Bologna, 2 agosto 1980. Trent'anni fa la più grande strage italiana di terrorismo

Alle 10.25 del 2 agosto 1980, trent'anni fa, una valigia lasciata nella sala d'aspetto di seconda classe, contenente 20 chili di esplosivo militare militare gelatinoso, esplode sbriciolando la sala d'aspetto, sfondando quella di prima classe, due vagoni del treno Ancona-Basilea sventrati come il ristorante. In pochi secondi 85 morti e 205 feriti di cui 70 con invalidità permanente.

La più grande strage italiana di terrorismo. In trent'anni sono stati condannati due manovali neo-fascisti Francesca Mambro e Giusva Fioravanti ma non conosciamo ancora i mandanti e i complici che lavorarono a un gigantesco depistaggio che non è ancora finito. La colpa delle classi dirigenti del tempo e degli apparati dello Stato vicini ai neofascisti è enorme. Ed è significativo che il governo Berlusconi non sia presente alla commemorazione, né lo siano il presidente del Consiglio né il ministro della Giustizia Alfano. Hanno paura dei fischi e delle contestazioni della gente di Bologna.

Una classe politica di governo che non ha neppure il coraggio di affrontare l'opinione pubblica è lo specchio purtroppo di quest'Italia senza memoria che, due anni fa, ha dato la maggioranza dei voti al populismo autoritario di Berlusconi.

E' arrivato il momento di voltare pagina e comporre il contrasto aperto in Italia da più di un cinquantennio tra la società politica e la società civile sulla verità della nostra storia, sulla punizione dei responsabili delle stragi e dei servitori dello Stato infedeli.

Perciò tanti di noi continuano, nonostante tutto, a far politica e a battersi per sostituire una classe dirigente indecente e costruire un'Italia democratica fedele alla costituzione e alle leggi.

Ci riusciremo. Ma è necessario che gli italiani si sveglino e lottino per mandare a casa chi non è all'altezza della crisi politica e morale, oltre che economica, che attanaglia l'Italia.

Negli ultimi mesi ho ripercorso, per un libro che uscirà nei prossimi mesi, il filo rosso che ha percorso la storia repubblicana e ho dovuto verificare che troppe stragi sono ancora impunite, che sui terrorismi sappiamo ancora troppo poco, che le vittime di piazza Fontana, dell'Italicus, del rapido 904, di piazza della Loggia a Brescia, di Ustica, della stazione di Bologna gridano nelle nostre orecchie che è necessaria la verità per andare avanti. Che bisogna togliere, davvero, dopo trent'anni il segreto di Stato.

Altrimenti non potremo guardarci negli occhi e parlare ai nostri figli e nipoti, non riusciremo a difendere la nostra democrazia repubblicana.

La strage di Bologna parla così alla nostra memoria e noi dobbiamo ricordarlo se crediamo alla nostra costituzione e agli uomini e donne migliori della repubblica.

Segnala questo articolo sui Social Network:



Commenti

Aiuto Textile

Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

Agenda

Il libro: LA COLPA - Come e perche' siamo arrivati alla notte della repubblica

In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

Cerca


Feed

Feed Rss icon


AddThis Feed Button AddThis Social Bookmark Button

Leggi il blog via email
lascia il tuo indirizzo:



(fornito da FeedBurner)

Facebook

Categorie

Ultim'ora (Ansa)

Diventa Fan di NicolaTranfaglia.com

Il blog di Nicola Tranfaglia on Facebook