Prendi la Carta e scappa

Quando il 25 giugno 1946, ventuno donne varcarono la soglia di Montecitorio,gli italiani ebbero qualche difficoltà a rendersi conto che qualcosa era cambiato e non di piccolo conto nella storia d'Italia. Certo erano poche su 556 eletti e i partiti ne avevano presentato 226 per eleggerne meno del dieci per cento. Ma quel risultato, pur con tutti i suoi limiti, segnava la fine di una odiosa discriminazione che aveva sempre confinato, nella storia politica postunitaria, più di metà del genere umano nel privato, riservando soltanto agli uomini la sfera pubblica e, in particolare, quella parlamentare.

Nel 1921, nel pieno della crisi postbellica, il presidente del Consiglio Bonomi aveva fatto un timido tentativo nella direzione di allargare alle donne il suffragio universale ma il tentativo era stato agevolmente respinto dalla maggioranza ancor più che dalle opposizioni. E l'instaurazione, qualche anno dopo, della dittatura fascista aveva accantonato completamente un discorso che contrastava con i miti e gli idoli del regime.

C'era nel fascismo un'impronta maschilista che si identificava già nella figura del capo molto sensibile al fascino femminile ma fermo alla donna oggetto   e che riservava alle donne il ruolo della sposa e della madre piuttosto che quello della donna libera e capace di partecipare a pari titolo alla vita politica e culturale del paese.

Del resto i diritti delle donne erano andati avanti nei paesi che godevano di istituzioni democratiche assai più che  in quelli caratterizzati da regimi autoritari o addirittura dittatoriali.

C'era voluta in Italia una dura e lunga  lotta antifascista e lo scontro armato  contro i nazisti e i fascisti della repubblica sociale per superare i pregiudizi di fondo e maturare principi fondamentali come quello dell'articolo 3 della costituzione repubblicana (oggi messo in pericolo dal populismo autoritario che ci governa) che sanciscono l'eguaglianza effettiva degli italiani senza discriminazioni di sesso, di religione o di altra caratteristica e che impongono alla repubblica qualora ci siano ostacoli di far di tutto per rimuoverli.

Era stata, insomma, una delle effettive e durature  conquiste della resistenza e della costituzione repubblicana anche se i tempi successivi dell'emancipazione femminile sarebbero stati più lenti di quanto ci si poteva aspettare.

Ma di questi tempi è proprio il dettato costituzionale a rappresentare uno dei principali punti di contrasto tra le due coalizioni che si contendono il potere nel nostro paese.

E leggere una intervista come quella che Carlo Alberto Dalla Chiesa ha fatto con grande intelligenza a due personaggi simbolo del nostro paese come il senatore Oscar Luigi Scalfaro e il giudice Gian Carlo Caselli suscita nel lettore impressioni forti e per molti aspetti contraddittorie.

Il libro si intitola Di sana e robusta costituzione(Add editore, pagine 190, 14 euro) e affronta alcuni dei principali problemi che si pongono da qualche anno a questa parte tanti italiani ascoltando le trasmissioni televisive in cui duellano i principali protagonisti della scena politica.

Il primo capitolo riguarda il tema importante dell'attualità di alcuni articoli della costituzione.Tra i primi l'articolo 11 che recita: "L'Italia ripudia la guerra." Dopo l'esperienza fascista fu una grande novità ma le guerre cui il paese ha partecipato negli anni novanta e alle quali tuttora partecipa hanno messo in crisi questo principio fondamentale.Sia Scalfaro che Caselli sono molti convinti della necessità di rispettare quel precetto in ogni circostanza.

Il secondo capitolo è sulla riformabilità della Costituzione.

Non si può dire che i due intervistati siano chiusi alla possibilità di qualche cambiamento ma tutti e due notano qualcosa che fa fatica a penetrare nella nostra opinione pubblica. Da qualche anno a questa parte l'attacco ai principi della costituzione non avviene in modo frontale ed esplicito affrontando le procedure stabilite dalla Carta medesima ma girando intorno alle norme e cercando di svuotare per così dire dall'interno.

E' il caso dell'articolo 3 rispetto al quale, almeno in apparenza, nessuno eccepisce nulla ma poi passano in parlamento leggi come quella sul legittimo impedimento o quella del lodo Alfano costituzionale che sono oggettivamente contrari all'articolo 3 e che stabiliscono condizioni differenti tra i cittadini. Oppure si vuole approvare ad ogni costo una legge come quella sulle intercettazioni telefoniche che mette in discussione il diritto fondamentale ad essere informati.

Nello stesso tempo, le donne restano nella nostra società i soggetti deboli insieme con gli stranieri e gli omosessuali e ancora oggi abbiamo una legislazione arretrata, sulle coppie di fatto e sugli omosessuali. Il punto è che si continua a svuotare passo passo la carta costituzionale. E i due intervistati sono molto preoccupati di quanto sta accadendo. E lo siamo anche noi.

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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