I verbali della grande follia

Invia articolo










A che cosa serve leggere i rapporti di guerra che il capo della Germania nazista ha dettato dal 1942 al 1945 nel suo quartier generale ai comandanti delle armate tedesche presenti in tutto il mondo? E' un esercizio archeologico, o ci serve a capire  meglio che cosa è stato il fascismo in Europa  tra le  guerre mondiali e a rivivere i tempi  di ferro e di fuoco?

Poichè domani, il 27 gennaio, si celebra in Italia il giorno della memoria per tutte  le vittime delle dittatura naziste e fasciste, vale la pena ricordare ai lettori chi era Hitler e chi era il suo alleato Mussolini. Propendo per la seconda risposta: i verbali di Hitler ci fanno capire cose importanti sulla seconda guerra mondiale e sul comportamento del capo nazista .

Questi verbali, che ora la Libreria Editrice Goriziana  pubblica in Italia  in due volumi di oltre mille pagine (per la  somma di 83 euro complessivi-I verbali di Hitler 1942-1945) e sono già alla seconda edizione (non a caso: non mancano nel nostro paese gli appassionati della guerra nazista e persino del Fuhrer) sono di grande interesse per cogliere il tipo di guerra a cui si dedicano Hitler e il regime che guida in Germania e in Europa.

Inoltre l'introduzione affidata al generale Fabio Mini non esprime nessuna critica alla conduzione della guerra da parte del Fuhrer e sottolinea una razionalità che nessuno tra gli storici del nazionalsocialismo aveva trovato nel comportamento hitleriano. Leggendo i verbali dei rapporti di guerra, come ho fatto negli ultimi giorni, ho potuto trovare palesi conferme dell'atmosfera opprimente e sinistra che regnava nel bunker di Hitler e la scarsa razionalità che regolava gli ordini del capo supremo.

Facciamo un esempio che conferma  le tesi   recenti dell'ottimo saggio che lo storico tedesco Freytag von Luringhoven  ha dedicato all'argomento (Nel bunker di Hitler pubblicato da Einaudi nel 2006) .

L' esempio riguarda la caduta del fascismo in Italia o meglio la seduta del 25 luglio 1943 in cui Mussolini viene messo in minoranza dai suoi gerarchi (la rivolta è guidata da Dino Grandi, Giuseppe Bottai e Galeazzo Ciano) e il giorno dopo arrestato da Vittorio Emanuele III e sostituito con il maresciallo Badoglio al governo dell'Italia.

Hitler non fa nessuno sforzo per capire la situazione, parla subito di "tradimento" dell'Italia e, a proposito della controffensiva dell'Armata Rossa che segnerà la sconfitta della Wermacht, parla semplicemente delle "orde bolsceviche". Nel caso dell'Italia non si rende conto delle gravi ragioni che hanno condotto le principali istituzioni della società italiana (la monarchia, il Vaticano e gli industriali) a sostituire Mussolini e a cercare una via di uscita dalla guerra, ormai arrivata sul territorio nazionale con lo sbarco angloamericano in Sicilia del 10 luglio 1943.

Hitler, e lo si capisce, è sempre di più fuori della realtà, ha assai scarse cognizioni  militari e strategiche, ha odio e disprezzo, prima ancora che per i nemici della Germania, per i suoi generali e questo lo porta di continuo ad imporre imprese impossibili o fondate su credenze che non hanno fondamento: come la superiorità razziale dei tedeschi o l'inferiorità razziale del nemico francese (persino delle SS francesi) o dei traditori italiani.

Questo modo di agire (contrariamente a quanto pensa il generale Mini, convinto ancora oggi delle qualità eccezionali del capo del nazismo) porta Hitler a dare ordini del tutto irrazionali e destinati a far precipitare la condotta della guerra sul fronte russo o, più tardi, su quello occidentale.

I rapporti rivelano la scarsa razionalità del capo nazista nella parte centrale del conflitto che diventa allucinazione negli ultimi mesi, quando si aspetta di giorno in giorno novità positive che non possono arrivare, fino al suicidio finale. La seconda guerra mondiale (l'opera lo mostra in maniera chiara) è sempre meno effetto del valore individuale e sempre più dello scontro di sistemi economici e di apparati militari che entrano in conflitto e si misurano in un feroce massacro. Certo contano anche le qualità strategiche dei comandanti delle truppe.

Ma di fronte al "giorno della memoria" che si celebra nelle città e nelle scuole della repubblica, è il caso di  ricordare anche  un saggio  di Monica Fioravanzo che  ha ricostruito la pesante complicità della Repubblica sociale italiana che, per diciotto mesi dall'ottobre 1943 all'aprile 1945, affiancò in posizione subalterna l'occupazione nazista in Italia, con la deportazione di oltre quarantamila persone tra ebrei e oppositori politici e stragi efferate della popolazione civile."La Repubblica sociale - afferma l'autrice del volume Mussolini e Hitler ( Donzelli editore) e sono d'accordo con lei - non soltanto non costituì scudo alcuno rispetto al Reich ma non svolse neppure un'azione statale e di governo, capace di arginare il dominio tedesco, secondo un proprio disegno politico."

 

Segnala questo articolo sui Social Network:



Commenti

Aiuto Textile

Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

Agenda

Il libro: Vita di Alberto Pirelli (1882-1971) La politica attraverso l'economia

La vocazione di fine diplomatico e le doti di accorto economista fanno di Alberto Pirelli una figura emblematica nel panorama imprenditoriale del novecento, in Italia e nel mondo. La sua vita e la sua opera, tra politica e finanza. In diciotto anni di ricerche e attraverso la consultazione di sedici grandi archivi in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, l'autore ha ricostruito - con un linguaggio accessibile non soltanto agli storici ma a tutti gli appassionati della storia contemporanea - la lunga e avventurosa vicenda esistenziale di Alberto Pirelli, che è stato sicuramente uno dei maggiori industriali e uomini di finanza dell'Italia post-unitaria, dagli inizi del Novecento al miracolo economico degli anni Sessanta. (continua)

Cerca


Feed

Feed Rss icon


AddThis Feed Button AddThis Social Bookmark Button

Leggi il blog via email
lascia il tuo indirizzo:



(fornito da FeedBurner)

Facebook

Nicola Tranfaglia

Categorie

Ultim'ora (Ansa)

Diventa Fan di NicolaTranfaglia.com

Il blog di Nicola Tranfaglia on Facebook