Se la memoria non è un monopolio

Gli uomini politici nel nostro paese, pur di non scontentare i loro colleghi, in questo caso la destra, cambiano la storia 

La legge approvata alla camera che porta come prima firma quella della senatrice Sabina Rossa, figlia dell’operaio Guido Rossa ucciso a Genova dalle Brigate Rosse, ha istituito il giorno della memoria per le vittime del terrorismo e della mafia. La legge è stata approvata  a grande maggioranza con la significativa eccezione dei gruppi parlamentari di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani. Anche questi ultimi gruppi erano favorevoli all’istituzione di un giorno della memoria per ricordare quelle vittime, ma lo scontro si è acceso e ha portato all’astensione di questa parte della sinistra perchè il giorno scelto è quello della morte di Aldo Moro il 9 maggio 1978.

Da parte dei deputati che si sono astenuti non c’era accordo su quella data del 9 maggio ma si riteneva invece che d’accordo con le ricerche storiche ormai consolidate fosse ragionevole individuare la data in quella del 12 dicembre 1969 in venne compiuta la strage di Piazza Fontana a Milano.Ora non c’è dubbio che dal punto di vista storico è proprio quella strage che uccise 17 persone innocenti, che diede inizio alla strategia della tensione seguita negli anni successivi da molte altre stragi come quella di Brescia in Piazza della Loggia o quella del treno Italicus e via di seguito fino alla strage della stazione di Bologna nel 1980,piuttosto che la data del 9 maggio 1978 che fece parte della lotta contro il compromesso storico da parte delle Brigate Rosse e delle potenze interessate alla sconfitta di quell’alleanza tra Partito comunista e Democrazia cristiana. (continua)

Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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Il libro: Vita di Alberto Pirelli (1882-1971) La politica attraverso l'economia

La vocazione di fine diplomatico e le doti di accorto economista fanno di Alberto Pirelli una figura emblematica nel panorama imprenditoriale del novecento, in Italia e nel mondo. La sua vita e la sua opera, tra politica e finanza. In diciotto anni di ricerche e attraverso la consultazione di sedici grandi archivi in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, l'autore ha ricostruito - con un linguaggio accessibile non soltanto agli storici ma a tutti gli appassionati della storia contemporanea - la lunga e avventurosa vicenda esistenziale di Alberto Pirelli, che è stato sicuramente uno dei maggiori industriali e uomini di finanza dell'Italia post-unitaria, dagli inizi del Novecento al miracolo economico degli anni Sessanta. (continua)

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Nicola Tranfaglia

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