Il potere economico della mafia

Impressiona - vivendo in Italia - l'assenza di reazioni della nostra classe  politica e, di conseguenza, di gran parte degli organi giornalistici e televisivi di fronte ai rapporti, sempre più stretti e preoccupanti tra la mafia e le società finanziarie, così vicine dovunque al potere politico,in Europa come negli Stati Uniti, in Asia e nelle Americhe.

Un giovane studioso, autore di un libro importante come Gomorra e diventato, anche per questo, una star dell'attuale  spettacolo televisivo,come Roberto Saviano ha scritto nei giorni scorsi, sul quotidiano più diffuso in Italia, una sorta di appello a intensificare la lotta contro il fenomeno mafioso, il procuratore Antimafia Grasso ha concordato con l'appello e alcuni studiosi hanno raccomandato al governo Monti di non restare assente né neutrale di fronte ai processi di Palermo e Caltanissetta sulla trattativa tra Mafia e Stato. Ma la reazione delle forze politiche (pur con l'esclusione dei democratici che hanno sentito il dovere di dedicare a quell'uomo straordinario che fu Pio La Torre la festa nazionale di Reggio Emilia) è stata finora assente.

Eppure basta varcare la porta di casa e andare in Europa per rendersi conto di come sia crescente la preoccupazione dei governi europei,e non solo di quelli,alla forte  capacità delle associazioni mafiose (in buona parte di origini italiane e con forti legami con la madre patria come è dimostrato da tutte le ricerche:basta pensare al volume su Ecomafia 2012 appena uscito in Italia e a tanti altri lavori degli ultimi anni) di creare in ogni paese proprie succursali,di entrare in molte società che fanno affari leciti in modo da influire sempre di più sulla loro politica fino a conquistarne la maggioranza,di contare in maniera prima invisibile o molto discreta e poi via via in maniera sempre più evidente in banche e istituti finanziari di ogni genere e per questa arrivare alle classi dirigenti e agli affari politici  ed economici che ne derivano.

Lo ha detto con molta chiarezza ieri  un economista come Jean Paul Fitoussi, per un certo periodo amato e intervistato nei nostri canali televisivi e ora da qualche tempo pressoché sparito dal circo  mediatico, individuando nella grande disponibilità di denaro liquido in un periodo di forte crisi dello Stato come delle imprese un'arma decisiva per entrare negli affari leciti e far contare la propria forza. E, naturalmente, l'altro grande vantaggio delle mafie è di sicuro la presenza delle tangenti nella vita economica locale a tutti i livelli (per non parlare di quella nazionale) che alza i costi delle opere pubbliche e promuove indirettamente proprio le imprese che possono usare rapporti speciali con le classi dirigenti al potere. Di fronte a una situazione come questa che, secondo stime attendibili e ripetute da Saviano nel suo appello, ha creato veri e propri Stati-Mafia come, ad esempio, il Venezuela di Chavez dove il generale Rangel Silva, appena nominato ministro della Difesa, è al vertice di una banda criminale internazionale. O l'Afganistan dove il governatore del Kandahar, assassinato l'anno scorso, era stato accusato a ragione di essere implicato nel gigantesco traffico di oppio che è diventato la principale attività economica del paese. Per non parlare della Russia di Putin assai lontana dall'essere una vera democrazia e in mano a grandi e irrefrenabili organizzazioni criminali.

Ora l'Italia non è in questa condizione ma le promesse del precedente governo, e ora di quello attuale, per migliorare le normative su riciclaggio e auto-riciclaggio,sul voto di scambio, sul concorso esterno sono rimaste e sono ancora lettera morta e mancano ormai pochi mesi alla fine della legislatura con un parlamento che ha molte cose urgenti da fare e sembra difficile che voglia dedicarsi proprio a un settore complesso e controverso come quello della lotta alla mafia. Di qui il timore degli  italiani più attenti al confronto internazionale e alle regole democratiche che non accada nulla e si sia dia ancora più spazio all'ascesa delle tre associazioni mafiose presenti particolarmente nel nostro paese, guidate dalla ‘ndrangheta calabrese. Dobbiamo aspettare altri sei mesi prima che sia approvata una forte legge contro la corruzione e il riciclaggio per fermare l'offensiva mafiosa? O si può spingere ancora parlamento e governo a intervenire con efficacia e decisione nelle prossime settimane?

