La morte di Stefano Cucchi è un oltraggio alla costituzione

Sulla morte di Stefano Cucchi a distanza di dieci giorni l'opinione pubblica italiana (o quel che ne resta di fronte all'oppressione esercitata dal governo e dalle televisioni amiche del premier) non sa ancora che cosa è successo. Il garante dei detenuti Angiolo Marroni ha detto una cosa che è difficile non pensare se si è in buona fede: "Il sistema carcerario ha dato, ancora una volta, l'ennesima dimostrazione di inumanità e inefficienza non riuscendo a cogliere i segnali di allarme di una situazione da tempo gravissima."

Nel giudizio si colgono gli elementi fondamentali della situazione che è caratterizzata appunto dal grande affollamento delle carceri, dai sistemi che non riescono a modernizzarsi in maniera decente, dall'illegalità e dai metodi inaccettabili che spesso sono usati in quell' universo. L'idea di costruire nuove carceri per rimediare alla crisi senza che ci siano migliaia di agenti di polizia penitenziaria preparati alla bisogna è del tutto assurda e irresponsabile. (continua)

Il significato storico del '68

Diciamo subito con chiarezza che il '68 è stato un episodio storico che ha investito, in maniere diverse, l'intero pianeta e che ha registrato differenze più o meno grandi da paese a paese. Soltanto per convenzione, perciò, possiamo astrarre dal fenomeno generale e parlare del caso italiano che pure presenta sue interessanti peculiarità. Intanto quell'anno è, in un certo senso, la chiusura del secondo dopoguerra con la trasformazione dell'Italia da paese agricolo a paese in gran parte industriale con un intenso cambiamento nelle condizioni di vita della popolazione. Ma è anche l'inizio di una nuova fase della storia repubblicana che segna la crisi del centro-sinistra e dei partiti storici e avvia, come disse, con preveggente chiarezza, Aldo Moro, il declino dell'egemonia democristiana e l'avanzata dei partiti di sinistra guidati, pur tra contraddizioni evidenti, dal partito comunista italiano.

E' un momento di crisi della società tradizionale che vede gli studenti universitari (o meglio la parte più attiva di essi), inalberare il vessillo di una rivolta diretta contro l'autoritarismo delle istituzioni accademiche e pubbliche in generale, a favore della libertà degli studenti sui piani di studio previsti dall'ordinamento universitario. Il segnale viene dato dall'Istituto universitario delle Scienze Sociali di Trento e nell'anno successivo si estende a Milano, Torino e Roma (soprattutto nelle Facoltà di Architettura ma anche di Lettere e nei Magisteri) producendo documenti analoghi che si trovano in una preziosa antologia  ristampata oggi dall'editore Laterza che l'aveva già pubblicata quarant'anni fa (Documenti della rivolta universitaria, a cura del Movimento Studentesco, pp.410, dieci euro). (continua)

1968. Cambia anche la musica

Anche per la musica il 1968 è un anno di profondi cambiamenti, tramonta l'epoca beat e si ascolta musica non come fosse un pretesto per danzare ma piuttosto come l'occasione per vivere un esperienza intellettuale emozionante e coinvolgente. Si cambia anche il formato e i fans aspettano l'uscita del 33 giri e non più l'hit del 45. I gruppi rimasti alla dimensione del singolo brano (Mama's & Papa's, Lovin Spoonful, Beau Brumels, Monkees, Troggs...) spariscono come le meteore, la radio diventa  veicolo più importante, aumentano le stazioni e trasmettono musica giorno e notte, si  moltiplica il numero degli ascoltatori che si sentono sempre più vicini ai loro idoli. L'industria della musica diventa sempre più spietata: gli artisti vengono valutati, soprattutto, come fonte di profitto, accolti e sostenuti se funzionali al sistema, oppure, rifiutati come avversari, in base a questo unico parametro.

Negli USA il clima è rovente. Il 4 aprile a Menphis viene assassinato Martin Luther King all'omicidio seguono scontri in una trentina di città, il bilancio ufficiale è di 39 morti. Gli artisti neri sono in fermento, James Braown assume posizioni riformiste e tenta mediazioni tra il governo e la piazza. A New York Jimi Hendrix, Baddy Guy e B.B. King, organizzano un concerto notturno in memoria di M. L. King, con raccolta di fondi per la King's Southern Christian Leadership Conference. Il 5 giugno è assassinato a Los Angeles il senatore democratico Robert Kennedy, proprio quando è certa la possibilità per lui di sconfiggere il presidente uscente Nixon. In quella tragica notte David Crosby scrive Long Time Gone, triste ballata sul buio che è piombato sul Paese, con la speranza, per l'America, che la situazione possa cambiare e che si possa rivedere la luce. (continua)

Sulle radici del razzismo italiano

Di fronte alle numerose manifestazioni di antisemitismo e di razzismo esplose nelle ultime settimane in Italia (pensiamo all'assalto del campo degli zingari-rom a Ponticelli, alle selvagge e ripetute aggressioni contro stranieri, agli scontri all'università "La Sapienza" di Roma, alla devastazione di negozi di immigrati al quartiere del Pigneto nella capitale), più di uno si chiede da dove viene la vena razzista e xenofoba che sembra contrassegnare il nostro paese rispetto agli altri paesi europei. Le risposte si possono trovare nella nostra storia pre e postunitaria. E si collocano in gran parte dopo la prima guerra mondiale nell'Italia prima nazionalista e poi fascista.

