Addio Giorgina Levi, una vita coraggiosa spesa per la giustizia

Bisogna aver passato molti anni a Torino e avere una gran voglia di ritornarci (come probabilmente farò, forse in maniera definitiva, nei prossimi mesi) per poter capire fino in fondo due cose che mi vengono in mente di fronte alla scomparsa di Giorgina Levi, nata nella capitale subalpina il 15 agosto 1910, sposata con il medico Heinz Arian, a lungo insegnante nel liceo classico Vincenzo Gioberti (dove hanno studiato i miei figli), consigliera comunale e quindi deputata del vecchio partito comunista, dal 1963 al 1972.

Le due cose che ricordo sono appunto l'atmosfera del  vecchio Pci (a cui è seguito il Partito dei Democratici di sinistra e ora il Partito democratico guidato da Pier Luigi Bersani al quale mi sento vicino con piena convinzione) e le vicende della piccola, ma combattiva, comunità ebraica torinese che ha sopportato, con autentico eroismo, una dura persecuzione da parte del fascismo trionfante negli anni trenta.

Sul primo punto, l'attuale sindaco della città, che è prima ancora di essere uno dei più autorevoli dirigenti del partito, un caro amico con il quale ho diviso giorni e serate a discutere di politica e di cultura, non dimentica di sicuro (come ricordo io) la grande capacità, che era di quella forza politica, di esercitare una forte egemonia sui pensieri e sui desideri dell'opinione pubblica più aperta e progressiva della città e del paese, la tendenza a  rappresentare l'unica, effettiva alternativa democratica di fronte alla destra padronale, come ai risorgenti populismi che in un paese con la storia lunga e tormentata  che ha l'Italia, non tardano a profilarsi più volte, e addirittura a vincere senza difficoltà, come è accaduto a Berlusconi  all'inizio degli anni novanta, malgrado il pesante conflitto di interessi.

Quanto alla comunità ebraica torinese, sono stato troppe volte nella loro sede a discutere libri miei e di altri studiosi democratici per non ricordare lo spirito di amicizia con cui sono stato accolto e la comunanza di interessi e di ideali che mi ha unito a loro di fronte ai pericoli dell'oppressione sociale ed economica che, nel nostro paese, più volte si è manifestata e ha attraversato la nostra non facile società. Ma ora dobbiamo ritornare alla personalità di Giorgina che ho conosciuto e frequentato a lungo proprio negli anni centrali della sua attività politica e culturale.

Così ricordo almeno i suoi libri più importanti come quello dedicato a Isacco Levi. La religione del cuore (edito da Zamorani nel 1995), quello su I Montagnana. Una famiglia ebraica piemontese e il movimento operaio1914-1948 (Giuntina, Firenze, 2000 e sempre dalla Giuntina quello scritto con Davide Viterbo, Un rabbino tunisino nei ghetti del regno di Sardegna 1818-1830. Gli ebrei non lo gradiscono ma la corte lo protegge (2006).

Già, stavo quasi per dimenticare il fatto che Giorgina era figlia di Gemma Montagnana, sorella di Rita (la prima moglie di Palmiro Togliatti). Una parentela importante per una donna che era insieme modesta e consapevole degli ideali a cui si era sempre ispirata: che erano quelli, è il caso di ricordarli, della giustizia e delle libertà fondamentali, cioè della nostra magnifica costituzione repubblicana.     

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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