Pulizia morale: la cura che serve all'Italia

Chiunque abbia la fortuna di vivere nel nostro straordinario paese, ricco di bellezze naturali,oltre che di numerosissimi monumenti che la storia ci ha lasciato,accetta con difficoltà il giudizio categorico dell'Agenzia Trasparency International che pone l'Italia al sessantanovesimo posto per il livello di corruzione che la caratterizza da un tempo non precisato. Eppure, di fronte a quello che è successo negli ultimi secoli e decenni della nostra storia non c'è tanto da meravigliarsi.

Stiamo vivendo in quella che molti chiamano la terza repubblica dopo la costituzione del 1948 e che chi scrive, da storico, definisce soltanto il sessantacinquesimo anno della repubblica che si è affermata con il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 dopo un'aspra resistenza armata che vide contrapposte la Repubblica Sociale Italiana, alleata con Hitler, e le zone libere del paese, governate dalle truppe angloamericane e percorse sulle montagne e sulle colline dai partigiani scesi a combattere contro i nazionalsocialisti tedeschi e i fascisti di Salò. Il presidente, Giorgio Napolitano, ha dovuto di necessità chiamare al governo per un tempo che è difficile misurare per ora (ma che sarà in ogni caso non molto lungo) un gruppo di professori e di tecnici che hanno incominciato ad affrontare i problemi più urgenti, e prima di tutto la grave crisi economica che ha investito l'Europa e l'Occidente, e l'Italia in modo particolare, dopo i danni spaventosi che il trionfo dei populismi ha generato negli ultimi quindici anni.

Quel trionfo ha portato al potere fin dagli anni novanta un imprenditore come Silvio Berlusconi noto non soltanto in Italia per i suoi trascorsi discutibili come venditore spregiudicato di palazzi e gestore disinvolto di canali televisivi, amico di personaggi condannati ripetutamente per vicinanza ad associazioni mafiose, come il senatore Salvatore Cuffaro e l'organizzatore iniziale di Forza Italia, anche lui senatore, Marcello Dell'Utri. Di fronte alla prima, sorprendente vittoria del 1994 le forze politiche che si sono opposte al leader populista non sono state sempre unite e decise ad opporre a Berlusconi una chiara visione alternativa per una società moderna e fedele ai principi fondamentali della costituzione repubblicana né abbastanza rigorose nella scelta delle donne e degli uomini in grado di liberare il nostro paese dai mali più antichi: la corruzione pubblica e privata innanzitutto ma anche il clientelismo e il trasformismo di cui anche negli ultimi anni abbiamo visto esempi clamorosi. Ora non c'è più tempo da perdere. Usciremo dalla crisi e potremo ricostruire il paese soltanto se sapremo opporre al berlusconismo, ormai in crisi mortale, una volontà di ferro e la pulizia morale di cui gli italiani sentono sempre più bisogno.   

 

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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Il libro: LA COLPA - Come e perche' siamo arrivati alla notte della repubblica

In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

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