Una brutta storia

Non capisco perché Marco Travaglio, Paolo Flores D'Arcais, che un anno fa hanno fatto le pulci al partito di Di Pietro spronandolo a cambiare le tante cose che non vanno nel suo partito, (dopo l' entrata durante le elezioni europee di una parte della sinistra di alto profilo come Gianni Vattimo  Nicola Tranfaglia luigi  De Magistris Sonia Alfano Carlo Vulpio  ecc...) non abbiano  scritto una riga sul fatto che non solo il partito non è migliorato ma non ha una strategia di governo alternativa che non sia quella di urlare e sbandierare su tutto quello che fa questo squallido governo,  per esempio, di salire sui tetti per appoggiare i precari della scuola e dell'università, sempre con telecamere che seguono il leader anche sui tetti, (ma solo a parole, perché la responsabile della cultura per il Lazio Orietta Rossini, direttrice dell'Ara Pacis, che era stata nominata dal prof. Nicola Tranfaglia, è stata destituita poco dopo da un signore di provenienza PDL che stava per essere linciato dai precari e dagli studenti e quindi subito cambiato).

Ritornando alla strategia, per esempio del Dipartimento Nazionale Cultura, prima della defenestrazione di Tranfaglia, c'era ed era anche molto ben articolata, ma non è stata completata per i motivi già esposti, e ora ci sono di nuovo solo urla cartelli offensivi in parlamento e telecamere per l'on. Di Pietro. Ieri su facebook c'era l'appoggio di Marco Travaglio che io conosco bene e stimo molto, a Luigi De Magistris come sindaco di Napoli e quindi all'Italia dei Valori. Forse Travaglio non sa che prima di andar via dall'IDV Tranfaglia ha chiesto l'interveto di tutti luogo tenti di Di Pietro (L'on. Leoluca Orlando, il sen. Felice Belisario, il sen. Francesco Pardi, l'on. Maurizio Zipponi, l'on. Massimo Donadi) e ha chiesto l'intervento di Dell'on di De Magistris per capire almeno i motivi del suo allontanamento, ma ha chiaramente capito che per tutti i colleghi interpellati non era una cosa per cui importava spendersi ed esporsi con il leader supremo che per giustificare il suo gesto lo ha diffamato dicendo che avrebbe lasciato l'IDV per ragioni economiche, addirittura con un tentativo di ricatto fatto con un sms.

Allora ci chiediamo se è giusto appoggiare un partito organizzato in questa maniera e inoltre come sindaco di una delle città più difficili d'Italia, in mano alla camorra, una persona che non ha interesse perché nel suo partito sia difesa la cultura. E ancora ci domandiamo, senza una strategia culturale e non solo giuridica, si potrà mai cambiare qualcosa a Napoli come a Torino o a Milano? E, scusate, un po' di coraggio per appoggiare una causa così importante non sarebbe stato utile all'interno di questo partito del centro sinistra?

 

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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Il libro: La mafia come metodo

Nel 1991, un anno prima delle stragi di Capaci e di via d'Amelio, era già chiaro, per chi avesse la lucidità necessaria, che la mafia o, meglio, le mafie italiane avevano un metodo di comportamento che si stava espandendo nelle istituzioni politiche e nella società civile dell'Italia contemporanea e che la reazione dello Stato si era dimostrata, fino a quel momento, debole e inefficace. Quello che sta accadendo ora appare come la conseguenza di una lunga coabitazione tra mafia e politica che è destinata a durare ancora fino a quando lo Stato non debellerà il fenomeno mafioso. (continua)

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