Nave dei veleni. Il silenzio e l'indignazione
- Scritto il 21 ottobre 2009 in Antimafia Duemila
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Calabria "l'america dell'antichità
Quello che è ormai certo è la fine del benessere di una regione e la vita di una comunità, già gravemente penalizzata da atavico immobilismo e da interventi dello Stato che non hanno prodotto il necessario volano per una affrancazione economica, sociale e culturale. Guru dell'economia e della politica, dall'inizio dell'Unità d'Italia, al fine di indirizzare misure economiche straordinarie per una migliore dinamica di crescita ed innovazione, hanno prodotto sfaceli. Alla rabbia dell'affamato popolo calabro si è risposto, con toni sapienzali, che tali strategie erano da considerarsi a lungo termine e che, dunque, si sarebbe metabolizzato il vistoso cambiamento per un "riordino" delle condizioni di ricchezza della regione. Sono passati anni, secoli e all'ordine del giorno dell'agenda politica ed economica, vi è sempre la questione meridionale, la cui ripresa creerebbe, sempre a detta dei pupari, rectius dei gestori della res publica, un forte incentivo a tutto il contesto economico nazionale.
Oggi, come qualcuno acutamente ha osservato, si prevedono con certezza eventi atmosferici devastanti e si creano - perciò- barriere per far fronte all'intensa perturbazione perché ritorni "il sereno". L'economia, invece, pur disponendo di dati significativi per valutare fenomeni in micro e macro in uno con andamenti di mercati borsistici, piani aziendali, interventi statali, deficit, pil e, chi più ne ha più ne metta, non riesce a dare risposte in direzione dell'utenza del benessere o a modificare eventi di depressione senza che tali " maree e/o tzunami " devastino coste ed inghiottano, nei funesti flutti, il poco che anni di sacrifico avevano tesaurizzato e preservato dalla furia e dalla procella dell'idiozia umana.
L'acqua, poi, risorsa primaria che appartiene a chi abita questo mondo, fin dai primordi, in tale ordine di cose, è considerata solo oggetto di sobrietà ambientalista, in luogo di un diverso sostanziale significato, che deve avere valenza di barricata ecoambientalista poiché si pone necessariamente come fonte per la sopravvivenza del genere umano.
Eppure i Grandi della terra, prodighi di consigli solo sull'ecologia quotidiana, si riuniscono per discutere di carbone, petrolio e metano e non si fanno carico della centralità del problema idrico che attanaglia il pianeta.
La Calabria, terra nostra di meraviglie e bellezze, ipotiposi di colonianismo politico in nome del profitto di pochi, non ha più acqua, non ha più il mare. Una notizia così confezionata potrebbe sembrare, anche all'accorto lettore, irriverente quanto provocatoria. Ma non è così, almeno non per me che, pur allontanatomi - medio tempore - per studio e lavoro, ho amato e continuerò ad amare la natia terra e, perché no, anche il suo mare ancorché divenuto landa deserta di rifiuti di ogni genere, mortificato dalla crudeltà dell'uomo, compromesso dalla volgare, meschina e criminale azione di gente intellettualmente povera e come tale orientata a porre in essere vandalismi e prevaricazioni. Ho assistito - impotente - alla buriana provocata dalla notizia del ritrovamento di navi e del loro stivato contenuto, posizionate per l'intero percorso litoraneo e costiero calabro, da Praia a Mare e Capo Vaticano per risalire da Capo Spartivento al Golfo di Squillace. Da allora, come accade spesso, ho fatto ritorno nei luoghi della mia infanzia ed ho rivolto uno sguardo al mio mare ed ho provato - solo per pochi attimi - la sensazione di un amore finito che lascia l'amaro in bocca, pur provando ancora sentimenti di grande coinvolgimento affettivo verso la bellezza e fascino dell'amata/o. Ebbene quel mare, quel preciso tratto di mare del mio antico borgo di Cetraro, non ha alcuna evidente - vistosa sarebbe più giusto - bandiera a lutto. Mi sarei aspettato, in verità, che i miei concittadini si fossero - una volta tanto- coalizzati per offrire un segno di riconoscenza a quel mare, nostro autentico nume tutelare, di cui tutti abbiamo beneficiato e da cui abbiamo tratto spunti di fiducia nella vita.
Come si può non piangere e sorridere di fronte al mare! Ho avvertito, invece, un diverso approccio della gente con tale sciagura. Cioè quella di avere chiara la percezione della perdita grave e (per rimanere in tema) della immatura scomparsa di una compagno di vita ma che tale lutto sia stato elaborato e metabolizzato in una sorta di freudiana rimozione. Insomma non un permanente sit in di piazza, una commissione speciale della pubblica amministrazione locale in stretta sinergia con il Governo centrale o il competente Ministero, un turn over dei cittadini che, democraticamente, mantengano viva la memoria del fatto con dibattiti, eventi, manifestazioni. Per non dire della capitaneria di porto allertata in continuum con i Carabinieri che monitorizzi il sito e, dunque, vieti la pesca. Né manco un divertente, ironico, odioso spaventapasseri vestito di nero, allocato sull'arenile o sui bastioni del porto, per scacciare idealmente ogni possibile intruso nell'azzurro mare. Niente di niente. E si, perché " Cunsky, giace, dal 1992 ( fonte - Francesco FONTI ) alle profondità del nostro specchio d'acqua dopo una carica esplosiva a prua. La bonifica del sito, nella confusione generale, tra vuoti informativi e rigorosa applicazione dei disciplinari del Testo Unico in materia ambientale e successive modifiche, (ovviamente!) sarà certificata dai soliti Soloni (fra quanti decenni, Dio solo lo sa!). Eppure, nella coscienza, nostra imprendibile, perenne e labile compagna di vita, l'indignazione ha lasciato subito il campo alla rassegnazione.
Non ci sto! Non solo perché siamo in presenza del più efferato crimine perpetrato dalle organizzazioni malavitose (la ‘ndrangheta, i cui bilanci contabili sono di gran lunga superiori al PIL di un paese in via di sviluppo) che operano nel nostro territorio con la collusione di avamposti del governo o di amministrazioni periferiche e locali, ma anche per gli effetti a lungo termine che da tali atti conseguono. Voglio riferirmi, in via esemplificatica e non esaustiva, alle connesse problematiche ambientali e tossicologiche del sito contaminato che avranno riflessi sulla vita di tutti noi.
Incrociate le cartelle cliniche di pazienti deceduti, infatti, si è già accertata che l'incidenza dei tumori nella popolazione giovane, è maggiore che nel resto della regione e del Paese.
In seguito, si rileverà un tasso di metalli pesanti nel pescato autoctono e sarà disposto - d'imperio- il divieto di pesca e balneazione. La Calabria, terra anche di maestose espressioni di verismo paleolita, non ha più il mare. La Calabria - Megàle Hellas - come la definì Timeo, nativo di Locri, storico dell'antichità, terra di conquiste e di culture, culla di civiltà, ricca di campi fertili ed acqua, non ha più il mare.
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