Il golpe silenzioso

Sabato mattina ho partecipato a una bella  manifestazione davanti alla Camera dei deputati. Si è radunato ieri, al centro di Roma, un migliaio di persone con pochi politici e con il popolo viola che aveva già manifestato la sera prima davanti al Quirinale dopo che a mezzanotte il presidente della Repubblica aveva rapidamente firmato il decreto legge presentato dal capo del governo dopo un velocissimo Consiglio dei Ministri.

A quei cittadini che non erano soltanto di centro-sinistra ho ricordato,come hanno fatto ( con parole simili) Claudio Fava, Giovanni Russo Spena e Sonia Alfano, che il decreto legge non aveva i caratteri di necessità e urgenza richiesti dalla costituzione repubblicana e quindi il Capo dello Stato avrebbe dovuto rifiutare di firmare il decreto.

Di fronte alle proteste di una parte grande dell'opposizione e dei costituzionalisti italiani (a cominciare dal presidente Onida e da Zagrebelski che sono stati intervistato dalla Repubblica ), il Capo dello Stato ha difeso la sua scelta affermando che il decreto ha garantito l'interesse degli italiani a scegliere tra i due opposti schieramenti.

Ma la difesa è fragile perché non spetta al Capo dello Stato una simile garanzia: al Presidente spetta difendere la costituzione e le leggi, non entrare nel merito della situazione politica e cercare di garantire gli interessi di una delle parti, quella peraltro che non ha presentato in tempo o in maniera conforme alle leggi le sue liste elettorali.

C'è stato, insomma, da parte del massimo organo di garanzia costituzionale la confusione tra l'esigenza essenziale di garantire costituzione e leggi e la preoccupazione politica di tutelare le forze di governo.

E questo è, senza dubbio, un grave errore, se non si vuol parlare addirittura di una sorta di tradimento della costituzione come pure ha fatto una parte dell'opposizione, incarnata dall'on. Di Pietro.

Per fortuna, al di là di differenze di interpretazione sul significato del decreto, tutti i partiti dell'opposizione che si riconoscono nel centro-sinistra hanno deciso di mobilitarsi fino alla inevitabile pronuncia della Corte Costituzionale sul decreto legge e sabato 13 marzo ci troveremo tutti a Roma e a Milano per manifestare contro quel che è successo e far conoscere ai cittadini italiani la volontà del centro-sinistra di non accettare l'accaduto e difendere la costituzione repubblicana.

Spero che tutti quelli che sono preoccupati per il degrado della politica italiana e delle continue e sempre più gravi violazioni del testo costituzionale partecipino a Roma o a Milano alle manifestazioni e facciano giungere al governo e alla maggioranza il senso dell'indignazione che sta crescendo e della volontà di abbattere un governo che è contro i valori della costituzione e sta facendo precipitare l'Italia in quel regime di populismo autoritario che Berlusconi sogna da molti anni.

Come  molti tra i  lettori  sanno, di mestiere faccio lo storico e, in oltre trent'anni di lavoro, ho affrontato i problemi dell'Italia contemporanea con una ventina di studi e di ricerche ma oggi devo dire con chiarezza che è inaccettabile l'attuale situazione politica in cui la maggioranza parlamentare non difende i valori costituzionali e una parte dell'opposizione sembra indifferente a quei valori.

E' necessario che gli italiani si rendano conto di questa realtà e partecipino a una mobilitazione costante contro il tentativo costante di accantonare la costituzione e le leggi a vantaggio di gruppi politici ed economici.

O riusciremo nei prossimi mesi e anni a raggiungere una grande unità di popolo e di partiti e mandare a casa l'attuale governo o rischieremo davvero di buttare a mare definitivamente il patrimonio democratico del nostro paese e chiudere la transizione precipitando in un regime non democratico.

Questo è il punto essenziale di fronte a cui ci troviamo. O ce ne rendiamo conto in fretta o vinceranno chissà per quanto tempo ancora i sostenitori del regime populistico che già ci governa.   

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

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