Spero proprio che si possa fare.         

 

 

 

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Commenti

#1 · massili maria cristina
31 agosto 2012, 18:07

Quel “malinteso” tra stato e mafia . Il grande intellettuale e patriota italiano Leopoldo Franchetti nel 1873 , 15 anni dopo l’unità d’Italia , scrisse che “dal giorno dell’ingresso di Garibaldi a Palermo cominciò per fra i siciliani e i governanti d’Italia un colossale malinteso che dura anche adesso”. Il malinteso di cui parla Franchetti riguarda i motivi e le modalità di partecipazione della Sicilia alla lotta per l’unificazione italiana . All’epoca della sua annessione all’Italia la Sicilia era da secoli sotto il tallone di ferro della mafia . La mafia era ed é un potere criminale cementificatosi nei secoli con l’omertà ,l’intimidazione e il delitto.le cui finalità erano e sono diversissime da quelle dei governanti italiani e da coloro che avevano lottato per l’unità d’Italia . Pertanto i governanti italiani , i siciliani non mafiosi e i cittadini italiani subirono , volenti o nolenti , consapevoli o meno la “trattativa “ tra governo italiano ,stato italiano e mafia . Il deputato moderato De Cordova ammoniva il parlamento del Regno d’Italia che “ quando un governo riceve un paese non da una conquista ma da una rivoluzione deve domandarsi per quali bisogni questa rivoluzione è stata fatta e soddisfarli ..“Per la Sicilia i bisogni da soddisfare immediatamente si riassumevano in solo provvedimento : la distribuzione del feudo ai contadini. Il conservatore Sonnino , quindici anni dopo l’annessione della Sicilia affermava : “ Quel che trovammo nel 1860 dura tutt’ora ; la Sicilia lasciata a se stessa troverebbe il rimedio , una trasformazione sociale accadrebbe necessariamente , sia col prudente concorso della classe agiata che per effetto di una violenta rivoluzione. Ma noi italiani delle altre provincie impediamo che ciò avvenga , abbiamo legalizzato l’oppressione esistente e assicuriamo l’impunità all’oppressore” .
E’ noto che solo il fascismo , con l’intervento del capitano Mori e abolendo i partiti diversi dal partito fascista ostacolò il potere della mafia per il semplice fatto che non vi furono più eletti deputati di mafia con i voti delle numerose famiglie controllate dai gabellotti mafiosi,cosicché i politici mafiosi stavano tutti dentro il partito fascista . Con il ritorno della democrazia nel dopoguerra la mafia ha sferrato attacchi inauditi allo stato raggiungendo livelli di potere mai prima sperimentati in Italia. L’emergenza mafia dovrebbe stare in assoluto al primo posto nelle preoccupazioni dei governanti e dei cittadini italiani. Il solo fatto che non lo sia dimostra che il “ colossale malinteso “ continua a produrre i suoi nefasti effetti , in forme contorte , ambigue e sempre più ammorbanti .
Una riprova indiretta di tale fatto è la bagarre scatenata dal’articolo di G. Zagrebelsky sul quotidiano Repubblica . L’articolo di Zagrebelsky tocca solo di sfuggita la questione della cosiddetta trattativa mafia-stato ma la inusitata reazione di Scalfari ha riacceso la miccia , facendo esplodere problemi e questioni tanto soffocate quanto ulceranti. Si tratta di una polemica che se ben compresa può avere effetti liberatori per il paese. Innanzitutto cominciamo col dire che Zagrebelsky non ha affatto attaccato il presidente Napolitano . In sostanza ha solo espresso liberamente l’idea che sulla questione della intercettazioni della sua conversazione con il ministro indagato Nicola Mancino è meglio evitare di sollevare il conflitto di attribuzioni perché vi è il rischio che la Corte cost. legiferando su questioni attinenti l’art. 90 cost. e rompendo il silenzio intenzionale dei costituenti , offra l’opportunità, ad un altro Presidente della Repubblica assai meno ligio alla Costituzione di quanto non sia il Presidente Napolitano di bloccare indagini su attentati alla Costituzione