Gli appalti e i mafiosi imprenditori

Soltanto negli anni ottanta del Novecento gli studi storici, economici e antropologici hanno incominciato a parlare della mafia come impresa. Certo già nel 1876 Leopoldo Franchetti nella sua celebre Inchiesta in Sicilia usò l'espressione significativa di mafia come "industria del delitto" ma si trattò di uno spunto non seguito da una vera e propria teorizzazione.

Dovette passare più di un secolo prima che Alan  Block, in un libro famoso sul crimine organizzato a New York nel ventennio 1930-1950, citasse nel 1983 la distinzione tra enterprise syndicate che opera nel campo dei traffici illeciti e power syndicate che esercita le estorsioni. E lo stesso anno in Italia Pino Arlacchi pubblicava il suo libro sulla Mafia inprenditrice  che parla dei mafiosi come imprenditori economici di successo, secondo la definizione di J.Schumpeter. Ma quali sono gli affari di cui si occupa l'impresa mafiosa?

Il catalogo è ormai assai ampio: si va dagli appalti pubblici che vedono i mafiosi, che hanno forti legami con la classe politica, al traffico degli stupefacenti come al commercio degli esseri umani che è divenuto negli ultimi anni un affare di particolare importanza. Nello stesso tempo è necessario ricordare che negli affari i mafiosi usano l'intimidazione e le minacce, la manipolazione e l'inganno per ottenere insieme il potere e il denaro di cui hanno bisogno.

 

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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