Fini ha un futuro solo senza Berlusconi

La destra democratica che l'Italia attende
L'attesa, quasi spasmodica, sul discorso che l'attuale presidente della Camera Gianfranco Fini terrà domani a Mirabello nella festa Tricolore è legata, senza dubbio, alle conseguenze che l'eventuale rottura definitiva tra Berlusconi e Fini possa accelerare la rapida fine della legislatura in corso ma anche al fatto che il nostro paese non ha mai avuto nella sua storia - se si esclude il sessantennio liberale - una destra democratica e moderna.

Sappiamo  che questa caratteristica ha influito negativamente anche sullo sviluppo della sinistra e ci ha condotto già negli anni venti a una lunga involuzione autoritaria che molti mostrano di aver dimenticato. Negli ultimi quindici anni, abbiamo visto - con l'ascesa di Silvio Berlusconi - profilarsi  un pericoloso ritorno, pur con  modalità differenti dall'avventura mussoliniana. Di qui l'interesse notevole per la svolta di Fini e l'attesa di una conferma del mutamento già avvenuto o invece di una sosta temporanea o, addirittura di una ricomposizione, tra i due co-fondatori del Popolo della Libertà. (continua)


Il Sud pedali senza doping

C'è qualcosa di paradossale nel dibattito che sembra riaccendersi, dopo alcuni anni di eclisse, sul destino delle nostre regioni meridionali: quando siamo ormai vicini alla scadenza dei centocinquant'anni di unità nazionale, diventa più importante il nodo delle modalità storiche con cui avvenne l'unificazione del paese e, nello stesso tempo, la discussione sulla strategia necessaria per superare l'antico divario tra le varie regioni italiane, in particolare tra il Nord e il Sud.

Per quanto riguarda il primo aspetto, c'è il rischio che si riproduca ancora una volta lo scontro anacronistico tra i nostalgici del regno borbonico e i difensori della conquista piemontese piuttosto che l'analisi storica degli errori compiuti dalla classe dirigente nazionale negli anni decisivi dell'unificazione, in cui il nuovo Stato si volse a spogliare il tesoro finanziario del regno appena caduto, sottoponendo le regioni meridionali a un forte sfruttamento economico e alleandosi con la parte più arretrata delle classi dirigenti meridionali e così via. (continua)

Tutti i segreti del Presidente

Non avrei mai creduto, di fronte alla scomparsa dell'ex presidente Francesco Cossiga, di trovare nel mondo politico italiano una così grande ed estesa unanimità di giudizi. Sembrano passati secoli piuttosto che anni dai contrasti che avevano accompagnato le "picconate" dei primi anni novanta con le quali l'uomo politico sardo aveva caratterizzato gli ultimi due anni di permanenza al Quirinale, dopo che nel '91 il maggior partito di opposizione aveva tentato addirittura di destituirlo, con la procedura di impeachment, dalla più alta carica dello Stato anche per i suoi violenti attacchi a un vero servitore dello Stato quale è stato il prefetto generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e il giudice Livatino, che apostrofò come il "giudice ragazzino", tutti e due assassinati da Cosa Nostra.

Così sembra passato un tempo ancora più lungo da quando ministro degli Interni durante il rapimento di Aldo Moro aveva nominato nel comitato di emergenza, formato dal Viminale per la ricerca del prigioniero, dieci alti funzionari ed era stato facile verificare che quasi tutti (otto su dieci, per la precisione) erano affiliati alla loggia massonica segreta P2, sciolta qualche anno dopo dall'apposita commissione parlamentare istituita dal governo Spadolini come avversa alla repubblica e contraria alla costituzione e alle leggi della repubblica. (continua)

Gli italiani andavano alla guerra

Restano ombre pesanti sulle guerre degli italiani e sulle colpe delle classi dirigenti
Chi ripercorre la storia d'Italia, negli ormai quasi cento- cinquant'anni che ci separano dal momento dell'unificazione nazionale, si trova a dover fare i conti con le scelte e i comportamenti di fronte alle guerre che hanno avuto luogo le classi dirigenti in alcuni momenti cruciali.

E si scopre abbastanza presto che è la prima guerra mondiale quella in cui la nazione, pur tra contraddizioni e grandi sofferenze, si è immersa a fondo e ha vissuto una grande trasformazione da cui poi è nato il dramma della crisi liberale e la successiva vittoria del movimento fascista.

Mario Isnenghi, che alla prima guerra mondiale ha già  dedicato negli scorsi decenni una parte importante del suo lavoro di storico, a cominciare dal suo libro importante sul "Mito della grande guerra", riapparso nel 1989 nelle edizioni del Mulino, è ritornato ora con una grande opera in sette volumi pubblicata dalla Utet che vede la collaborazione di molti storici di più generazioni, tra i quali Nicola Labanca che ha coordinato il volume dedicato all'Italia repubblicana. (continua)

La P3, La mafia e i falsi garantisti che evocano il fantasma di Peron

Gli attacchi a Granata: mentre esplode il caso Verdini-Dell'Utri-Cosentino, il Pdl rifiuta di affrontare la questione morale e qualche commentatore se la prende con il "giustizialismo" di chi anche a destra denuncia il problema

La giornata è decisiva per il governo Berlusconi e la maggioranza che lo sostiene, in particolare per il Popolo della Libertà diviso tra quelli che vogliono seguire fino all'utlimo la linea oltranzista indicata dal leader populista e dal suo alleato di ferro Bossi e i seguaci del presidente della Camera Fini che ha assunto nei giorni scorsi posizioni chiare sulla gigantesca "questione morale" esplosa con l'inchiesta giudiziaria sulla P3.