o crimini di alto tradimento. Il timore di Zagrebelsky è in sostanza che una pronuncia della Corte sia in questo caso specifico un vero e proprio legiferare della corte medesima sull’art. 90 Cost. La reazione di Scalfari tende invece a disconoscere i fatti gravi e i pericoli che da decenni , ovvero dal dopoguerra in avanti , mordono la democrazia della nostra Repubblica . E’ in larga parte una risposta ipocrita e stizzosa che sfalsa i termini delle questioni affrontate e alluse da Zagrebelsky. In Italia non c‘è nulla che sfugga all’eterogenesi dei fini e non esistono quelle libertà che Scalfari evoca citando i casi in cui la Corte cost. si è espressa in modo difforme dai desiderata del presidente della repubblica . La ragione per cui è difficilissimo nel nostro paese sfuggire all’eterogenesi dei fini è che non vi sono strumenti reali per opporvisi . L’eterogenesi dei fini dilaga dai tempi in cui inizia a spadroneggiare la politica dei mezzi senza fini , inaugurata dai socialisti Craxiani. Più la bolla socialista Craxiana si gonfiava con le tangenti , spalleggiata dal malaffare democristiano a tutti i livelli , più la politica diventava debole e confusa. La nascita del quotidiano Repubblica coincise con una nuova fase della storia italiana . La capacità da parte un quotidiano di farsi leader di un movimento di massa,capace di mobilitare grandi energie e speranze di riforma e contemporaneamente di manipolare astutamente i flussi emotivi intercettati attraverso la selezione delle informazioni e le interpretazioni della notizie stesse. Il quotidiano Repubblica consolidò la sua diffusione proprio durante la fase più cruenta della “ trattativa” stato- brigate rosse. Scalfari e Repubblica facevano parte del partito della “fermezza” , contro il partito della “trattativa “ rappresentato da socialisti e radicali. Ma la vera guerra spesso è costellata di false trattative per raggiungere obbiettivi che non sono ufficialmente nominati. Il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro e della sua scorta fu una di queste. Le indagini nei decenni seguenti e anche le dichiarazioni esplicite di soggetti implicati nell’operazione hanno da tempo dimostrato che l’assassinio di Moro era stato già deciso insieme al sequestro. La trattativa faceva parte della sceneggiata e la sceneggiata diventava realtà ad uso degli schieramenti politici e dei giochi di potere . Il giudice Caselli nel suo libro “Le due guerre” racconta come lo stato era a pochi metri dalla sconfitta della mafia ma “qualcosa “ e “ qualcuno “ bloccò tale possibilità.
Il fenomeno Grillo rappresenta l’evoluzione astutamente plebea ,nell’epoca di internet , della capacità mediatica di intercettare e manipolare flussi emozionali di massa originati da problemi concreti e reali , non risolti e non svelati nei loro veri termini ; tendenza già iniziata con l’operazione Repubblica nel 1976.
Sbaglia Violante a definire il blocco mediatico facente capo a Grillo come populismo giuridico . Semmai il ragioniere Grillo propaga un illusionismo giuridico , ovvero una forma di irrazionalismo mediatico che partendo da problemi veri e gravi sfrutta la rabbia impotente delle masse senza sviluppare la libertà e l’autonomia critica degli individui , confondendo cause con effetti,omettendo dinamiche materiali, tacendo fatti importanti , urlandone altri e mettendo in scena essenzialmente il suo marchio personale. La vera differenza tra l’epoca evocata da Scalfari e quella attuale è determinata dalla caduta del muro di Berlino. Si aprivano per il nostro paese possibilità nuove che nessuna forza politica fu in grado di recepire e di organizzare. Le stragi del 92-93 furono giustamente intese dal Presidente Ciampi come un segnale di golpe. La pax mafiosa di oggi è stata raggiunta portando a compimento una strategia che si radica nei compromessi tra mafia ,politica e organismi statuali iniziata già nel dopoguerra , con lo sbarco