- Scritto il 13 settembre 2009
in Articoli Unità, Storia
In un saggio di Gentiloni Silveri l'attacco di Ford a Moro che stroncò sul nascere l'inclusione dei comunisti nel governo
In un colloquio cruciale che si svolge ad Helsinki il primo agosto 1975 tra la delegazione italiana e quella degli Stati Uniti ai massimi livelli (da parte americana il presidente Gerald Ford e il segretario di Stato Henry Kissinger, da quella italiana il presidente del Consiglio Aldo Moro e il ministro degli Esteri Mariano Rumor) e che oggi Umberto Gentiloni Silveri è in grado di pubblicare, perché ormai accessibile, nel suo interessante libro su L'Italia sospesa. La crisi degli anni settanta vista da Washington (Einaudi Storia,pp.238,28 euro).
Emerge con grande chiarezza il contrasto tra la posizione del governo americano e di quello italiano(almeno di quello guidato da Moro)su un aspetto fondamentale della crisi politica italiana: il giudizio sul partito comunista di Enrico Berlinguer. Vale la pena- per un discorso nuovo e più realistico sulla crisi italiana in quegli anni-riportare almeno in parte, traendolo da quel volume lo scambio di battute tra Ford e Moro,come tra Kissinger e il nostro primo ministro-presidente del Consiglio . "Il trait-d'union - scrive l'autore - viene offerto da un giudizio sprezzante di Ford sul leader socialista Mario Soares che avrebbe sostenuto il PCI nelle elezioni italiane. Moro non è d'accordo e chiarisce che il sostegno era rivolto a candidati socialisti a Roma e a Napoli. (continua)
- Scritto il 8 luglio 2009
in Storia
Sulla personalità e sull'opera di Indro Montanelli, che è stato per molti anni il giornalista più noto e popolare nell'Italia repubblicana, c'è per fortuna da quest'anno una biografia documentata ed esauriente, scritta da Sandro Gerbi e Raffaele Liucci pubblicata da Einaudi tra il 2006 e il 2009 (Vol. I Lo stregone vol. II L'anarchico borghese). Chi leggerà la biografia di Gerbi e Liucci, potrà farsi un'idea più precisa del ruolo singolare e significativo che ha esercitato il grande giornalista toscano di Fucecchio nella politica, e più ancora nella cultura e nel costume degli italiani, usciti dalla seconda guerra mondiale. A quell'opera si aggiunge il saggio a più voci pubblicato dall'Antologia Viesseux nel 2002 (Capire il presente. Montanelli, il giornalismo e la storia)
che riproduce un intenso dibattito che si tenne a Firenze l'anno precedente, quando si era appena conclusa la vicenda terrena di Montanelli. Ora quattro mesi fa, nel marzo 2009, l'editore Rizzoli ha pubblicato, a cura di Sergio Romano, suo successore nelle Stanze del Corriere, i Diari 1957-1978 che aggiungono a quella biografia e a molti altri libri come Montanelli e il Cavaliere di Marco Travaglio, pubblicato qualche anno fa da Garzanti, i pensieri che il giornalista scrisse per sé in quattro momenti importanti della sua attività: settembre 1957-gennaio 1958; settembre-dicembre 1966; maggio 1969-aprile 1972; maggio 1978. Montanelli, quando incominciò a scriverli, aveva 49 anni e più di settanta quando lì terminò. Questi diari che Romano giudica a ragione "documenti segreti scritti per diventare pubblici" sono di notevole interesse da due punti di vista. Il pensiero e la mentalità del protagonista in primo luogo, quindi i rapporti intensi, e a volte non facili, tra i giornalisti e la classe politica italiana del tempo. Romano, nella sua acuta prefazione, nota che vi sono in queste pagine "non meno di un centinaio di personaggi, da Leo Longanesi, da Giuseppe Prezzolini a Eugenio Montale, da Ugo La Malfa a Leo Valiani, da Giovanni Agnelli a Bruno Visentini, da Mariano Rumor ad Amintore Fanfani, da Vittorio Cini a Guido Carli, da Wally Toscanini a Josephine Baker, da Giovanni Spadolini a Silvio Berlusconi, da Henry Kissinger a Raymond Aron." (continua)
- Scritto il 22 settembre 2008
in Storia
«Le frasi del presidente della Camera chiudono il percorso avviato nel ' 96 dall' infausto discorso di Violante su Salò»
ROMA - Le origini fasciste della destra le conosce bene. Non solo perché è uno storico di fama, ma anche perché è stato proprio lui, Nicola Tranfaglia, a scrivere la biografia di Giorgio Almirante, pubblicata a puntate a giugno dall' Unità. Una storia nella quale ripercorre il cammino del leader del Msi, dall' antisemitismo alla Repubblica di Salò, fino al passaggio di testimone a Gianfranco Fini. Ora Tranfaglia è soddisfatto dalle parole del presidente della Camera. Ma se da una parte tira un sospiro di sollievo, dall' altra si dice ancora preoccupato.