In particolare l'interrogatorio che i magistrati hanno condotto su Dennis Verdini, costretto precipitosamente alle dimissioni dal Credito Cooperativo Fiorentino ma rimasto a tutti gli effetti coordinatore nazionale con Sandro Bondi del Popolo della Libertà, rischia di portare nel cuore del governo in carica le contraddizioni della torbida vicenda.
Intorno alla P3 ruotano una serie di affari e di complicità che
toccano  vertici della magistratura, la Protezione Civile e imprese che negli ultimi due anni hanno fatto la parte del leone negli appalti
del terremoto abruzzese come in moti altri affari   economici legati all'iniziativa del governo. E questo senza dimenticare quello che è già emerso dalle indagini
sull'attività dell'associazione segreta di cui l'on. Verdini appariva, con il senatore Dell'Utri, sicuramente  una delle personalità più importanti e politicamente significative.
E cioè le pressioni sul Consiglio Superiore della Magistratura e sulla Corte Costituzionale per decidere le cariche direttive a livello nazionale o per influenzare la pronuncia sul lodo Alfano e su altricasi di straordinaria importanza. (continua)

La politica ai tempi di Cesare

Ancora una volta si ripropone l'interrogativo che emerge di fronte al degrado ormai eccezionale della nostra politica: Silvio Berlusconi è vicino alla fine del suo regno? E quale è il modo, se c'è, per uscire da un'egemonia ormai ventennale?

L'ultimo atto che contraddistingue il tramonto dell'era berlusconiana è l'inchiesta giudiziaria, tuttora in corso sulla così detta P3, una sorta di ennesima reincarnazione di una società, solo per modo di dire segreta, che chiama Cesare il capo carismatico e che include magistrati di alto grado, sottosegretari o ministri, politici del PDL in libera uscita o meglio in affannosa corsa verso affari più o meno illeciti.

Bisogna dirlo con chiarezza: quando la politica visibile non funziona a causa della fragilità di chi governa, o dei suoi  problemi interni, il ruolo della politica invisibile diventa preponderante e i più potenti, o quelli più vicini al capo supremo, raccontano nelle loro telefonate compromettenti e immaginose che cosa succede all'interno dell'oligarchia dominante. (continua)

Prendi la Carta e scappa

La nostra Costituzione, dicono Scalfaro e Caselli è ancora robusta ma è in atto una pericolosa aggressione che punta a svuotarne i contenuti 
Quando il 25 giugno 1946, ventuno donne varcarono la soglia di Montecitorio,gli italiani ebbero qualche difficoltà a rendersi conto che qualcosa era cambiato e non di piccolo conto nella storia d'Italia. Certo erano poche su 556 eletti e i partiti ne avevano presentato 226 per eleggerne meno del dieci per cento. Ma quel risultato, pur con tutti i suoi limiti, segnava la fine di una odiosa discriminazione che aveva sempre confinato, nella storia politica postunitaria, più di metà del genere umano nel privato, riservando soltanto agli uomini la sfera pubblica e, in particolare, quella parlamentare.

Nel 1921, nel pieno della crisi postbellica, il presidente del Consiglio Bonomi aveva fatto un timido tentativo nella direzione di allargare alle donne il suffragio universale ma il tentativo era stato agevolmente respinto dalla maggioranza ancor più che dalle opposizioni. E l'instaurazione, qualche anno dopo, della dittatura fascista aveva accantonato completamente un discorso che contrastava con i miti e gli idoli del regime. (continua)

La trattativa è storia

Una sentenza diplomatica si può definire, senza dubbio alcuno, quella che ha condannato in secondo grado il senatore Dell'Utri alla corte di Appello di Palermo e  che si è preoccupata, subito dopo, di concludere sul piano storico (ma quando mai i giudizi storici si possono delegare ai magistrati?) che la trattativa tra Stato e mafia non sia mai avvenuta.

Come se ancora credessimo che la collaborazione accertata per oltre quarant'anni tra Cosa Nostra e il pluripresidente del Consiglio senatore Andreotti fosse terminata proprio nell'anno 1980, termine necessario per applicare la prescrizione e che, dopo quella data, fosse sicuramente terminata proprio quell'anno.

E, se per Andreotti la successiva nomina a senatore a vita ha  reso impossibile qualsiasi ulteriore procedimento penale, almeno per il senatore dell'Utri, non c'è dubbio che un minimo di decenza istituzionale dovrebbe spingere il co-fondatore di Forza Italia a dimettersi e a lasciare la politica per una tranquilla pensione. (continua)

Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

Agenda

Il libro: Vita di Alberto Pirelli (1882-1971) La politica attraverso l'economia

La vocazione di fine diplomatico e le doti di accorto economista fanno di Alberto Pirelli una figura emblematica nel panorama imprenditoriale del novecento, in Italia e nel mondo. La sua vita e la sua opera, tra politica e finanza. In diciotto anni di ricerche e attraverso la consultazione di sedici grandi archivi in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, l'autore ha ricostruito - con un linguaggio accessibile non soltanto agli storici ma a tutti gli appassionati della storia contemporanea - la lunga e avventurosa vicenda esistenziale di Alberto Pirelli, che è stato sicuramente uno dei maggiori industriali e uomini di finanza dell'Italia post-unitaria, dagli inizi del Novecento al miracolo economico degli anni Sessanta. (continua)

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Nicola Tranfaglia

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