Disprezza la Costituzione e la democrazia e ora vuole il Semipresidenzialismo

Dopo quasi vent'anni di discussioni che hanno percorso inutilmente le aule parlamentari del nostro paese, si parla - come fossero imminenti - di grandi riforme istituzionali. E ne parla l'uomo che ha dimostrato, dal 1994 ad oggi, di nutrire il massimo disprezzo per la nostra costituzione come per il parlamento repubblicano e che, da quando è ritornato di nuovo al potere nell'aprile 2008, sa che questa è l'ultima occasione per cambiare i meccanismi di governo in Italia e vuole approfittarne. Berlusconi, come è noto, gode di una sicura maggioranza nelle due Camere legislative e ha un Presidente della repubblica che si mostra assai disponibile a collaborare.

E' difficile che possano ripresentarsi quindi condizioni migliori ma non ha spiegato ancora che cosa intende quando parla della soluzione "semipresidenzialismo" per l'ordinamento che ha in mente. In maniera diversa il presidente della Camera Fini  in un convegno della Fondazione "Fare Futuro" e l'ex ambasciatore Giovanni Sartori in un editoriale sul "Corriere della Sera" gli hanno spiegato che il semipresidenzialismo è un guscio vuoto, se non si interviene nello stesso tempo sui necessari contrappesi e organi di controllo rispetto ai poteri del presidente e che il lsemipresidenzialismo per funzionare richiede il necessario complemento di una legge elettorale assai diversa da quella vigente.


Ma l'uno e l'altro non hanno tenuto conto, a mio avviso, di un elemento molto importante. Berlusconi ha già dimostrato in tutta la sua carriera politica che non ha a cuore l'idea di un sistema politico democratico ed armonico, per usare un termine che l'on. Fini ha citato parlando della possibile riforma costituzionale. All'attuale presidente del Consiglio interessa piuttosto creare un sistema di vera e propria onnipotenza per sé stesso, cioè per chi pensa debba impersonare il futuro presidente della repubblica. Da questo punto di vista né i controlli costituzionali né una nuova legge elettorale appaiono complementi necessari per la riforma.


A Berlusconi interessa piuttosto che il nuovo capo dello Stato disponga di poteri estremamente penetranti, che il parlamento sia un organo di sostanziale ratifica delle sue decisioni, che gli organi di controllo poco o nulla possano fare.
L'armonia non è un obbiettivo dell'attuale capo del governo che ha intorno a sé uomini, almeno per ora, disposti a seguirlo senza discutere. Certo, esiste ancora un ostacolo a conseguire gli obbiettivi che Berlusconi si propone ed è l'articolo 138 della costituzione: se la maggioranza sarà semplice e non di due terzi come prescrive la Carta il referendum confermativo sarà inevitabile.E dunque passerà ancora un certo tempo.

Ma se il dominio dei mezzi di comunicazione decisivi, e in primo luogo le televisioni, resteranno nelle mani, come è adesso, del presidente del Consiglio non è difficile ipotizzare che anche il referendum possa esser agevolmente superato e l'Italia diventi l'unico paese europeo e occidentale ad esser governato da un presidente onnipotente che ha intorno a sè un parlamento che conta poco e altri organi che stanno in piedi più per fornire alibi che per controllare davvero  il presidente. Siamo troppo pessimisti o si tratta soltanto di necessario realismo di fronte all'andamento delle cose dall'aprile 2008? Ai lettori l'ardua risposta.

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Commenti

#1 · FUSCO FRANCESCO
14 aprile 2010, 01:49

Caro Professore, sono le persone come Lei che vogliono il male dell’Italia e degli italiani.
Invece di criticare tutto e tutti, provi per una volta a vedere le cose con maggiore realismo ed obiettività
Sono le CASTE (anche quella dei baroni universitari e dei politici a cui Lei appartiene in pompa magna) che non fanno crescere il paese e che non vogliono le riforme. Ma noi le faremo a qualsiasi costo!

#2 · Fusco Francesco
18 aprile 2010, 11:48

Se le riforme sono quelle di cui parla Berlusconi e che riguardano soltanto gli affari suoi e dei suoi seguaci,è meglio opporvisi come faccio io che tutta la vita ho lavorato per il bene dell’Italia e dei giovani.Se fosse un pò più attento e meno fanatico se ne sarebbe già accorto.

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

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