Il mondo in cerca d'autore

Marx, Croce, Bobbio e Habermas: questi quattro autori, di diversa grandezza e notorietà, sono diventati punti di riferimento importanti per le generazioni della prima metà del Novecento ma forse non altrettanto  della seconda metà e del ventunesimo secolo.

Oggi ci sono pensatori che concentrano la loro attenzione sulla  tumultuosa rivoluzione civile e tecnologica  che  domina il nostro tempo e che ha a che fare soprattutto con il rapporto tra l'uomo e la natura oppure tra l'uomo e la tecnologia.

Dopo molti decenni, inoltre, nei quali il centro culturale del pianeta e' stato  negli Stati Uniti e l'antagonista sovietico costituiva un'alternativa inderogabile oggi tutto si sta spostando sul Pacifico e nel continente asiatico ma non è ancora chiaro dove andrà di preciso e quanto tempo ci metterà a fermarsi nel nuovo luogo della centralità planetaria. La Cina e l'India sono i paesi nei quali potrebbe fermarsi almeno per qualche decennio.

In una simile incertezza sul futuro, vale la pena leggere ancora una volta i testi di quegli uomini dell'Ottocento e del Novecento che guidarono la riflessione del mondo negli ultimi due secoli. Da questo punto di vista, i libri su Marx, quello su Croce e ancora l'ultimo sui  socialisti liberali che ha pubblicato negli ultimi quattro anni Corrado Ocone, con grande chiarezza e conoscenza dei testi, nel 2005 presso la Luiss University Press (Marx) e nel 2007 e 2009  presso Rubettino (Benedetto Croce e Profili riformisti) costituiscono una guida preziosa per chi

si accosta a queste idee e vuole conoscerne gli aspetti fondamentali. In particolare, è di grande interesse la presentazione che l'autore fa della critica liberale al marxismo che resta alla fine del Novecento un punto di riferimento importante per chi si accosta al pensiero di Marx e vuole tener conto di quello che è intervenuto nella società dopo la grande crisi del 1929 e della seconda guerra mondiale.

"La particolarità di questo filone critica - osserva Ocone - che ha avuto in Croce un importante rappresentante è di aver manifestato non solo un enorme rispetto per il filosofo ed economista tedesco ma di essersi servito del suo pensiero sia per integrare nella visione liberale elementi pur presenti in un pensatore sicuramente non liberale, sia come contraltare dialettico per chiarire meglio le sue posizioni. Solo un confronto serio con chi pensa in modo profondo i problemi dandone un'interpretazione opposta alla nostra ci permette di rafforzare "in positivo" le nostre idee: detto altrimenti ci aiuta più chi la pensa diversamente da noi, se ha spessore, che chi non fa che confermarci nelle nostre convinzioni. Meglio sbagliare "in grande", da questo particolare punto di vista, che avere ragione "in piccolo".

Così per quanto riguarda Croce che è l'autore a cui sembra riferirsi con maggiore adesione, l'autore mette in luce un punto fondamentale che molti oggi dimenticano e che riguarda il rapporto tra la dottrina crociana del liberalismo e i modi di produzione della ricchezza nella società contemporanea. "Il liberalismo, afferma Croce, può ben ammettere svariati modi di produzione della ricchezza, col solo patto, inteso ad assicurare l'incessante progresso dello spirito umano, che nessuno dei modi che si prescelgono impedisca la critica dell'esistente, la ricerca e l'invenzione del meglio, l'attuazione di questo meglio; che in nessuno di essi si pensi a fabbricare l'uomo e l'automa perfetto, e in nessun si tolga all'uomo l'umana sua facoltà di errare e di piacere senza la quale non si può neppure fare il bene come ciascuno lo sente e sa di poter fare."

In questo senso nell'ultimo volume di Corrado Ocone uscito da poco e dedicato ad alcuni pensatori del Novecento come John Rawls. Amartya Sen. Norberto Bobbio, Jurgen Habermas, i quali sembrano aver accettato l'insegnamento del liberalismo crociano ma aver anche posto a sé stessi in maniera più forte di quanto abbia fatto il filosofo napoletano il problema di fondo che è alla base del pensiero di Marx: l'esigenza di coniugare in maniera efficace le libertà politiche, civili ed economiche dell'uomo ma anche l'esigenza inderogabile di una giustizia sociale che ha così grande difficoltà di realizzarsi nel mondo in cui viviamo.

Le soluzioni che questi autori propongono non sono né facili né perfette ed hanno bisogno di un grande livello di civiltà da parte delle popolazioni coinvolte ma non appaiono per il futuro del tutto irragiungibili giacchè hanno messo da parte le improbabili e pericolose palingenesi delle dittature più o meno totalitarie e pongono il metodo democratico come fondamentale per perseguirle. Certo, quel che appare con chiarezza nell'ultimo saggio di Ocone è la lontananza di certi paesi, tra cui il nostro, da un cammino progressivo che ha toccato soprattutto il mondo anglosassone e quello dell'Europa settentrionale.

 

 

  

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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