Costituzione sull'orlo dell'abisso
- Scritto il 20 gennaio 2010 in Articolo21
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Oggi si tratta di organizzarsi nella società civile, come in quella politica, e lottare per la difesa di quei valori che attengono alla vita democratica iniziata in Italia, pur con tutte le contraddizioni che conosciamo,dopo il fascismo e la Liberazione del 25 aprile 1945.
Quale è il progetto politico, dobbiamo chiederci oggi, del capo carismatico Silvio Berlusconi, attuale presidente del Consiglio, e della sua ampia maggioranza parlamentare ?
Ormai il disegno è chiaro, se si leggono i discorsi e le dichiarazioni del gruppo dirigente berlusconiano: sono urgenti riforme che cambino il dettato costituzionale e trasformino la nostra repubblica parlamentare in un regime presidenziale senza contrappesi né meccanismi di controllo ancora vigenti come il Capo dello Stato, la Corte costituzionale e la magistratura penale (incluso il Consiglio superiore della magistratura).
Chi, sia pure con serenità e cortesia, invoca le "riforme condivise" con l'opposizione come fa il presidente della repubblica Napolitano o in modi diversi il presidente della Camera Fini viene tacciato da disturbatore.
E i vari Cicchitto precisano che le riforme si faranno comunque e, quindi, all'opposizione resta la scelta tra approvare o votare contro, ma senza conseguenze apprezzabili.
Di questa situazione sono consapevoli (più che un'opinione ormai ridotta al lumicino, grazie a tv e quotidiani vicini al capo) alcuni politici che hanno sperimentato direttamente i governi Berlusconi come l'ex presidente Oscar Luigi Scalfaro o giuristi come il già presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky.
Scalfaro sottolinea due aspetti allarmanti e oggi dimenticati:nella XIV legislatura, dal 2001 al 2006: Berlusconi e i suoi seguaci avevano approvato un progetto che attribuiva, in modo esclusivo, lo scioglimento delle Camere al presidente del Consiglio e azzerava la carica del Capo dello Stato.
Si interveniva, insomma, sulla prima parte della costituzione. Ma il 25 e 26 giugno 2006 milioni di italiani bocciarono il progetto (il 60 per cento dei votanti). Dopo appena quattro anni dal referendum popolare, lo si vuole attuare ad ogni costo.
Questa è la situazione attuale quantunque televisioni e giornali ne parlino il meno possibile e non mettano in luce il pericolo che abbiamo di fronte.
Vero è che tra qualche mese potremo trovarci con l'approvazione parlamentare, sia pure a maggioranza, di una repubblica presidenziale senza controlli e contrappesi, una sorta di regime populistico autoritario che impedisce di fatto sia l'alternanza democratica che qualsiasi forma efficace di opposizione.
E' altrettanto certo che un voto a maggioranza renderà possibile il referendum confermativo/abrogativo ma è sicuro che, se la comunicazione diverrà sempre più opaca e gli italiani sapranno poco o nulla della posta in palio, potrebbero esserci sorprese nel referendum che pure quattro anni fa, nel 2006, aveva visto una salda maggioranza a difesa della costituzione.
Perché non avvenga questo, è necessaria una mobilitazione che non riguardi soltanto l'opposizione parlamentare ma una parte rilevante e maggioritaria della società civile.
L'assemblea di Acquasparta nasce da questa fondamentale esigenza e vuole essere una prima tappa necessaria di questa mobilitazione che dobbiamo promuovere di qui al prossimo 2 giugno 2010.
Speriamo che questa volta gli italiani si rendano conto di questo grave pericolo e si mettano in movimento contro il pericolo di un populismo autoritario.
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#1 · marilu
20 gennaio 2010, 20:44Professore, guardi, con tutta la buona volonta’, ma sono giunta oramai alla triste conclusione che l’italia e’ perduta per sempre. E’ cambiato il DNA degli italiani, tutti affaristi, furbacchioni alla berlusconi. In lui si riconoscono e tutto cio’ che lui disprezza, democrazia legalita’ onesta’, essi diprezzano. Ecco perche’ non si metteranno in movimento, perche’ quei valori che per noi minoranza sono sacrosanti, per la maggioranza dei nostri connazionali sono solo delle bestemmie.