Ancora Fondi e la mafia

Sembra incredibile ma in questa Italia, oppressa dal populismo autoritario, succede anche questo.
Per due volte il Consiglio dei Ministri si è opposto allo scioglimento del consiglio comunale di Fondi, la cittadina inquinata da pesanti condizionamenti mafiosi, nonostante che il prefetto di Latina lo avesse chiesto e il ministro dell'Interno Maroni avesse appoggiato la richiesta. Ora che il sindaco e i membri della giunta sono stati costretti da diciassette arresti e numerosi attentati dinamitardi, a presentare le dimissioni, non si riesce ancora a sciogliere il consiglio comunale.


E il commissario prefettizio, nominato da Maroni, si è pronunciato contro lo scioglimento del consiglio. Sicchè il Consiglio dei ministri ancora una volta ha detto di no alla richiesta di scioglimento. Il lettore si chiederà quale importanza ha il provvedimento visto che ci sono state le dimissioni e si andrà comunque alle elezioni comunali ma in realtà l'assenza di scioglimento consentirà al sindaco e ai consiglieri di maggioranza di presentarsi al voto, cosa che non potrebbe avvenire se ci fosse lo scioglimento.

Ora, per capire perché l'opposizione allo scioglimento è così forte da spingere un funzionario come il commissario prefettizio a prender le parti del sindaco e della giunta, bisogna tener presenti quali sono gli interessi in gioco. A Fondi c'è, non bisogna mai dimenticarlo, il più grande mercato ortofrutticolo di Europa e le più feroci associazioni mafiose,dalla ‘Ndangheta ai Casalesi della camorra, a Cosa Nostra sono presenti in quel mercato (il cui presidente, dobbiamo ricordarlo, è un esponente del Partito democratico che non ha sentito ancora l'urgenza di dar le dimissioni) e fanno i loro affari insieme con la giunta dimissionaria.

C'è dunque l'esigenza da parte loro e dai loro complici mafiosi di non precludere agli esponenti della maggioranza la possibilità di esser di nuovo eletti e continuare a fare i loro affari. Lo scioglimento avrebbe precluso un simile gioco e percià è da evitare a tutti i costi. Ma un simile atteggiamento equivale a salvaguardare la presenza delle mafie all'interno del comune di Fondi e dunque del nostro stesso Stato.

E' soltanto a causa di un simile retroscena che la farsa continua e che fino all'ultimo il Consiglio dei ministri trova il modo di negare lo scioglimento. Una prova più chiara della collusione del governo con gli affari delle mafie presenti nell'agro pontino era difficile averla se la controversia non si fosse prolungata fino all'ultimo no di venerdì scorso da parte di Berlusconi e dei suoi ministri.
In questa situazione il ministro dell'Interno Maroni fa la figura di chi sostiene la tesi giusta, si impegna esplicitamente e viene messo tutte le volte in minoranza.


A un ministro che, secondo le regole costituzionali e una prassi costante, sarebbe l'unico competente a decidere e che, in settant'anni di storia repubblicana, ha sempre deciso e ottenuto la solidarietà del governo e che soltanto ora con la coalizione berlusconiana si vede regolarmente smentito e sconfitto, bisognerebbe chiedere un atto di dignità e un atto di dimissioni per far capire che esiste e che è molto grave la responsabilità del capo del governo e dei suoi ministri.
Ma, fino ad oggi, Maroni ha taciuto. Forse ha capito che non siamo in una situazione normale e che la costituzione, ancora una volta, viene calpestata dal leader populista. Ma anche la Lega di cui Maroni è esponente di spicco, dovrebbe capire che la corda non si può ancora tirare. Se poi gli italiani si ribelleranno alla tirannide, i leghisti, se continuano a fare così, saranno messi insieme agli altri seguaci di Berlusconi e crolleranno con lui.

 

Segnala questo articolo sui Social Network:



Commenti

Aiuto Textile

Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

Agenda

Il libro: LA COLPA - Come e perche' siamo arrivati alla notte della repubblica

In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

Cerca


Feed

Feed Rss icon


AddThis Feed Button AddThis Social Bookmark Button

Leggi il blog via email
lascia il tuo indirizzo:



(fornito da FeedBurner)

Facebook

Categorie

Ultim'ora (Ansa)

Diventa Fan di NicolaTranfaglia.com

Il blog di Nicola Tranfaglia on Facebook