in Sicilia degli alleati . Forse solo oggi è possibile leggere con chiarezza le fasi che la nostra Repubblica ha attraversato dal dopoguerra in avanti e capire il vero ruolo che le mafie hanno esercitato. La mafia essendo una associazione segreta e diffusa in vari continenti ha potuto riprendere a prosperare in Italia ,dopo la repressione subita durante il fascismo ,grazie alla forza che si era già conquistata , sicuramente in America ma anche altrove. Il legame della mafia con le elite mette in grave pericolo tutte le democrazie occidentali e , benché le “elite” lo ignorino , mette in pericolo le elite stesse, come la storia di tanti baroni e proprietari terrieri siciliani dimostra e come dimostra la fine di Gardini e alcune oscure vicende che riguardano tentativi di scalata alla Fiat . Il carattere distintivo della mafia è costituito dall’essere un’opzione criminale originaria, pre-sociale , pre-economica e pre-giuridica che si esercita principalmente nella sfera dell’attività economica e del controllo sociale. L’attivismo economico imprenditoriale dei mafiosi non contraddice il loro sostanziale parassitismo come dimostrano i fatti , ma i risultati dello sfrenato attivismo economico mafioso confluiscono nel circuito finanziario mondiale , totalmente alterato dalla narco-finanza e dalla petro-finanza( sfruttamento criminale degli esseri viventi e sfruttamento criminale delle risorse del pianeta ), divenendo un pericolo mortale per tutte le democrazie e per la civiltà stessa .Non solo per il potere di demolire l’economia reale attraverso pratiche criminali e speculazioni finanziarie ma per il fatto che oggi la mafia ragiona col cervello di professionisti mafiosi o corrotti , disposti a mettere le loro competenze al servizio di chiunque sia in grado di offrire guadagni e benefici di carriera . E c’è un solo modo per sgonfiare la bolla criminale costituta dalle professionalità corrotte o mafiose : restituire ai cittadini la capacità di difendere se stessi , la loro proprietà e i loro diritti all’interno delle istituzioni stesse , togliendo drasticamente potere agli intermediari , ai mediatori e ai gabellotti.
La mafia è un’opzione criminale originaria che prospera negli organismi sociali in dissoluzione e che provoca tale dissoluzione al fine di poter prosperare , impedendo agli stati e alle società più civili di trovare soluzioni positive ed evolutive alle contraddizioni e ai conflitti interni o esterni che inevitabilmente si sviluppano . La legge possiede per sua natura un carattere astratto e generale ;per adempiere al proprio concetto la legge ha bisogno di istituzioni vive che sappiano interpretare concretamente lo spirito della legge senza tradirlo con la corruzione dei suoi impiegati o con la loro mancanza di educazione e di professionalità . Non bastano i decreti attuativi per colmare l’inevitabile astrattezza della legge . Le istituzioni però esistono solo attraverso le individualità concrete degli uomini e delle donne che le incarnano, sono delicate , e fragili , ovvero soggette alla corruzione.
Per questo le istituzioni devono essere dotate di risorse interne nuove , capaci di sviluppare dinamiche autenticamente capaci di soddisfare le esigenze dei cittadini ,di liberare lo spirito delle leggi e di correggere gli squilibri nel rapporto tra governanti e governati , utenti dell’istituzione stessa. Il mondo mafioso per prosperare ha bisogno di mantenere il carattere astratto ed in effettuale delle leggi , ha bisogno di investire parte considerevole dei suoi proventi nel non funzionamento delle istituzioni , colpendo in particolare il sistema giustizia e la pubblica amministrazione. La faida per la mafia è il solo modello di giustizia possibile . Sabotando l’istituzione , svuotandola dall’interno , rendendo impossibile l’esecuzione della legge e dello spirito delle leggi , la mafia legittima la faida come tecnica di controllo sulla società . L’economia “faidale “che appartiene alle società arcaiche e si sviluppa in modo perverso nelle società toccate superficialmente dalla modernità , in perenne stato di disgregazione , è la stessa per cui e con cui la mafia ha promosso il processo di accumulazione primitivo : sequestri , furti , rapine , appropriazioni indebite e investimento dei proventi nel ciclo del cemento , dei rifiuti , nella speculazione finanziaria o nei traffici illegali.
