Mafia da esportazione

Qualcuno in Italia pensa ancora che le associazioni mafiose Italiane siano organizzazioni criminali che si fermano sul territorio nazionale, o addirittura regionale,e che anche in Italia il problema dell'inquinamento mafioso si fermi al Mezzogiorno e alle isole e che il nostro Centro-Nord sia sano e scevro di ogni contaminazione? Di fronte a queste sciocchezze si sarebbe tentati di dire che non si può essere solo ignoranti in materia. Se si dicono queste cose,deve esserci altro:malafede o connivenza. Eppure son trent'anni e più che abbiamo avuto in Italia commissioni parlamentari antimafia e alcune di queste commissioni, nei periodi  buoni, hanno scritto relazioni sulla mafia al Nord e nel Centro. Viceversa è vero che quelle commissioni hanno parlato poco di quel che succede nel mondo, anche se alcuni collaboratori di giustizia,parlando della loro carriera di trafficanti, hanno detto qualcosa sul commercio di eroina e cocaina dall'Asia alla Sicilia, dai Balcani alla Lombardia.

Ma ora finalmente, grazie al lavoro della polizia di Stato e dell'ex presidente della commissione antimafia Francesco Forgiane, disponiamo di uno strumento cartaceo,meglio ancora di un libro che traccia le mappe precise dell'espansione in tutto il mondo delle nostre associazioni mafiose. Il libro si intitola Mafia ex port  ed è appena uscito da Baldini Castoldi Dalai (370 pagine,20 euro). A scorrere  le mappe a colori che percorrono il volume si presenta ai lettori uno scenario impressionante che vale la pena, sia pure in sintesi, di raccontare. Incominciamo dall'Europa. In Austria la situazione è tra le migliori del  vecchio continente ma occorre ricordare che a Vienna e nel Baden ci sono persone collegate al clan della camorra "Alleanza di  Secondigliano" che si dedicano alla commercializzazione di prodotti industriali e capi di abbigliamento contraffatti.Lo stesso avviene in altre regioni austriache. In compenso nel vicino Belgio è soprattutto presente la Ndrangheta che registra la presenza delle ndrine Ascone e Belloccio che vengono dalla provincia di Reggio Calabria. E nel paese ci sono altre ndrine in varie località:a Charleroi esponenti della ndrina Sità; a Gand la ndrina Nirta-Strangio già nota a livello internazionale per la strage di ferragosto a Duisburg in Germania. E a Genk sono presenti esponenti di varie ndrine sempre della provincia di Reggio Calabria.

Se andiamo in Francia, abbiamo la presenza di tre delle nostre mafie: a Bastia la camorra di Secondigliano,così a Lione. A Nizza e a Parigi si trovano persone collegate con i clan Licciardi, Sarno e Di Lauro che fanno parte sempre della camorra campana. Ma a Cannes troviamo la presenza di Cosa Nostra con esponenti del clan Santapaola di Catania a Grenoble troviamo Giacomo Pagano,sempre della mafia siciliana. La Ndrangheta è particolarmente forte sulla costa meridionale francese: così a Nizza Cap D'Antibes troviamo il gruppo dei De Stefano e ci sono indagini su vari locali di ndrangheta legati sempre alle famiglie reggine.

Per quanto riguarda la Germania la situazione è rapida mente peggiorata negli ultimi anni e si trovano esponenti della camorra, di Cosa Nostra e della ndrangheta sparsi su tutto il territorio di quel paese. Ad Amburgo ci sono persone collegate ai clan Licciardi, Sarno e Di Lauro  e le attività sono varie:marchi contraffatti ma anche riciclaggio di danaro attraverso il gioco di azzardo.

Ma anche traffico di stupefacenti svolto da uomini di Cosa Nostra che sono presenti anche a Norimberga e a Wuppertal. Né la situazione appare molto migliore anche in Gran Bretagna dove a Londra ma anche ad Aberdeen, a Preston e in altre località sono state idenficate cosche appartenenti a tutte le tre associazioni. Potremmo continuare quasi all'infinito in questo censimento che non è chiaro solo agli studiosi ma anche alle forze di polizia.

Ma forse è il caso di sottolineare almeno una considerazione che dovrebbe essere all'attenzione sia del governo italiano che all'Unione Europea. La prima è che con tutta evidenza le trasformazioni tecnologiche dei trasporti e delle comunicazioni hanno creato negli ultimi decenni una situazione rispetto a cui è necessaria una risposta dello stato e dell'Europa di cui si avvertono soltanto i primi, timidi segni. La mafia, nelle sue varie espressioni, è presente e attiva in tutto il continenti come nelle Americhe e in Australia.

Per combatterla sarebbe necessario procedere a una internazionalizzazione delle indagini,delle procedure e dei processi. Ma anzitutto a una legislazione nuova e adeguata al pericolo che c'è solo in Italia. Se questo non avviene o va avanti in modo assai lento (come dimostra la vicenda di Eurojust) il rischio è che di fronte a una mafia globale si risponda con strumenti già inefficaci e spuntati. E sarebbe una vera, terribile catastrofe.

 

 

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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