Tutti i segreti del Presidente

Non avrei mai creduto, di fronte alla scomparsa dell'ex presidente Francesco Cossiga, di trovare nel mondo politico italiano una così grande ed estesa unanimità di giudizi. Sembrano passati secoli piuttosto che anni dai contrasti che avevano accompagnato le "picconate" dei primi anni novanta con le quali l'uomo politico sardo aveva caratterizzato gli ultimi due anni di permanenza al Quirinale, dopo che nel '91 il maggior partito di opposizione aveva tentato addirittura di destituirlo, con la procedura di impeachment, dalla più alta carica dello Stato anche per i suoi violenti attacchi a un vero servitore dello Stato quale è stato il prefetto generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e il giudice Livatino, che apostrofò come il "giudice ragazzino", tutti e due assassinati da Cosa Nostra.

Così sembra passato un tempo ancora più lungo da quando ministro degli Interni durante il rapimento di Aldo Moro aveva nominato nel comitato di emergenza, formato dal Viminale per la ricerca del prigioniero, dieci alti funzionari ed era stato facile verificare che quasi tutti (otto su dieci, per la precisione) erano affiliati alla loggia massonica segreta P2, sciolta qualche anno dopo dall'apposita commissione parlamentare istituita dal governo Spadolini come avversa alla repubblica e contraria alla costituzione e alle leggi della repubblica.

E ancora il fatto che era stato proprio Cossiga a schierare i carri armati della polizia contro i manifestanti a Bologna nel 1976, provocando la morte dello studente Lorusso e l'anno dopo  l'uccisione della studentessa Giorgiana Masi nella capitale.

Questi aspetti della carriera politica di Cossiga sembrano svaniti nel nulla, così come i suoi  evasivi giudizi sulla lunga storia di presenza di poteri occulti che hanno sicuramente agito nella nostra storia repubblicana e rispetto ai quali l'uomo politico sardo, una volta divenuto ex presidente della Repubblica, si è più volte espresso, attribuendo al missile di un aereo francese la strage di Ustica, alla Cia americana quella di piazza Fontana a Milano, a un errore di guerriglieri palestinesi l'eccidio di oltre ottanta persone alla stazione di Bologna.

Ma senza spiegare mai agli italiani quanto ha contato in quella lunga scia di sangue la presenza, in un primo tempo, di gruppi neofascisti legati agli apparati dello Stato ex fascista e, in un secondo tempo, di sedicenti comunisti legati a servizi italiani e stranieri, come alla fine avrebbe argomentato la Commissione Stragi del nostro Parlamento.

Insomma, fino all'ultimo, Francesco Cossiga ha tenuto per sé i  segreti importanti conosciuti negli anni in cui, prima come sottosegretario alla difesa con delega ai servizi segreti, poi ministro dell'Interno e infine come presidente del Consiglio, aveva retto per un lungo periodo le sorti difficili del paese.

In particolare nulla ha fatto sapere del momento cruciale della sua vita politica, quando dovette gestire in prima persona il rapimento del suo compagno di partito Moro ed assistere fino all'ultimo a quella "strategia della fermezza", voluta allo stesso tempo dai democristiani e dai comunisti che significò di fatto il rifiuto di ogni richiesta dei terroristi e, alla fine, la morte brutale del grande leader cattolico.   

  

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

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