Costituzione sull'orlo dell'abisso

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L'assemblea che si svolgerà nei prossimi giorni (da venerdì 22 a domenica 24 gennaio) ad Acquasparta, per iniziativa dell'Associazione Articolo 21 e di molte altre associazioni e istituzioni della società civile (da Libera alla Tavola della Pace,da Libertà e Giustizia alla Federazione nazionale della Stampa,dall'ANPI all'ANAC e a molte altre), riguarda il destino della costituzione repubblicana e i doveri degli italiani. Almeno di quegli italiani, che a quella costituzione sono ancora legati e fedeli perché credono nei valori di legalità, libertà individuale e collettiva, di solidarietà e di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge che ci hanno insegnato i padri costituenti.

Oggi si tratta di organizzarsi nella società civile, come in quella politica, e lottare per la difesa di quei valori che attengono alla vita democratica iniziata in Italia, pur con tutte le contraddizioni che conosciamo,dopo il fascismo e la Liberazione del 25 aprile 1945. 

Quale è il progetto politico, dobbiamo chiederci oggi, del capo carismatico Silvio Berlusconi, attuale presidente del Consiglio, e della sua ampia maggioranza parlamentare ?

Ormai il disegno è chiaro, se si leggono i discorsi e le dichiarazioni del gruppo dirigente berlusconiano: sono urgenti riforme che cambino il dettato costituzionale e trasformino la nostra repubblica parlamentare in un regime presidenziale senza contrappesi né meccanismi di controllo ancora vigenti come il Capo dello Stato, la Corte costituzionale e la magistratura penale (incluso il Consiglio superiore della magistratura).

Chi, sia pure con serenità e cortesia, invoca le "riforme condivise" con l'opposizione come fa il presidente della repubblica Napolitano o in modi diversi il presidente della Camera Fini viene tacciato da disturbatore.

 E i vari Cicchitto precisano che le riforme si faranno comunque e, quindi, all'opposizione resta la scelta tra approvare o votare contro, ma senza conseguenze apprezzabili.

Di questa situazione sono consapevoli (più che un'opinione ormai ridotta al lumicino, grazie a tv e quotidiani  vicini al capo) alcuni politici che hanno sperimentato direttamente i governi Berlusconi come l'ex presidente Oscar Luigi  Scalfaro o giuristi come il già presidente della Corte Costituzionale Gustavo  Zagrebelsky.

Scalfaro sottolinea due aspetti allarmanti e oggi dimenticati:nella XIV legislatura, dal 2001 al 2006: Berlusconi e i suoi seguaci avevano approvato un progetto che attribuiva, in modo esclusivo, lo scioglimento delle Camere al presidente del Consiglio e azzerava la carica del Capo dello Stato.

Si interveniva, insomma, sulla prima parte della costituzione. Ma il 25 e 26 giugno 2006 milioni di italiani bocciarono  il progetto (il 60 per cento dei votanti). Dopo appena  quattro  anni dal referendum popolare, lo si vuole attuare ad ogni costo.

Questa è la situazione attuale quantunque televisioni e giornali ne parlino il meno possibile e non mettano in luce il pericolo che abbiamo di fronte.

Vero è che tra qualche mese potremo trovarci con l'approvazione parlamentare, sia pure a maggioranza, di una repubblica presidenziale senza controlli e contrappesi, una sorta di regime populistico autoritario che impedisce di fatto sia l'alternanza democratica che qualsiasi forma efficace di opposizione.

E' altrettanto certo che un voto a maggioranza renderà possibile il referendum confermativo/abrogativo ma è sicuro  che, se la comunicazione diverrà sempre più opaca e gli italiani sapranno poco o nulla della posta in palio, potrebbero esserci sorprese nel referendum che pure quattro anni fa, nel 2006, aveva visto una salda maggioranza a difesa della costituzione.

Perché non avvenga questo, è necessaria una mobilitazione che non riguardi soltanto l'opposizione parlamentare ma una parte rilevante e maggioritaria della società civile.

L'assemblea di Acquasparta nasce da questa fondamentale  esigenza e vuole essere una prima tappa necessaria di questa mobilitazione che dobbiamo promuovere di qui al prossimo 2 giugno 2010.

