Un Paese liquefatto

Ha ragione chi si ferma un momento, dopo le ultime elezioni regionali del 28-29 marzo 2010, a considerare come è cambiata l'Italia negli ultimi anni. Queste elezioni che hanno consegnato alla destra berlusconiana, espressione del regime populistico autoritario di Silvio, regioni come il Piemonte, il Lazio ma anche la Campania e la Calabria, segnano la vittoria di un'Italia senza memoria, che ha dimenticato completamente la carta costituzionale, i diritti fondamentali degli italiani, la divisione dei poteri costituzionali, la civiltà di un paese che aveva superato il fascismo e sembrava avviarsi alcuni decenni fa a una democrazia moderna.

Ma oggi non è più così. Il dominio senza limiti di una maggioranza parlamentare e del  governo di Berlusconi trova scarsa opposizione nel paese e, utilizzando fruttuosamente televisioni e giornali per nascondere le contraddizioni e manipolare la realtà, si dipana giorno dopo giorno e pare in ottima salute, a giudicare dai risultati elettorali.

E' sostenuto dal Vaticano, che di rado si distingue su singole battaglie, da una parte della magistratura, dalla "pancia della società "che si permette al massimo di spostare i propri consensi dal PDL alla Lega ma che non vede nell'opposizione, presente in parlamento e fuori, nessuna chiara alternativa al populismo berlusconiano.

E' un problema soltanto di leader o piuttosto di classe politica attuale? Di visioni del mondo o di programmi politici? Di cultura o di che altro?  E' difficile dirlo ma certo è che il Paese è retrocesso dal punto di vista della civiltà o, come dicono alcuni, si è liquefatto e non sarà facile riuscire a cambiarlo, nel 2013 o più probabilmente nel 2018.

 

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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Il libro: LA COLPA - Come e perche' siamo arrivati alla notte della repubblica

In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

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