Gli italiani andavano alla guerra
- Scritto il 1 agosto 2010 in Articoli Unità
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E si scopre abbastanza presto che è la prima guerra mondiale quella in cui la nazione, pur tra contraddizioni e grandi sofferenze, si è immersa a fondo e ha vissuto una grande trasformazione da cui poi è nato il dramma della crisi liberale e la successiva vittoria del movimento fascista.
Mario Isnenghi, che alla prima guerra mondiale ha già dedicato negli scorsi decenni una parte importante del suo lavoro di storico, a cominciare dal suo libro importante sul "Mito della grande guerra", riapparso nel 1989 nelle edizioni del Mulino, è ritornato ora con una grande opera in sette volumi pubblicata dalla Utet che vede la collaborazione di molti storici di più generazioni, tra i quali Nicola Labanca che ha coordinato il volume dedicato all'Italia repubblicana.
La parte centrale dell'opera è dedicata, come era giusto, proprio all'esperienza della prima guerra mondiale, che si estende per tre tomi del terzo volume e affronta con grande chiarezza i problemi che trasformano la nazione italiana in maniera traumatica attraverso tre anni di conflitto che investe il paese, segnano l'espansione di grandi industrie come la Fiat e l'Ansaldo, danno un primo segno dell'industrializzazione che ci sarà negli anni successivi fino al boom del 1958-63, mettono a contatto come mai prima era avvenuto i contadini del Sud e gli operai del Nord.
I volumi diretti da Isnenghi affrontano molti tra i problemi economici, sociali e culturali che attraversano quegli anni e il ventennio successivo e fanno rivivere i personaggi piccoli e grandi che caratterizzano la crescita e le contraddizioni della nazione italiana: si va dai ritratti dei militari che hanno contato durante il conflitto, da Cadorna a Badoglio e a Diaz, a quelli degli intellettuali come Croce, Gentile e Prezzolini, ai luoghi che hanno segnato la guerra, dalla trincea ai treni per la tradotta, alle montagne che per anni hanno costretto le truppe a perdere uomini per conquistare pochi metri di vantaggio sul nemico.
E' una storia che non si fa solo attraverso le grandi date ma soprattutto attraverso i personaggi, i climi, le vicende di tutti quelli che in maniera diretta o indiretta sono toccati dallo scontro. E la guerra, assai più che in passato, coinvolge la popolazione e la società civile accanto a quella politica ed economica.
Di grande interesse appare anche il volume dedicato al periodo fascista che include tutti i grandi temi di quella storia. Il saggio di Giovanni Miccoli su Pio XII è tra le pagine più ricche di intuizioni che mi sia accaduto di leggere.
E il secondo tomo dedicato alla seconda guerra mondiale ci consente di valutare adeguatamente la profonda differenza che c'è tra le due guerre del Novecento per gli italiani.
Se, nella prima guerra mondiale, una parte rilevante della nazione si era impegnata sulla base degli ideali risorgimentali e della lotta ancora viva per l'indipendenza nazionale, questo non può accadere per un conflitto legato in maniera così forte al regime fascista che dall'inizio è stato vissuto da una parte non piccola di italiani con la paura della sconfitta e l'indifferenza o l'avversione per il regime.
Questo emerge con chiarezza dalle pagine del secondo tomo del IV volume e gli autori sono molto attenti a sottolineare le sfumature e le differenze che si possono cogliere leggendo le memorie ma anche altre fonti scritte che di quegli anni sono rimaste.
Così anche la seconda parte dell'opera si fa leggere con grande interesse anche da parte dei lettori che non sono interessati soltanto alla guerra ma che possono verificare l'importanza che quegli avvenimenti hanno avuto insieme con il grande peso del lutto e delle difficoltà seguite nel primo come nel secondo dopoguerra.
Il quinto volume che affronta il periodo repubblicano avrebbe potuto avere maggior sviluppo ma anche se raccolto in un solo tomo ripercorre in maniera nuova una storia che richiederà ancora nei prossimi decenni approfondimenti e nuove ricerche. Compaiono personaggi sui quali la riflessione è necessaria, a cominciare dal repubblicano Randolfo Pacciardi o al democristiano Giulio Andreotti a lungo ministro della Difesa nell'Italia repubblicana. E, nel tempo, si allunga l'ombra dei servizi segreti su molte vicende che aspettano ancora di essere chiarite se non a livello giudiziario almeno a livello storico, come tanti lettori ricordano. Ma una considerazione sembra imporsi alla fine di una lettura storica come quella favorita dall'opera di Mario Isnenghi e dei suoi bravi collaboratori.
La repubblica risolverà presto i suoi misteri? E' un interrogativo questo che sta a cuore ai parenti delle vittime ma anche a tutti quelli che hanno a cuore la democrazia nel nostro paese.
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