L’economia “ faidale” è capace di impedire in modo durevole che soluzioni culturalmente e tecnicamente più avanzate e creative possano dirimere , gestire e orientare le contraddizioni e gli inevitabili conflitti che l’evoluzione della specie umana , il processo di civilizzazione , lo sviluppo tecnologico e soprattutto la decisione di eliminare le barriere dei mercati mondiali , inevitabilmente comportano .
Il modo in cui si è prodotto e manifestato il collasso della Russia post-sovietica dovrebbe essere oggetto di continue riflessioni e studi nell’Europa della moneta unica e delle storiche separazioni e divisioni nazionali.
L’economia e la società russa( e ovviamente quella dei paesi dell’est) , già gravemente deficitaria a causa della scelta centralista e dirigista di un ’economia statale di piano priva di quel dinamismo e di quelle risorse che solo la libertà individuale può conferire all’economia , al momento dell’inevitabile collasso fu completamente devastata dall’immissione nel mercato di incredibili quantità di dollari falsi( fabbricati anche nelle pizzerie di Palermo) , dal rastrellamento di massicce quantità di rubli veri (anche se svalutati) ,dal furto e svendita di tutto l’oro detenuto dalla banca centrale russa. L’impresa , che sembra essere stata avvallata dai petrolieri americani ,coinvolgendo settori della massoneria ,fu compiuta dalla mafia siculo-americana con l’appoggio di dirigenti del partito comunista ,di funzionari corrotti e della mafia russa. La storia di questa incredibile abbuffata sulla pelle di un grande paese è raccontata da una grande giornalista americana , Claire Sterling , nel suo ultimo libro ,significativamente intitolato “ Un Mondo di ladri “, vera miniera di informazioni e testamento spirituale dell’autrice; racconta una storia che gli europei non vogliono sentirsi dire e su cui non vogliono riflettere, benché li minacci molto più da vicino di quanto i loro leader siano disposti ad ammettere. Dopo aver compiuto la colossale abbuffata con i beni della Russia e dei cittadini russi ,è facile capire che ,in virtù dell’enorme potere acquisito dalle mafie globali con tale operazione , esse abbiano la tentazione di ripetere ancora una volta il colpaccio. Potrebbero provarci con l’Europa prima e con gli USA poi.
Le elite mondiali si illudono di sfruttare la mafia a proprio vantaggio come strumento di potere , arma di guerra per dominare al loro interno e sulle altre nazioni . Questo è un errore gravissimo che potrebbe essere pagato a caro prezzo non solo dai cittadini europei e americani ma anche da quelle arroganti e sciocche elite che oggi pensano di avere il diritto di guidare i destini del nuovo ordine mondiale a proprio esclusivo vantaggio.

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

Agenda

Il libro: La mafia come metodo

Nel 1991, un anno prima delle stragi di Capaci e di via d'Amelio, era già chiaro, per chi avesse la lucidità necessaria, che la mafia o, meglio, le mafie italiane avevano un metodo di comportamento che si stava espandendo nelle istituzioni politiche e nella società civile dell'Italia contemporanea e che la reazione dello Stato si era dimostrata, fino a quel momento, debole e inefficace. Quello che sta accadendo ora appare come la conseguenza di una lunga coabitazione tra mafia e politica che è destinata a durare ancora fino a quando lo Stato non debellerà il fenomeno mafioso. (continua)

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