LA SANTISSIMA TRINITA'. MAFIA, VATICANO E SERVIZI SEGRETI ALL'ASSALTO DELL'ITALIA 1943-47

Un gruppo, formato da Giuseppe Casarrubea e Mario Cereghino e da chi scrive, ha ricostruito, attraverso ricerche negli archivi inglesi e americani aperti dopo il decreto del presidente Clinton nel 2000 e liberati dal segreto di Stato che invece in Italia domina ancora. La ricerca storica ha dimostrato che nel nostro paese le resistenze alla democrazia repubblicana sono state più forti dei partiti politici e delle correnti culturali che volevano fondare un nuovo Stato, democratico e repubblicano. Leggendo con attenzione i documenti che vengono dagli archivi del Terzo Reich ma anche da quelli del Regno britannico e degli Stati Uniti del presidente Roosevelt si rende conto di alcuni elementi che gran parte degli storici, nel primo cinquantennio di lavoro ricostruttivo dopo la seconda guerra mondiale, hanno senza dubbio trascurato.

Il primo è l'atteggiamento filotedesco che il pontefice Pio XII (ossessionato dal timore di una vittoria comunista in Italia) tiene negli ultimi due anni di guerra, 1943-45, sperando fino all'ultimo nella vittoria finale della Germania nazionalsocialista. Sulla politica del papa cattolico si rivela perfetto il giudizio storico, emesso alcuni anni fa da Giovanni Miccoli che ha messo in luce nel suo libro su Pio XII del 2007, l'eccezionalità della crisi vissuta dal pontificato e l'indubbia incapacità di papa Pacelli di cogliere la difficoltà, insuperabile per la Chiesa cattolica, di difendere la causa nazista e fascista, pur di fronte alla difficile e contraddittoria alleanza politica tra le potenze democratiche e l'impero sovietico. Il secondo elemento importante è la grande rinascita della mafia siciliana, segnalata più volte dagli agenti inglesi e americani (in particolare dell'Office of Statregic Services degli Stati Uniti), che sottolineano nello stesso tempo, il tentativo di riorganizzare il fascismo in Sicilia e nell'Italia meridionale, secondo un progetto che era stato a suo tempo  del segretario del PNF Alessandro Pavolini e che vuole mettere insieme le disperse forze contrarie al bolscevismo e al pericolo comunista.

La logica diventerà, dopo il 1947 e per molti anni quella non di De Gasperi (in quanto autonomo dalla Santa Sede) ma della destra democristiana, a cominciare da Giulio Andreotti. Emerge con chiarezza dai documenti anglo-americani e tedeschi come le istituzioni dominanti della società italiana siano schierate contro i partiti storici della sinistra (comunisti, socialisti e azionisti) e che abbiano già stabilito un legame forte con la rinata organizzazione mafiosa siciliana che esercita nell'isola un indubbio potere di cui si sentiranno presto gli effetti. Il 2 giugno 1946 la repubblica ha vinto ma troppo forti sono gli ostacoli e i condizionamenti che vengono dalle istituzioni che hanno resistito, la mafia siciliana e il papato antibolscevico. Di qui la persistenza, nei 70 anni dell'Italia repubblicana, di colpi ricorrenti contro l'ordinamento  costituzionale e la democrazia, di un potere invisibile più forte di quello pubblico e controllabile dagli italiani. Lo denunciò Norberto Bobbio più di vent'anni fa.

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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Il libro: LA COLPA - Come e perche' siamo arrivati alla notte della repubblica

In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

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