprenditore sardo Flavio Carboni, già legato alla P2, l'attuale presidente della regione Sardegna Cappellacci, il magistrato tributarista Pasquale Lombardi, l'ex sottosegretario del governo Berlusconi Nicola Cosentino e altri personaggi di minor rilievo. Eppure la vicenda è di particolare gravità in questa fase della vita pubblica italiana caratterizzata da una gravissima crisi economica che ha colpito l'Italia quanto e più degli altri paesi dell'unione europea e da un'indubbia crisi morale e politica della nostra società che sta uscendo con notevole difficoltà dal lungo sonno populistico e ha bisogno di idee nuove, di moralità sicura, di rinnovamento effettivo della nostra classe politica e dirigente. (continua)
- Scritto il 14 luglio 2011
in Antimafia Duemila
Nel paese del Principe di Machiavelli e del culto del particolare di Guicciardini si pone di continuo, e sempre di più, una grave questione morale nell'esercizio dell'attività politica ma si fanno, nello stesso tempo, molte confusioni. Quel che conta nella nostra politica è la vittoria contingente raggiunta con qualsiasi mezzo, con la forza ma anche con l'inganno. Con i mezzi leciti ma anche con quelli poco o per nulla leciti. A chi vince si perdona tutto e si fa finta che tutto si possa aggiustare e riparare.
A chi soccombe si ricordano uno per uno quello che ha fatto e il modo in cui lo ha fatto. Onore senza distinzioni e con molta indulgenza per chi si vince, grande severità per chi perde. E' quello che io chiamo da molti anni il metodo spagnolo, riferendomi a una Spagna più immaginaria che storica dei secoli d'oro dell'impero cattolico. E di qui era nato il titolo fortunato di un mio piccolo libro nel 1991 La mafia come metodo, che oggi vorrei pubblicare di nuovo. (continua)
- Scritto il 12 luglio 2011
in Antimafia Duemila
Se qualcuno mi viene a raccontare che le trattative tra mafie e Stato sono state l'invenzione di una procura "rossa" e che, nella nostra storia anche recente, non c'è stato mai nulla di simile, avrò la forte tentazione di rispondergli male, magari con una imprecazione. Basta guardare cosa sta succedendo in questi giorni nelle aule giudiziarie e nei palazzi del potere per rendersi conto che quella è stata una verità storica, di cui purtroppo troppi italiani non riescono a prender coscienza.
Non abbiamo soltanto un ministro, il siciliano Saverio Romano, imputato per associazione esterna a Cosa Nostra, dopo che il sette volte presidente del Consiglio Giulio Andreotti è sfuggito al carcere soltanto grazie alla prescrizione giudiziaria dopo i processi degli anni novanta.
Ne abbiamo altri due ministri, prima Scaiola e oggi Tremonti, interrogati dalle procure perché hanno acquistato o abitano case pagate da altri. E abbiamo un consigliere politico, l'onorevole Milanese, vicino al superministro dell'Economia, che si fa ristrutturare gratuitamente una casa nel centro di Roma da un'impresa edile amica dello stesso Milanese o di chi altri non sappiamo.
Nello stesso tempo ci sono i vertici della Guardia di Finanza, il corpo che si dedica agli accertamenti tributari dei cittadini normali, che è attraversato da lotte senza esclusioni di colpi che prevedono la diffusione di segreti di stato e altre piacevolezze necessarie a chi condivide il potere del leader populista autoritario. Quei vertici, a quanto pare, si dividono tra una cordata che fa capo al potente Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e l'altra che si riferisce al ministro dell'Economia. (continua)
- Scritto il 25 aprile 2011
in Antimafia Duemila
Sono ormai molto pochi quelli che hanno visto, sessantasei anni fa, la Liberazione dell'Italia dalle truppe della Wermacht nazista di Hilter e dai fascisti della Repubblica Sociale Italiana di Mussolini. Ma vale la pena ricordare quella data soprattutto per i giovani che stanno affrontando per la prima volta il lavoro, o gli ultimi anni di scuola e di università, e vivono nell'Italia di oggi, governata tuttora da populismi più o meno autoritari e da un personaggio assai poco presentabile nel mondo, come è l'attuale capo del governo Silvio Berlusconi.
L'Italia di quegli anni lontani venne percorsa per diciotto mesi nelle città, nelle campagne e nei monti da eserciti di mezzo mondo e da bande di delinquenti come quelle che avevano trovato rifugio a Salò e nei territori tenuti fino all'aprile 1945 da un regime satellite della Germania, che collaborò a tutto spiano alla deportazione degli oppositori del fascismo (furono quasi ventiquattromila) e dagli ebrei perseguitati (quasi novemila) e alla repressione dei partigiani combattenti o fiancheggiatori. (continua)
- Scritto il 13 settembre 2010
in Antimafia Duemila
Delitto Ambrosoli: come dicono a Roma se l'è andata a cercare
Non possiamo credere alle scuse del senatore a vita Giulio Andreotti che i giornali hanno diffuso ieri dopo che la sua risposta a Minoli era andata in giro nell'opinione pubblica italiana e internazionale: "Ambrosoli era uno che se l'andava cercando". In altri termini, l'avvocato milanese, assassinato da Sindona, o meglio dal suo sicario americano Aricò, l'11 luglio 1979 aveva avuto quello che cercava: una morte violenta per aver difeso i risparmiatori e le persone oneste truffate dal finanziere di Patti e osservato le leggi dello Stato.
Quello che il sette volte presidente del Consiglio ha detto è, una volta tanto, la verità rispetto all'atteggiamento che la classe politica di governo, buona parte delle istituzioni politiche e dei mezzi di comunicazione hanno avuto in tutta la vicenda di Sindona e, di conseguenza, di Ambrosoli.
Ricordo di aver pubblicato nel 2001 un saggio su Giulio Andreotti presso l'edit
(continua)
- Scritto il 8 maggio 2010
in Antimafia Duemila
Quello che il procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso ha comunicato ieri deve essere valutato non soltanto come rettifica di un depistaggio di stato durato più di vent'anni sul tentativo di assassinio del giudice Falcone avvenuto il 20 giugno 1989 all'Addaura, tre anni prima della strage di Capaci ma anche come elemento decisivo per ricostruire complessivamente il periodo che precede la fine della guerra fredda e l'ingresso dell'Italia nella transizione politica che condurrà all'ascesa di Silvio Berlusconi. (continua)
- Scritto il 10 novembre 2009
in Antimafia Duemila
In tutto il mondo si ricorda e si festeggia la distruzione del muro di Berlino che avvenne esattamente venti anni fa e fu una svolta per la storia dell'Europa e del pianeta Terra. Due anni dopo crollò l'impero sovietico e all'URSS si sostituì la Federazione russa mentre l'Europa orientale ritornò agli stati nazionali e paesi che facevano già parte dell'Unione Sovietica ritrovarono la loro indipendenza.
Oggi, a vent'anni da quell'avvenimento,è ancora presto per compiere un bilancio completo di quei fatti ma si possono avanzare alcune considerazioni sullo stato del nostro pianeta. La guerra fredda, che in Italia era stata pesante e assai lunga, finiva in quei giorni ma proprio a noi italiani sarebbe toccato sentirne parlarne per tanti anni da una destra berlusconiana in grave difficoltà politica se tutti ammettessero che il comunismo è crollato e che tanti, tra quelli che criticano il berlusconismo, nulla hanno a che fare con l'URSS e il comunismo. Il fatto è che il crollo del muro di Berlino dà il via a una storia nuova che ha aspetti molto positivi ma, come è inevitabile, anche aspetti negativi. (continua)