Il cielo è sempre più nero

E' fatale che la politica di oggi in Italia come altrove abbia un doppio piano ma nel nostro paese questo doppio piano risponde a una tradizione antica e consolidata. Così sul Giornale della famiglia Berlusconi leggiamo gli insulti dell'on. Cicchetto e le liste di proscrizioni degli oppositori che non piacciono al Cavaliere come se a lui spettasse non  solo governare ma anche scegliere chi gli si oppone.

Che è veramente il senso del regime populistico autoritario che tenta di sostituire la democrazia parlamentare ancora presente nella costituzione del 1948. Ed è qui lo scontro che si svolgerà nelle prossime settimane tra chi rinuncia al dettato costituzionale e chi vuole mantenerlo ad ogni costo. I primi saranno accettati da Berlusconi e ammessi al cosiddetto dialogo, i secondi saranno scacciati e considerati pazzi o estremisti.

Per capire questo dilemma che percorre oggi la politica italiana bisogna leggere l'articolo che ha scritto venerdì scorso il 18 dicembre il luogotenente in carica del PDL Denis Verdini sul "Giornale": " adeguare la costituzione scritta a quella materiale, cambiare il sistema di elezione del Consiglio Superiore della Magistratura e della Corte Costituzionale, riformare la giustizia separando le carriere dei magistrati inquirenti da quelli giudicanti; concentrare nella figura del premier tutti i poteri dell'Esecutivo e sancire che tutti gli altri poteri sono tenuti a collaborare lealmente con lui perché lui solo è l'eletto dal popolo e quindi investito della sovranità che dal popolo emana:"

Questo è un progetto lucido, chiaro e radicalmente contrario alla lettera e allo spirito della costituzione repubblicana, giacchè, la carta fondamentale afferma senza possibilità di equivoci che la sovranità emana dal popolo ma si esercita da parte degli eletti "nelle forme e nei limiti espressi dalla costituzione e dalle leggi." Se si elimina questa indicazione, si esce dalla democrazia rappresentativa e si va al populismo nella versione adottata da Berlusconi in Italia. Chi nell'opposizione non si rende conto di questa realtà commette un grave errore di cui tutti saremmo chiamati a pagare il prezzo. Ma pochi sembrano rendersene conto e il piano va avanti, anche se manca ancora oggi quella maggioranza dei due terzi di voti in parlamento che sono in grado di far la legge costituzionale ed evitare il successivo referendum popolare.

Ed è questa l'unica,vera speranza che resta a chi non accetta il populismo autoritario e continua ad aver fiducia negli italiani almeno quando dovranno affrontare il referendum sul progetto costituzionale Verdini-Berlusconi. Staremo a vedere ma l'atmosfera è sempre più cupa. Si va dal furto della scritta nazista all'ingresso del  campo di Auschwitz che hanno fatto risorgenti gruppi delinquenziali  all'annuncio della beatificazione di Pio XII da parte dell'attuale pontefice Benedetto XVI. Beatificare il papa romano che nulla ha detto di fronte alla barbarie nazista è un oggettivo oltraggio non soltanto agli ebrei massacrati nei lager nazisti ma a tutti quelli che sono morti nella seconda guerra mondiale opponendosi alle potenze dell'Asse e in particolare alla Germania di Hitler e all'Italia fascista.

 

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Commenti

#1 · Arturo
22 dicembre 2009, 16:06

Condivido tutto tranne la chiusa: a prescindere dal dibattito storiografico sulla sua figura (in cui esistono opinioni diverse, come ha testimoniato, per esempio, il convegno di qualche mese fa allo Yad Vashem. Ma queste son cose che lei sa meglio di me), cosa c’entra la beatificazione di Pio XII, atto interno della Chiesa, con la politica italiana? Se proprio di Chiesa cattolica vogliam parlare mi sembra molto più preoccupante l’apprezzamento per il suo “radicamento nel territorio” elargito dal cardinal Bertone alla Lega qualche giorno fa, subito dopo la polemica con Tettamanzi.

#2 · Nicola Tranfaglia
1 gennaio 2010, 15:53

Se lei conoscesse quel che hanno accertato grandi storici come Giovanni Miccoli su Pio XII non scriverebbe quello che ha scritto NT

#3 · Arturo
2 gennaio 2010, 17:37

Naturalmente conosco (altrimenti non mi sarei neanche azzardato a parlare) quel capolavoro che è I dilemmi e i silenzi di Pio XII; ma sulla materia non c‘è solo il punto di vista di Miccoli: ci sono anche quelli della Senesi, di Riccardi, Duce, Napolitano, Chenaux, eccetera. Mi pare insomma che il dibattito storiografico non sia affatto chiuso, tanto più ad archivi vaticani ancora inaccessibili. Detto questo, ribadisco: lasciamo che della beatificazione di Pio XII se ne preoccupino i cattolici e noi limitiamoci alla politica, che di nuvoloni neri ce ne sta preparando già più che abbastanza. Grazie per l’attenzione.

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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