La Lunga crisi dell'Italia

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Un lungo periodo, dal 1915 ad oggi, caratterizza le difficoltà di un paese come l'Italia, ricco di storia e di un grande patrimonio culturale e artistico, che sembra non avere una pace stabile. E gli storici incominciano a rendersene conto sempre di più. In queste settimane che hanno preceduto il Natale e la fine dell'anno ho trovato sul mio tavolo di lavoro, tra le tante novità editoriali, due saggi che mi hanno fatto pensare a questo ultimo secolo, o quasi, con una prospettiva un po' diversa da quella solita e scolastica.

In fondo mi sembra di poter dire che, con la prima guerra mondiale, l'Italia è posta di fronte a una sfida: come affrontare la modernità. E, di fronte alle minoranze più diverse che si agitano per conquistare il potere, la destra italiana sceglie la novità del fascismo che poi riesce ad esportare in quasi tutta l'Europa. Questa è una vicenda di grande importanza per gli italiani.

Ne è consapevole Fiamma Lussana che scrive, in trecento limpide pagine, il passaggio tormentato  del nostro paese da un liberalismo imperfetto e in crisi alla dittatura mussoliniana, i guasti di un ventennio che porta a una modernizzazione lenta e contraddittoria. Con  la seconda guerra mondiale ha luogo lo scontro tra i paesi democratici e le dittature si confrontano e i fascismi soccombono come espressione di una frontiera più vecchia e arretrata. (Fiamma Lussana - L'Italia dalla grande guerra alla Liberazione (1915-1945) pp.302, euro 21, Carocci editore) .

Il racconto di Lussana è ricco di argomenti storici e di riferimento alla storiografia più consolidata, attento a respingere il revisionismo d'accatto ma a cogliere anche  le novità che hanno caratterizzato le nuove ricerche nei decenni centrali della repubblica, in grado di alternare i fatti alle considerazioni critiche e quindi di restituire sempre lo scenario generale della storia, di sottolineare la centralità dell'esperienza fascista e della sua eredità perdurante nel primo dopoguerra degli anni cinquanta e sessanta.

L'autrice insiste, a ragione, sulle difficoltà e sulle contraddizioni della modernizzazione, l'arretratezza perdurante sulla parità di sesso e di condizione anche nel periodo repubblicano, sulle contraddizioni che ancora restano di quel periodo e condizionano la nascita e la vittoria della democrazia negli anni quaranta.

La periodizzazione che recupera la prima guerra mondiale risponde a un'esigenza culturale profonda di far capire ai lettori l'incubazione del fascismo, la sconfitta del socialismo e del comunismo, le ragioni della vittoria di Mussolini e riflette le difficoltà successive per i vincitori della Resistenza e della guerra contro i nazisti e i fascisti. Così i lettori trovano nel libro della Lussana tutti gli elementi necessari per capire con chiarezza la crisi italiana nei primi decenni del Novecento. E di questa periodizzazione si mostra convinto anche un economista e politico come Giorgio Ruffolo che racconta un aspetto centrale di questa nostra storia con il suo libro su Un paese troppo lungo. L'unità nazionale in pericolo (pp.239, euro 18.50 Einaudi editore) che illumina un dramma che ha percorso la nostra storia prima e dopo l'Unità e che non appare superato neppure adesso.

Non è un caso lo spazio limitato che il libro di Ruffolo dedica alla repubblica che poi affoga nell'era berlusconiana. L'autore non sa ancora se la vittoria ripetuta del cavaliere di Arcore sia destinata ad aver fine in breve tempo o avere il tempo di procedere a quella che egli definisce la "decomposizione territoriale" di cui Ruffolo vede i segni nella colonia meridionale mafiosa e nelle spinte separatiste che da qualche anno, grazie alla Lega e a Berlusconi che sembra di seguirla come alleato privilegiato, minacciano l'unità nazionale conquistata dopo secoli di divisione e di dominazione straniera. Personalmente vorrei essere più ottimista ma i tempi del tramonto di Berlusconi non sono ancora determinati e conta di più pensare a quel che faremo noi come centro sinistra, se capiremo la necessità di raggiungere l'unità delle forze politiche e sociali e preparare un'alternativa di governo a una destra ancora in gran parte poco democratica.

Ci vuole un nuovo "costituzionalismo democratico" che spazzi via i residui del passato e convinca gli italiani che si può costruire un'altra Italia più europea e più moderna. Forse il paese è troppo lungo, come scrive Ruffolo, ma possiamo riuscire a salvare la nostra unità nazionale se ci liberiamo del passato e abbandoniamo il populismo che ha infettato negli ultimi vent'anni la politica italiana. In questo senso libri di storia come quello di Fiamma Lussana e Giorgio Ruffolo  ci servono e servono soprattutto alle  nuove generazioni che dovranno formare le nuove classi dirigenti del ventunesimo secolo.

 

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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