Perchè è inopportuno riabilitare Craxi

A dieci anni dalla morte la figura di Bettino Craxi, dal 1976 segretario del partito socialista e a lungo presidente del Consiglio, suscita ancora polemiche assai aspre. E' in qualche modo inevitabile che sia così perché Craxi fu un uomo politico che veniva dalla sinistra ma arrivato al potere concentrò una gran parte della sua polemica contro il  partito comunista italiano e appoggiò (questo è indubbio) l'ascesa televisiva di Silvio Berlusconi e della sua Fininvest.

Inoltre, essendo consapevole dei limiti del potere di cui era dotato il presidente del Consiglio, cercò di promuovere una riforma che gli consentisse di governare in maniera più efficace ma, di fatto, non perseguì il progetto con la tenacia, la coerenza e la continuità necessaria. Si dedicò, piuttosto, a propiziare con metodi spregiudicati, e a volte chiaramente illegali, la crescita del  partito socialista, sperando in questo modo di farlo diventare non soltanto l'ago della bilancia ma anche il partito di riferimento degli italiani. Ma in questo compito fallì per la forza delle tradizioni cattolica e comunista nel nostro paese dopo il fascismo e per la debolezza del suo partito, a livello soprattutto  dei  quadri intermedi.

Come capo del governo, in un periodo che andò dal 1983 al 1987, condusse una politica sociale e culturale  di centro-sinistra ma non seppe, sul piano della politica economica, frenare la crescita della spesa pubblica e del deficit che alla fine del decennio e nei primi anni novanta sarebbe diventato insostenibile per il bilancio dello Stato. L'eredità di quegli anni è contraddittoria giacchè  i governi  del leader socialista, sul piano della difesa della legalità, della lotta alle mafie e alla pubblica corruzione, si rivelarono assai carenti. Proprio in quel periodo la diffusione degli stupefacenti e l'espansione delle associazioni mafiose furono notevoli. E quei governi non mostrarono di considerare prioritari né la difesa della legalità né la lotta contro il fenomeno mafioso.

Sul piano politico e culturale la polemica, anche condivisibile, contro i ritardi e le contraddizioni del comunismo italiano come di quello internazionale, non si accompagnò all'indicazione di una prospettiva socialdemocratica a livello internazionale tale da accrescere i consensi intorno al partito socialista. Insomma è difficile oggi sul piano storico dare un giudizio positivo su Craxi e appare almeno inopportuno pensare a un riconoscimento, come la dedica di una via, vista la condizione di latitante che il leader socialista scelse nel momento in cui lasciò l'Italia deciso a non ritornarvi più.

    

 

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Commenti

#1 · fab
1 gennaio 2010, 00:37

dopo Craxi intitoleranno una via anche all’eroe Mangano, santo patrono di tutti gli stallieri

<a href=“http://socialeanimale.blogspot.com/2009/12/intitolare-craxi-una-via-di-milano-la.html”>Intitolare a Craxi una via di Milano. La politica di parte scavalca la storia</a>

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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