Il carnevale di Pontida

E se, per capire quello che succede nell'attuale crisi repubblicana, servissero  più l'antropologia, l'etnologia e il teatro che la scienza politica moderna che pure  abbiamo inventato noi italiani (forse con Machiavelli) in tempi lontani? L'interrogativo, piuttosto singolare, mi è venuto in mente in  queste ultime settimane, leggendo un libro che ho trovato a Parigi in uno dei miei ultimi viaggi e che mi ha convinto sempre di più, a mano a mano che leggevo le pagine fitte  di cui si compone: è una tesi di dottorato di un'italiana di origine, Lynda Dematteo, che ha messo insieme materiali diversi che si richiamano all'etnologia, all'antropologia e al teatro e che riproducono il linguaggio, la propaganda, le scelte e la fisionomia dei personaggi centrali dell'armata leghista. Vale la pena seguirne le mosse.

Il titolo del libro riassume il senso della ricerca: L'idiotie en politique. Subversion et nèopopulisme en Italie. (CNRS editions,Editions de la Mason des Sciences de l'homme, pag. 255 euro 28. L'antropologa italo-francese ha trascorso un anno intero nella roccaforte leghista per antonomasia, la provincia di Bergamo che, con quella di Varese, ha dato i natali e la formazione culturale, per così dire, ai protagonisti del gruppo dirigente  leghista, da Umberto Bossi a Roberto Maroni, da Roberto Castelli e al ministro Roberto  Calderoli. "Le mie osservazioni etnografiche - scrive la Dematteo - mi hanno a poco a poco convinto che le manifestazioni della Lega Nord avevano una certa affinità con i riti di inversione che gli antropologi hanno potuto osservare nelle società esotiche, riti che si ritrovano allo stesso modo in Europa nel  Folclore e nelle manifestazioni del Carnevale.

Il ciclo rituale nelle fasi di interregno si apparenta in effetti allo stessa serie: in una fase transitoria uno schiavo occupa il potere, l'ordine è sovvertito e tutti gli eccessi diventano leciti. Il successo, lento ma clamoroso, della Lega lo conferma. Nel 1991 il giuramento di Pontida inaugura un percorso rituale in cui, cinque anni dopo, si iscrive il rito dell'ampolla nel Po. Il primo raduno di massa di Bossi è un rito espiatorio:gli eletti lombardi (come i guerrieri del XII secolo) fanno il giuramento di restare uniti fino a quando la repubblica del Nord sarà liberata dal giogo romano. Il secondo è un rito propiziatorio, una rigenerazione simbolica della nazione che aprirà questa simbolica  messa in scena che fu "la dichiarazione di indipendenza della Padania". Tra queste due date si stabilisce che l'Italia è cambiata ed è passata dalla prima alla seconda repubblica. Ai Padani il fatto che la costituzione non sia cambiata, eccetto la riforma all'ultimo momento, del titolo V della costituzione repubblicana non importa. Per loro, da quando esiste la Lega Nord, la prima repubblica non esiste più, ne è nata un'altra in cui la Padania cresce e andrà al potere. 

"Teatralizzando gli antagonismi sociopolitici - ricorda la Dematteo - i leghisti trasformano un "dramma potenziale in un  disegno animato", come già aveva detto l'editorialista de il Giornale Indro Montanelli. Essi esprimono, con la loro buffoneria, la collera accesa delle classi subalterne contro i responsabili esterni alla comunità locale (quindi i meridionali, i giacobini, i massoni, gli americani) e impediscono ai comunisti di mettere la bandiera rossa nei palazzi municipali del Nord. La loro missione è questa. Il "celodurismo" inventato come espressione dai giornalisti, ma più volte proclamato da Bossi in persona, è la loro divisa migliore, i puri e duri della Lega non appartengono alla nazione italiana e disconoscono il tricolore e la storia ultracentenaria, perché appartengono a una nazione padana, non meglio identificata. Il dialetto lombardo sostituisce la lingua italiana che è quella dei dominatori toscani.

L'elemento della virilità nei leghisti è centrale ma non si distacca, ahimè troppo, dai costumi di quasi tutti i partiti dell'universo politico nazionale. Quel che è particolare è il riferimento rituale alle plebi, alle masse popolari e illetterate, al folclore dei monti e delle valli dell'interno. Come  nella cosiddetta "rivoluzione fascista" degli anni venti e trenta, sono stati i borghi e i villaggi, i paesi e non le città (e tanto meno le metropoli) i luoghi e le basi della rivolta. Campagna contro città, popolo contro èlites, buffoneria contro retorica: è forse questo il senso della rivoluzione leghista?

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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Il libro: La mafia come metodo

Nel 1991, un anno prima delle stragi di Capaci e di via d'Amelio, era già chiaro, per chi avesse la lucidità necessaria, che la mafia o, meglio, le mafie italiane avevano un metodo di comportamento che si stava espandendo nelle istituzioni politiche e nella società civile dell'Italia contemporanea e che la reazione dello Stato si era dimostrata, fino a quel momento, debole e inefficace. Quello che sta accadendo ora appare come la conseguenza di una lunga coabitazione tra mafia e politica che è destinata a durare ancora fino a quando lo Stato non debellerà il fenomeno mafioso. (continua)

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