- Scritto il 2 agosto 2010
in Il Fatto Quotidiano
Quello che è emerso nei giorni scorsi nell'inchiesta giudiziaria sulla loggia P3 (edizione aggiornata della P2 di Gelli e Berlusconi) dimostra che anche negli organi di controllo costituzionale l'inquinamento del populismo autoritario ha proceduto in maniera tale da condizionarli (sei giudici sono già vicini al premier, ne mancano due per la maggioranza) e farci correre il rischio concreto di una democrazia che non è più tale.
Se alla maggioranza parlamentare si aggiungono il controllo della Corte Costituzionale e del Consiglio Superiore della Magistratura (su cui PD e PDL si sono messi sciaguratamente d'accordo con l'UDC per portare alla vicepresidenza l'ex sottosegretario alla Giustizia on.Vietti, protagonista con Berlusconi delle leggi ad personam per esempio, il falso in bilancio e legittimo impedimento) la frittata è completa.
Persino il Capo dello Stato è isolato e condotto a non poter far nulla, anche se volesse, per limitare i danni del berlusconismo in crisi. Il problema politico oggi è proprio quello dei danni collaterali di un regime in crisi, vicino a cadere subito o in autunno, che trascina nella sua rovina la nostra costituzione. In particolare il parlamento, già in buona parte esautorato, condotto già 36 volte al voto di fiducia e spinto al trasformismo e alla compravendita dei deputati e dei senatori che si preoccupano più dei propri affari personali che degli obbiettivi politici che dovrebbero servire. (continua)
- Scritto il 8 gennaio 2010
in Il Fatto Quotidiano
Il dibattito dei giorni scorsi su questo giornale sul futuro dell'Italia dei Valori e del centro-sinistra merita attenzione perché il disagio diffuso negli ultimi mesi per il dominio incontrastato di Berlusconi e del suo regime populistico è sempre più esteso. Anche se fare le pulci all'unico partito che fa una seria opposizione a questo governo a me sembra inopportuno e sproporzionato.
Il sistema delle comunicazioni televisive e giornalistiche-questo è innegabile- dà troppo spazio a chi governa e quasi nessuno a chi non è d'accordo e si oppone. La carta costituzionale è sempre più sotto un attacco concentrico e le sortite di un ministro come Brunetta dicono, con qualche anticipo, quale è lo stato d'animo effettivo di un governo che si prepara a smantellare la costituzione del 1948 nel campo della giustizia e della residua presenza parlamentare. Il presidenzialismo alla Berlusconi ha molto del modello peronista e troppo poco di quello francese o americano:e questo avviene appena quattro anni dopo un referendum (continua)