Speriamo che questa volta gli italiani si rendano conto di questo grave pericolo e si mettano in movimento contro il pericolo di un populismo autoritario.

 

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Commenti

#1 · marilu
20 gennaio 2010, 20:44

Professore, guardi, con tutta la buona volonta’, ma sono giunta oramai alla triste conclusione che l’italia e’ perduta per sempre. E’ cambiato il DNA degli italiani, tutti affaristi, furbacchioni alla berlusconi. In lui si riconoscono e tutto cio’ che lui disprezza, democrazia legalita’ onesta’, essi diprezzano. Ecco perche’ non si metteranno in movimento, perche’ quei valori che per noi minoranza sono sacrosanti, per la maggioranza dei nostri connazionali sono solo delle bestemmie.

#2 · Arturo
21 gennaio 2010, 08:30

Coraggio Marilù: le elezioni non le hanno vinte col 90% di voti, ma col 46 e il 47%. Io in relazione al referendum sono abbastanza ottimista: qui ci si mobilita tutti, anche quelli che per snobismo o per dispetto (a se stessi) non vanno a votare, mentre dall’altra parte ho i miei dubbi che alzeranno il posteriore dal divano per togliere le castagne dal fuoco al miglior PDC degli ultimi 150 anni. Tanto più se nel pacchetto ci sarà anche, come pare, un’immunità parlamentare.

#3 · barbara
21 gennaio 2010, 12:03

No, nulla è perduto finchè avremo il coraggio e la forza di diffondere le nostre idee. Professore, non crede che sia finalmente arrivato il momento di recuperare il sostegno (parlo di sostegno non voto) delle classi medio basse? Proprio quelle che pagano il peso di questi tempi dissennati senza rendersene conto. Grande merito del PdC attuale è coinvolgere il prossimo, farlo sentire parte del tutto. A mio modesto giudizio è da questo che bisogno partire. Autocritica: impossibile accedere a movimenti/partiti/associazioni: chiusi e autoreferenziali.

#4 · marilu
21 gennaio 2010, 17:03

Grazie, Arturo, per le tue parole d’incoraggiamento. Sai, io vivo all’estero e forse la lontanza acuisce la disperazione e il pessimismo. Non so, inconsciamente continuo a sperare, ma la strada che conduce alla salvezza la vedo molto in salita. Vedere un paese che dimentica la propria storia, e non parlo di storia antica, parlo di storia recente, fa davvero male. Fascisti in parlamento e al governo, craxi che viene dichiarato santo con il sostegno del presidente della repubblica…insomma non un bel vedere. Spero solo che questo sia, come si dice in inglese, “the last straw”!

#5 · Arturo
22 gennaio 2010, 00:50

Intendiamoci: sto esprimendo fiducia nel meccanismo del referendum confermativo, che – privo di quorum – gioca efficacemente sull’inerzia qualunquista dell’elettorato di destra e tira dentro senza eccezioni quello di sinistra o comunque non berlusconiano; non voglio certo sostenere che tout va bien madame la marquise: di liquame ce n‘è e pure tanto (il peggio del peggio, soprattutto per chi vive al nord come il sottoscritto, lo si raggiunge con la Lega: tocca veramente assistere a episodi che fanno stare male, in primis l’ignoranza aggressivamente ostentata come un titolo di merito). Ma a maggior ragione non possiamo rassegnarci o stare zitti: i nostri figli non ce lo perdonerebbero.
Un saluto cordiale.

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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Il libro: Vita di Alberto Pirelli (1882-1971) La politica attraverso l'economia

La vocazione di fine diplomatico e le doti di accorto economista fanno di Alberto Pirelli una figura emblematica nel panorama imprenditoriale del novecento, in Italia e nel mondo. La sua vita e la sua opera, tra politica e finanza. In diciotto anni di ricerche e attraverso la consultazione di sedici grandi archivi in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, l'autore ha ricostruito - con un linguaggio accessibile non soltanto agli storici ma a tutti gli appassionati della storia contemporanea - la lunga e avventurosa vicenda esistenziale di Alberto Pirelli, che è stato sicuramente uno dei maggiori industriali e uomini di finanza dell'Italia post-unitaria, dagli inizi del Novecento al miracolo economico degli anni Sessanta. (continua)

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