La P3, La mafia e i falsi garantisti che evocano il fantasma di Peron

La giornata è decisiva per il governo Berlusconi e la maggioranza che lo sostiene, in particolare per il Popolo della Libertà diviso tra quelli che vogliono seguire fino all'utlimo la linea oltranzista indicata dal leader populista e dal suo alleato di ferro Bossi e i seguaci del presidente della Camera Fini che ha assunto nei giorni scorsi posizioni chiare sulla gigantesca "questione morale" esplosa con l'inchiesta giudiziaria sulla P3.

In particolare l'interrogatorio che i magistrati hanno condotto su Dennis Verdini, costretto precipitosamente alle dimissioni dal Credito Cooperativo Fiorentino ma rimasto a tutti gli effetti coordinatore nazionale con Sandro Bondi del Popolo della Libertà, rischia di portare nel cuore del governo in carica le contraddizioni della torbida vicenda.
Intorno alla P3 ruotano una serie di affari e di complicità che
toccano  vertici della magistratura, la Protezione Civile e imprese che negli ultimi due anni hanno fatto la parte del leone negli appalti
del terremoto abruzzese come in moti altri affari   economici legati all'iniziativa del governo. E questo senza dimenticare quello che è già emerso dalle indagini
sull'attività dell'associazione segreta di cui l'on. Verdini appariva, con il senatore Dell'Utri, sicuramente  una delle personalità più importanti e politicamente significative.
E cioè le pressioni sul Consiglio Superiore della Magistratura e sulla Corte Costituzionale per decidere le cariche direttive a livello nazionale o per influenzare la pronuncia sul lodo Alfano e su altricasi di straordinaria importanza.

In una situazione così eccezionale l'aggressione violenta che
Berlusconi e i suoi luogotenenti hanno portato nelle ultime ore contro
il finiano on. Granata che ha denunciato le manovre del governo (come l'atteggiamento negativo verso il collaboratore Spatuzza credibile per i giudici ma escluso da ogni protezione dello Stato) per ostacolare l'accertamento della verità sulla trattativa tra mafia e Stato che costò la vita al giudice Borsellino e alla sua scorta è la prova evidente del rifiuto da parte di Berlusconi e della maggioranza del PDL di affrontare qualsiasi "questione morale".
Ed è, nello stesso tempo, espressione da parte del presidente del Consiglio di assenza del rispetto della legalità e di  senso delle istituzioni che sono state alla base, pur con alcune contraddizioni, di tutti i governi della repubblica.
Il problema non è soltanto la libertà di espressione all'interno del parlamento come dei partiti politici  ma anche il rovesciamento radicale dei doveri di una classe politica cui spetta appunto la difesa della legalità e dell'azione della magistratura piuttosto che l'interferenza nelle questioni giudiziarie di ogni genere, e tanto più in quelle tanto delicate che riguardano i rapporti ormai  accertati dal punto di vista storico, come da quello giudiziario, tra mafia e politica.
Ma devo aggiungere che ho letto con vero stupore l'editoriale del più diffuso e autorevole quotidiano del nostro paese firmato da Pier Luigi Battista che, pur difendendo la libertà di pensiero dell'onorevole Granata, ha deunciato il suo atteggiamento come quello di un "giustizialista".


Come se rivelare quello che avviene in un processo di mafia che può portare alla luce verità di grande importanza faccia diventare chi lo fa seguace di Peron (questo significa l'espressione "giustizialista") piuttosto che essere cittadino e politico fedele alla costituzione e alle leggi della repubblica.
Ma questo avviene  in un momento di  grave crisi del sistema e di declino ormai inevitabile del berlusconismo dopo due anni di gravi errori  e di un vero e proprio impazzare dei grandi affari e della forte coabitazione tra mafia, associazioni segrete e pezzi  del governo.
In questa situazione spetta all'opposizione il compito di denunciare la gravità del momento e l'urgenza di affrontare con gli strumenti previsti dalla costituzione il comportamento del governo e della maggioranza che lo sostiene.
Spetterà in seguito al Capo dello Stato assumere le misure previste ma è importante prima creare in parlamento e nel paese le condizioni perchè si apra la crisi di una maggioranza divisa, e non più in grado di operare in maniera coerente e conforme alle regole costituzionali,
che mantiene ai vertici del partito gli indagati come Verdini e
Cosentino (al PDL della Campania) e attacca chi si richiama ai valori della legalità e della difesa della magistratura.

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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Il libro: LA COLPA - Come e perche' siamo arrivati alla notte della repubblica

In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

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