Sollievo perché? «Perché le dichiarazioni di Fini possono essere interpretate come un decisivo passo avanti sulla strada dell' acquisizione dell' antifascismo come criterio fondamentale per stabilire la democrazia». Di recente qualche «colonnello» di An si era espresso diversamente. «E infatti le sue parole mi sembrano in aperta polemica sia con La Russa sia con Alemanno». (continua)
- Scritto il 5 marzo 2008
in Storia
A trent'anni dal rapimento e dall'uccisione di Aldo Moro,uno dei maggiori uomini politici della repubblica,si moltiplicano gli studi e le ricostruzioni di quello che è stato senza dubbio un grave delitto politico e, nello stesso tempo, una vicenda che conserva ancora molti misteri irrisolti. Dopo il volume di Giuseppe De Lutiis "il golpe di via Fani"(editori Sperling e Kupfer) che resta per certi aspetti l'analisi più precisa e penetrante di tutta la storia, sono apparsi a ridosso dell'anniversario trentennale dell'azione (16 marzo 1978), la cronaca di Giovanni Bianconi ("Eseguendo la sentenza" Einaudi editore), "Un affare di Stato. IL delitto Moro e la fine della prima repubblica"di Andrea Colombo di Cairo Editore e qualche giorno fa "Doveva morire" di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato edizioni Chiare lettere.
Leggendoli con attenzione e di seguito l'uno dopo l'altro si impongono alcune considerazioni di non scarso interesse per la nostra storia. La prima è che soltanto adesso per chi non abbia esaminato le carte dei processi seguiti alla morte del presidente democristiano e della commissione di inchiesta parlamentare relativa alla vicenda, abbiamo a disposizione con i libri di Bianconi e di Colombo ricostruzioni dei fatti che appaiono precise e abbastanza attendibili. (continua)
- Scritto il 15 novembre 2007
in Liberazione, Storia
Chi fu Carlo Levi? Quale è stato il suo contributo come scrittore politico in anni decisivi per la nostra storia che vanno da quelli del primo dopoguerra (era nato a Torino nel 1902, quasi coetaneo di Piero Gobetti, il fondatore della Rivoluzione Liberale e di Carlo Rosselli che a sua volta fu con Lussu e F.Nitti, il fondatore del movimento di Giustizia e Libertà) alla lotta contro la dittatura fascista, alla resistenza e al trentennio democristiano dell'Italia repubblicana ?.
Non è facile rispondere a un simile interrogativo ma è possibile, a trent'anni dalla sua morte, (avvenuta per una grave malattia nel 1975) ricostruire sinteticamente la sua formazione e i suoi scritti principali, dagli anni della clandestinità a quelli della lotta politica repubblicana. Se si leggono i suoi primi interventi e articoli nella "Rivoluzione Liberale" e nel "Baretti" fondati da Piero Gobetti e in "Voci di Officina" e poi nei "Quaderni di Giustizia e Libertà" di Carlo Rosselli, i primi negli anni venti, i secondi nel decennio successivo, emerge limpidamente la sua formazione culturale caratterizzata dal fatto di collocarsi a pieno titolo nella crisi europea, di partire da quel che è successo nella prima guerra mondiale per considerare ,con occhi lucidi e nuovi, la storia del vecchio continente e del nostro paese in particolare. (continua)
- Scritto il 26 ottobre 2007
in Articoli Unità, Storia
La scomparsa di Pietro Scoppola, professore emerito di Storia Contemporanea alla Sapienza, ha colpito dolorosamente e colto di sorpresa chi scrive che è stato per molti anni amico dello storico romano. Scoppola ha dedicato gran parte della sua vita alla ricerca e all'insegnamento della storia contemporanea del nostro paese nei due ultimi secoli (Ottocento e Novecento). I suoi principali interessi sono andati in un primo tempo al modernismo e alle origini del movimento democratico cristiano nei primi anni del Novecento, quindi ai rapporti tra la Chiesa cattolica e lo Stato nel periodo liberale e fascista e ancora all'Italia repubblicana.
A ragione Scoppola definì quella italiana la "repubblica dei partiti" e colse acutamente nella crisi di questi ultimi le radici del crollo del vecchio sistema politico negli anni novanta, dopo che già il fallimento del compromesso storico e il rapimento con il successivo assassinio di Aldo Moro ne avevano incrinato le basi. (continua)
- Scritto il 26 ottobre 2007
in , Storia
Quando, nell'estate 1950, il grande fisico italiano Bruno Pontecorvo, uno tra i più geniali "ragazzi" di via Panisperna, in quel gruppo guidato da Enrico Fermi che annoverava Emilio Segrè e scienziati come Ettore Majorana, Edoardo Amaldi e Franco Rasetti, scomparve dall'Italia in cui era arrivato per una vacanza con l'intera famiglia (la moglie e i tre figli), la storia apparve assai semplice: l'italiano si era trasferito di improvviso nell'Unione Sovietica perché era comunista e stava per essere scoperto e processato. Sono trascorsi quasi sessant'anni ma la sua immagine resta quella della spia e nel nostro paese non se ne parla mai come una gloria della nostra scuola scientifica ma, al massimo, come di un caso di spionaggio e di tradimento. L'esauriente ricerca che è alla base del libro di Simone Turchetti "Il caso Pontecorvo. Fisica nucleare, politica e servizi di sicurezza nella guerra fredda".(Sironi editore, pagine 285, euro 17,50) permette, tuttavia, di ricostruire la sua figura in maniera assai più approfondita e problematica di quanto sia stato possibile finora, anche grazie all'esplorazione di archivi a lungo inaccessibili.
Entrato nel 1933 nell'istituto romano di Fisica in cui Enrico Fermi era stato chiamato cinque anni prima alla seconda cattedra di Fisica con altri giovani Bruno Pontecorvo si dedica con l'intero gruppo alla radioattività artificiale che dà immediatamente una risonanza internazionale a quella scuola. (continua)