C'era una volta il PCI

Raccontare  più di vent'anni dopo (ventuno, per l'esattezza) come il Partito comunista italiano è arrivato allo scioglimento e alla sua trasformazione prima nel Partito democratico di sinistra, poi ancora nei Democratici di sinistra e infine oggi nel Partito democratico non è facile né si sottrae  alle polemiche ma, a differenza di quanto avvenne subito dopo l'89, può godere oggi dell'inevitabile "senno del poi" e, in ogni caso, consente un giudizio storico più equilibrato di quanto accadesse allora.

In un saggio di notevole chiarezza affronta il problema Guido Liguori con il suo La morte del PCI  pubblicato da Manifesto Libri (pp.191, venti euro) e per chi ha vissuto con passione quella scelta e le discussioni che si protrassero per più di un anno all'interno, ma anche all'esterno del grande partito comunista, ripercorrere il periodo che provocò molti film e documentari (tra i quali La cosa di Nanni Moretti) e infiniti articoli di tanti giornali, a cominciare dall'Unità.

Il racconto restituisce l'atmosfera di un'Italia assai diversa da quella attuale, più vicina alla politica (se non al parlamento) appassionata, non soltanto tra gli addetti ai lavori, al problema del che fare per cambiare la sinistra, qui e altrove.

L'autore ricostruisce con precisione come Achille Occhetto, giunto dal giugno 1988, dopo un lieve attacco cardiaco di Alessandro Natta, alla segreteria del partito, abbia incominciato a parlare di "un nuovo partito comunista" nella seconda metà di quell'anno e nei primi mesi del fatale 1989. Paolo Liguori ricorda il discorso di Civitavecchia dell'8 luglio 1989 in cui il segretario del PCI, rispondendo a un attacco che Craxi aveva portato a Togliatti, aveva affermato  che questi era stato "inevitabilmente corresponsabile di scelte e atti di epoca staliniana".

Come a dire che egli era disposto a riesaminare con occhio critico il passato del partito comunista e in particolare le scelte che il segretario del PCI negli anni decisivi del fascismo, e soprattutto del periodo repubblicano, aveva compiuto. E qualche mese dopo in un'intervista al giornalista Ferdinando Adornato, passato da poco dall'Unità all'Espresso, aveva sottolineato l'adesione ai grandi principi espressi dalla Rivoluzione francese soprattutto nella prima fase, al momento della dichiarazione democratica sui diritti dell'uomo.

C'era, insomma, da parte di Occhetto l'intento di adottare un "revisionismo politico-culturale" che investiva la storia del partito e che richiedeva ora un "nuovo inizio" come apparve con chiarezza nei mesi seguenti di quell'anno e particolarmente nei giorni precedenti e successivi alla caduta del muro di Berlino. Fu quest'ultimo avvenimento, così pare proprio, che spinse  Occhetto a decidere, senza consultare nessuno, nemmeno la segreteria che aveva nominato, ad aderire all'idea di cambiare il nome del partito, di togliere l'attributo  "comunista" e di adottarne un altro, fuori della tradizione socialista, come quello di "Partito  democratico della sinistra."

Ma quel che apparve già allora con una certa chiarezza è che, da parte di Occhetto e dei suoi più stretti collaboratori (come Fassino,Veltroni e D'Alema), non ci fosse un disegno chiaro sulla strategia che avrebbe dovuto sostituire quella che il partito aveva condotto con Togliatti per non buttare via l'eredità assai grande che il PCI lasciava, per compiere l'atto necessario di recidere il legame di ferro con l'Unione Sovietica ma nello stesso tempo mantenere la funzione decisiva nella politica italiana ed europea. Questa incertezza di fondo, non solo sul piano culturale ma anche su quello politico, appare con chiarezza nelle pagine che l'autore dedica alla narrazione del dibattito che si svolse dal discorso della Bolognina al congresso dell'anno successivo. Il dibattito si intensificò ancora allo scioglimento del Pci seguito immediatamente nel '91  alla tormentata  nascita del PDS e, alla sua sinistra, del Partito della rifondazione comunista, guidato da Sergio Garavini e da Armando Cossutta.

Non è un caso che, nei due congressi, non si riesca a discutere sul tema fondamentale che riguarda l'organizzazione e la riforma del "partito nuovo". L'atteggiamento di fondo del gruppo dirigente, uscito dai due  congressi, è quello di accantonare il passato e anche la personalità centrale di Enrico Berlinguer e di puntare piuttosto su un "nuovismo" superficiale  destinato a rendere il partito più omogeneo agli altri partiti italiani, piuttosto che a salvaguardare l'originalità, pur con le sue indubbie contraddizioni, dell'esperienza comunista italiana. Di qui le conseguenze negative della "morte" di cui parla l'autore e i problemi ereditati oggi dal partito democratico che pure resta la forza più grande dell'opposizione a Berlusconi.

 

 

Segnala questo articolo sui Social Network:



Commenti

#1 · giovanni grasso
1 marzo 2010, 14:57

Sulla scomparsa del DS e la nascita del PD vedi:
FUSIONE FREDDA
http://www.youtube.com/watch?v=lRpQNW-dFCQ

Aiuto Textile

Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

Agenda

Il libro: Vita di Alberto Pirelli (1882-1971) La politica attraverso l'economia

La vocazione di fine diplomatico e le doti di accorto economista fanno di Alberto Pirelli una figura emblematica nel panorama imprenditoriale del novecento, in Italia e nel mondo. La sua vita e la sua opera, tra politica e finanza. In diciotto anni di ricerche e attraverso la consultazione di sedici grandi archivi in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, l'autore ha ricostruito - con un linguaggio accessibile non soltanto agli storici ma a tutti gli appassionati della storia contemporanea - la lunga e avventurosa vicenda esistenziale di Alberto Pirelli, che è stato sicuramente uno dei maggiori industriali e uomini di finanza dell'Italia post-unitaria, dagli inizi del Novecento al miracolo economico degli anni Sessanta. (continua)

Cerca


Feed

Feed Rss icon


AddThis Feed Button AddThis Social Bookmark Button

Leggi il blog via email
lascia il tuo indirizzo:



(fornito da FeedBurner)

Facebook

Nicola Tranfaglia

Categorie

Ultim'ora (Ansa)

Diventa Fan di NicolaTranfaglia.com

Il blog di Nicola Tranfaglia on Facebook