Intanto l'atteggiamento del clero cattolico che, fino al Concilio Vaticano II proclamato da Giovanni XXIII e attuato da Paolo Sesto nei primi anni sessanta del Novecento, è stato sempre antigiudaico. Già nell'esegesi biblica cristiana, l'unico scopo della religione ebraica era stato quello di preparare il terreno per la missione di Gesù Cristo. Tutte le sventure e persecuzioni che colpivano gli Ebrei venivano giustificate dal clero con le colpe presunte degli ebrei stessi, prima fra tutte la colpa infamante del deicidio, cioè di aver condannato Gesù alla morte a Gerusalemme. All'antisemitismo cattolico si affianca, e spesso si unisce agli inizi del Novecento e cresce dopo la prima guerra mondiale, l'antisemitismo nazionalista e fascista che fin dall'inizio è presente all'interno del movimento e poi del regime mussoliniano. Dal 1913 esce la rivista "La vita italiana" diretta dall'antisemita Giovanni Preziosi che avrà un ruolo importante nell'ultima fase della dittatura, durante l'esperienza della Repubblica Sociale Italiana, dal settembre 1943 all'aprile 1945. (continua)

Nei talk show cronaca feroce per distrarre dal duello elettorale

La settimana scorsa ci ha riservato, in una trasmissione assai seguita come "Porta a porta" di Bruno Vespa e il talk-show "Matrix" di Enrico Mentana ampi servizi giornalistici sulla morte dei due bambini di Gravina che avevano già occupato parti di rilievo di tutti i telegiornali. Mi è sembrato di ritornare ai tempi della tragedia di Cogne. La ragione è la stessa di quell'episodio. L'esigenza, cioè, del ricorso  continuo  alla cronaca quando in politica le cose non sono chiare o è difficile dipingere la situazione in maniera non facile per lo schieramento di cui si è favore, nel caso dei nostri telegiornali quasi sempre a favore del centro-destra.

Ebbene, nel caso di "Porta a porta", Vespa usa la cronaca come un espediente prezioso per non parlare di Berlusconi e della sua coalizione. Il caso di Cogne servì per distrarre gli italiani da tutte le leggi che il parlamento macinava nell'interesse del capo del governo. E di Matrix si può dire la stessa cosa, sia pure in maniera più soft e, almeno all'apparenza, un po' più neutrale. E lo stesso è accaduto nel caso delle due trasmissioni che abbiamo visto. (continua)

Per un'informazione libera

Ho trascorso gran parte della mia vita  alternando l'impegno giornalistico diretto, facendo il redattore, l'inviato o il direttore di giornali e riviste (l'ultima è stato il settimanale Città uscito nel 1985 a Torino e il prossimo sarà il quotidiano on line La sinistra.net che uscirà tra una settimana a Roma e porterà ogni settimana, dal martedì al venerdì, le notizie della Confederazione della Sinistra-Arcobaleno) allo studio e all'analisi storica della stampa italiana. Proprio nei giorni scorsi è apparsa la nuova edizione de La stampa italiana nell'Età della TV a cura di Valerio Castronovo presso gli editori Laterza. Ormai posso dire che il mio interesse per i problemi dell'informazione ha percorso tutta la mia vita.

Oggi sono particolarmente preoccupato per le forti inadempienze che  ancora impediscono l'attuazione dell'art.21 della costituzione repubblicana. Quell'articolo recita, tra l'altro: "Tutti hanno diritto di manifestare  liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.....La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica." (continua)

Contraddizioni

Se dirigessi un giornale, come mi è già capitato anni fa, oggi scriverei un articolo sulla richiesta di solidarietà da parte delle altre regioni nei confronti di Napoli che Prodi ha rivolto e sul rifiuto che le maggiori regioni del Nord hanno opposto. Nessuno finora ha detto la sua su una simile spinosa questione e vale la pena, invece, parlare con chiarezza.

Soprattutto in un paese come l'Italia che ha modificato nel 2000 il titolo V della Costituzione per andare incontro alle richieste delle forze federaliste, e in particolare della Lega Nord Padania. Un paese che si prepara, per volontà dell'attuale maggioranza di centro-sinistra, ad includere nelle attese riforme istituzionali ulteriori concessioni alle regioni.

Ebbene, con il rifiuto delle regioni settentrionali che hanno detto di  no soprattutto perché danno un giudizio assai negativo sul comportamento del governo regionale campano (ed hanno in questo ragione da vendere, devo ammettere) ma facendo così contraddicono lo spirito e la sostanza delle loro richieste di federalismo.  

Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

Agenda

Il libro: Vita di Alberto Pirelli (1882-1971) La politica attraverso l'economia

La vocazione di fine diplomatico e le doti di accorto economista fanno di Alberto Pirelli una figura emblematica nel panorama imprenditoriale del novecento, in Italia e nel mondo. La sua vita e la sua opera, tra politica e finanza. In diciotto anni di ricerche e attraverso la consultazione di sedici grandi archivi in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, l'autore ha ricostruito - con un linguaggio accessibile non soltanto agli storici ma a tutti gli appassionati della storia contemporanea - la lunga e avventurosa vicenda esistenziale di Alberto Pirelli, che è stato sicuramente uno dei maggiori industriali e uomini di finanza dell'Italia post-unitaria, dagli inizi del Novecento al miracolo economico degli anni Sessanta. (continua)

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Nicola Tranfaglia

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