- Scritto il 27 marzo 2009
in Liberazione
Di Vittorio Bonanni
Lo storico Nicola Tranfaglia non ha dubbi: l'antifascismo, anche dopo lo scioglimento di un partito post-fascista come Alleanza nazionale, non può essere messo in soffitta, in pieno accordo dunque con l'articolo di Angelo d'Orsi uscito domenica su Liberazione. Lo ha detto ieri sulle pagine del Corriere della Sera e lo ha ribadito anche a noi. «A me sembra assurdo - ha detto l'intellettuale napoletano - che nel momento in cui l'onorevole Gianfranco Fini ha riconosciuto essere l'antifascismo un requisito fondamentale per la Repubblica, a sinistra si ritenga invece che questo valore sia da mettere in archivio. Non c'è dubbio dunque che l'antifascismo, da noi considerato fin dall'inizio un requisito fondamentale per la cittadinanza repubblicana, non possa finire nel dimenticatoio. Io però vorrei subito aggiungere una cosa che mi sembra importante. E cioè che oggi il vero pericolo non è rappresentato tanto da un risorgere, a mio avviso poco attuale, del fascismo così come lo abbiamo conosciuto, quanto da un populismo mediatico e autoritario di cui il nostro attuale Presidente del Consiglio è la maggiore e più verosimile incarnazione. E questo populismo mediatico ed autoritario ha molti difetti che non sono minori di quelli del fascismo». (continua)
- Scritto il 13 maggio 2008
in Liberazione
Intervista di Tonino Bucci a Nicola Tranfaglia
I fatti sono andati così. Sabato sera Marco Travaglio era ospite della trasmissione Che tempo che fa condotta da Fabio Fazio. Lì ha pronunciato quelle frasi contro il Presidente del senato Schifani che hanno innescato un putiferio e indotto la seconda carica dello Stato a querelare Travaglio. Si parlava dell'informazione in Italia e della sudditanza al potere. Eccole, le parole "incriminate". «Il clima politico induce alla distensione tra l'opposizione e la nuova maggioranza? Schifani ha avuto amicizie con dei mafiosi? E io non dovrei scriverlo perché non lo vuole né la destra né la sinistra? Loro prendano le posizioni politiche che ritengono giuste, ma io faccio il giornalista e queste cose devo raccontarle. L'ha raccontate Lirio Abbate nel libro che ha scritto assieme a Peter Gomez e viene giustamente celebrato come un giornalista eroico minacciato dalla mafia». Dopo l'intervista è caduta sulla testa di Travaglio una valanga di critiche, non solo da parte della maggioranza di governo, come è ovvio che fosse, ma anche da parte del Pd. Un coro di appelli per un'informazione di qualità e di disapprovazione per il giornalista, colpevole - dicono - di aver fatto il proprio mestiere senza un contraddittorio in studio. (continua)
- Scritto il 15 novembre 2007
in Liberazione, Storia
Chi fu Carlo Levi? Quale è stato il suo contributo come scrittore politico in anni decisivi per la nostra storia che vanno da quelli del primo dopoguerra (era nato a Torino nel 1902, quasi coetaneo di Piero Gobetti, il fondatore della Rivoluzione Liberale e di Carlo Rosselli che a sua volta fu con Lussu e F.Nitti, il fondatore del movimento di Giustizia e Libertà) alla lotta contro la dittatura fascista, alla resistenza e al trentennio democristiano dell'Italia repubblicana ?.
Non è facile rispondere a un simile interrogativo ma è possibile, a trent'anni dalla sua morte, (avvenuta per una grave malattia nel 1975) ricostruire sinteticamente la sua formazione e i suoi scritti principali, dagli anni della clandestinità a quelli della lotta politica repubblicana. Se si leggono i suoi primi interventi e articoli nella "Rivoluzione Liberale" e nel "Baretti" fondati da Piero Gobetti e in "Voci di Officina" e poi nei "Quaderni di Giustizia e Libertà" di Carlo Rosselli, i primi negli anni venti, i secondi nel decennio successivo, emerge limpidamente la sua formazione culturale caratterizzata dal fatto di collocarsi a pieno titolo nella crisi europea, di partire da quel che è successo nella prima guerra mondiale per considerare ,con occhi lucidi e nuovi, la storia del vecchio continente e del nostro paese in particolare. (continua)