La contabilità nera del filantropo: sulla biografia di Gaslini è giallo

C'è il giallo di una mancata pubblicazione nella biografia di uno dei grandi industriali italiani della prima metà del Novecento, Gerolamo Gaslini, "re degli olii vegetali e gran capitalista negli anni della ricostruzione e del boom economico fino alla sua morte, il 9 aprile 1964, all'età 87 di anni." L'autore della biografia di Gaslini è Paride Rugafiori, professore di Storia Contemporanea nell'Università di Torino e autore in passato, tra l'altro, di una biografia dei fratelli Perrone, creatori dell'Ansaldo a Genova.

Il suo libro (Rockefeller d'Italia. Gerolamo Gaslini imprenditore e filantropo, pp.217, euro 28) è appena uscito con l'editore Donzelli ma era pronto già tre anni fa, nell'estate  2006, e la Fondazione Gaslini, che possiede il famoso ospedale e tutto il patrimonio dell'industriale, (che aveva affidato proprio a Rugafiori il lavoro di ricerca) ha deciso di non pubblicarlo, senza peraltro avanzare nessuna critica di merito al lavoro dello studioso, che a me pare  ottimo dal punto di vista scientifico e culturale. Quali sono le ragioni del giallo e della pubblicazione ritardata e senza alcun concorso della Fondazione, come già ha scritto Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera?

Non esiste una risposta ufficiale ma (a quanto pare) alla Fondazione non  sarebbe piaciuto il risultato della ricerca approfondita dell'autore che ha messo in luce, con grande chiarezza, la straordinaria personalità dell'imprenditore che raggiunse in vita una grande ricchezza e che, poco prima della sua morte, decise di donare quella che era rimasta negli ultimi anni  alla Fondazione che portava il nome di una sua figlia morta, Giannina.

Ma, nello stesso tempo, Gaslini  praticò una contabilità nera (trovata dallo storico) che mostra un dato impressionante: dal 1927 al 1942 Gaslini dichiara al Fisco 37 milioni di utili avendone guadagnati, in realtà, 534.  La spesa, pur notevole, di 64 milioni per l'ospedale infantile di Genova costituisce, alla luce di queste cifre, una frazione (sia pure non irrilevante) di un enorme guadagno, ottenuto grazie a una frode fatta a quello Stato italiano di cui  negli stessi anni, leggendo la biografia di Rugafiori, in apparenza appare cittadino integerrimo, iscritto dal 1928 al Fascio e ossequioso alla Chiesa.

Dal racconto dello storico emerge con chiarezza come Gerolamo Gaslini, negli anni del regime, chiedeva a Mussolini di frequente favori che il dittatore il più delle volte gli concedeva  e, in cambio, versava denaro per le iniziative sociali del regime. Era insomma, a tutti gli effetti, un suddito fedele del regime fascista, perfettamente inserito nelle strutture della dittatura con un rapporto diretto e fruttuoso con il Duce e disposto a versare tangenti tutte le volte che il dittatore le chiedeva per il partito o per il regime.

Ma, quando il regime cade nel 1943, Gaslini cambia cavallo e si accosta rapidamente ai partigiani e agli alleati anglo-americani e nel dopoguerra si lega assiduamente dal 1946  al cardinale Siri, vescovo di Genova e ad Alcide De Gasperi. E aiuta uno dei più stretti collaboratori del prelato, il cappuccino padre Damaso da Celle, a far imbarcare  da Genova per il Sudamerica un profugo tedesco Riccardo Klement che era, in realtà, l'ex ufficiale nazista Adolf Eichmann, tra i maggiori organizzatori del massacro degli ebrei nei lager dell'Europa orientale.

Nulla di diverso, peraltro, come comportamento politico  da quello che succede in quegli anni da parte di un numero rilevante di grandi imprenditori e che continuerà a succedere, in circostanze mutate, nel periodo repubblicano. La biografia di Rugafiori ricostruisce, con grande rigore e precisione, l'avventura umana ed economica dell'industriale genovese, fa vedere con chiarezza lo sviluppo economico di quegli anni e mostra anche la contraddittorietà dell'uomo che, come filantropo, si mostra così generoso da donare tutto il suo patrimonio privato all'ospedale infantile che porterà il nome della figlia Giannina.

E mette fine alla leggenda che fece apparire la grande opera della costruzione e del funzionamento del grande ospedale infantile di Genova come opera importante del regime, quando si trattò invece, di una donazione privata, di cui il dittatore si impadronì il giorno della solenne inaugurazione il 15 maggio 1938. Siamo, insomma, di fronte con la ricerca dello storico di fronte a una ricostruzione completa e di notevole interesse della vita di uno dei più grandi imprenditori (a metà tra l'industria e il commercio) di quegli anni che si affianca alle poche biografie di cui disponiamo, a cominciare da quella di Giovanni Agnelli pubblicata da molti anni dalla Utet o a quella di Alberto Pirelli dovuta a chi scrive che è in corso di pubblicazione presso le edizioni Einaudi.

 

 

 

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Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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