I verbali della grande follia
- Scritto il 27 gennaio 2010 in Articoli Unità
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Poichè domani, il 27 gennaio, si celebra in Italia il giorno della memoria per tutte le vittime delle dittatura naziste e fasciste, vale la pena ricordare ai lettori chi era Hitler e chi era il suo alleato Mussolini. Propendo per la seconda risposta: i verbali di Hitler ci fanno capire cose importanti sulla seconda guerra mondiale e sul comportamento del capo nazista .
Questi verbali, che ora la Libreria Editrice Goriziana pubblica in Italia in due volumi di oltre mille pagine (per la somma di 83 euro complessivi-I verbali di Hitler 1942-1945) e sono già alla seconda edizione (non a caso: non mancano nel nostro paese gli appassionati della guerra nazista e persino del Fuhrer) sono di grande interesse per cogliere il tipo di guerra a cui si dedicano Hitler e il regime che guida in Germania e in Europa.
Inoltre l'introduzione affidata al generale Fabio Mini non esprime nessuna critica alla conduzione della guerra da parte del Fuhrer e sottolinea una razionalità che nessuno tra gli storici del nazionalsocialismo aveva trovato nel comportamento hitleriano. Leggendo i verbali dei rapporti di guerra, come ho fatto negli ultimi giorni, ho potuto trovare palesi conferme dell'atmosfera opprimente e sinistra che regnava nel bunker di Hitler e la scarsa razionalità che regolava gli ordini del capo supremo.
Facciamo un esempio che conferma le tesi recenti dell'ottimo saggio che lo storico tedesco Freytag von Luringhoven ha dedicato all'argomento (Nel bunker di Hitler pubblicato da Einaudi nel 2006) .
L' esempio riguarda la caduta del fascismo in Italia o meglio la seduta del 25 luglio 1943 in cui Mussolini viene messo in minoranza dai suoi gerarchi (la rivolta è guidata da Dino Grandi, Giuseppe Bottai e Galeazzo Ciano) e il giorno dopo arrestato da Vittorio Emanuele III e sostituito con il maresciallo Badoglio al governo dell'Italia.
Hitler non fa nessuno sforzo per capire la situazione, parla subito di "tradimento" dell'Italia e, a proposito della controffensiva dell'Armata Rossa che segnerà la sconfitta della Wermacht, parla semplicemente delle "orde bolsceviche". Nel caso dell'Italia non si rende conto delle gravi ragioni che hanno condotto le principali istituzioni della società italiana (la monarchia, il Vaticano e gli industriali) a sostituire Mussolini e a cercare una via di uscita dalla guerra, ormai arrivata sul territorio nazionale con lo sbarco angloamericano in Sicilia del 10 luglio 1943.
Hitler, e lo si capisce, è sempre di più fuori della realtà, ha assai scarse cognizioni militari e strategiche, ha odio e disprezzo, prima ancora che per i nemici della Germania, per i suoi generali e questo lo porta di continuo ad imporre imprese impossibili o fondate su credenze che non hanno fondamento: come la superiorità razziale dei tedeschi o l'inferiorità razziale del nemico francese (persino delle SS francesi) o dei traditori italiani.
Questo modo di agire (contrariamente a quanto pensa il generale Mini, convinto ancora oggi delle qualità eccezionali del capo del nazismo) porta Hitler a dare ordini del tutto irrazionali e destinati a far precipitare la condotta della guerra sul fronte russo o, più tardi, su quello occidentale.
I rapporti rivelano la scarsa razionalità del capo nazista nella parte centrale del conflitto che diventa allucinazione negli ultimi mesi, quando si aspetta di giorno in giorno novità positive che non possono arrivare, fino al suicidio finale. La seconda guerra mondiale (l'opera lo mostra in maniera chiara) è sempre meno effetto del valore individuale e sempre più dello scontro di sistemi economici e di apparati militari che entrano in conflitto e si misurano in un feroce massacro. Certo contano anche le qualità strategiche dei comandanti delle truppe.
Ma di fronte al "giorno della memoria" che si celebra nelle città e nelle scuole della repubblica, è il caso di ricordare anche un saggio di Monica Fioravanzo che ha ricostruito la pesante complicità della Repubblica sociale italiana che, per diciotto mesi dall'ottobre 1943 all'aprile 1945, affiancò in posizione subalterna l'occupazione nazista in Italia, con la deportazione di oltre quarantamila persone tra ebrei e oppositori politici e stragi efferate della popolazione civile."La Repubblica sociale - afferma l'autrice del volume Mussolini e Hitler ( Donzelli editore) e sono d'accordo con lei - non soltanto non costituì scudo alcuno rispetto al Reich ma non svolse neppure un'azione statale e di governo, capace di arginare il dominio tedesco, secondo un proprio disegno politico."
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