Repubblica presidenziale

Ormai i tempi si accorciano. Silvio Berlusconi si sente assediato e si prepara, nelle prossime ore, a reagire e a dare, se riesce, l'ultimo scossone, quello definitivo, contro la costituzione del 1948. C'è, rispetto alla legislatura 2001-2006, in cui la coalizione berlusconiana elaborò e fece approvare un progetto di costituzione che realizzava, a modo suo, il piano di rinascita democratica della P2 ma che, per l'assenza della maggioranza costituzionale dei due terzi, dovette sottoporre a referendum confermativo (uscendone sconfitto nel 2006) un'accelerazione decisiva.

La sindrome di vittimismo, che è l'altra faccia dell'arroganza e disprezzo della democrazia, propria del populismo autoritario, è scattata di fronte alla  bocciatura del lodo Alfano, avvenuta il 7 ottobre scorso. E' quel giorno che Berlusconi ha realizzato una cosa che forse prima non aveva capito a fondo: il Capo dello Stato non basta a garantirlo sul piano politico e giudiziario, la sua rapida firma su quel lodo,  non ha fermato la Corte: di qui i ripetuti attacchi a Napolitano per la sua provenienza "di sinistra" e alla corte perché solo in parte nominata da tre presidenti della repubblica "di sinistra".

Il leader populista aveva predisposto garanzie di ogni genere per evitare la bocciatura e si è sentito tradito, allo stesso modo, dal Capo dello Stato e dai giudici della Corte. Sicchè la limpidezza del ragionamento fatto dai giudici che hanno puntato, senza incertezze, sul binomio violato dell'art.3 sull'uguaglianza dei cittadini e dell'art.138 sul modo regio di modificare il dettato costituzionale, non lo ha toccato.

Ed ora si prepara, sgombrando il campo con il discorso esagitato di Benevento e il successivo sullo stesso tono, a rimettere in carreggiata non più il progetto graduale di cambiamento della costituzionale ma una corsa  veloce verso il governo presidenziale, condito con la subordinazione massiccia della magistratura al potere esecutivo e alla soppressione di quel che resta della pubblica opinione con la fine della cronaca giudiziaria di cui il ddl  Alfano sulle intercettazioni telefoniche è uno strumento, già pronto e di imminente approvazione definitiva presso la Camera dei deputati.

Ma come farà Berlusconi ad approvare leggi costituzionali necessarie per cambiare la Carta e raggiungere, senza altri referendum, il governo presidenziale? E' questo il problema principale che preoccupa il presidente del Consiglio in queste ore. E' necessario coinvolgere una parte delle opposizioni in questa operazione. Di qui la cautela dei capigruppo del PDL in questi giorni e il tentativo di iniziare un discorso complessivo sulle riforme costituzionali che spacchi le opposizioni e porti dalla sua parte i voti che gli servono per raggiungere i due terzi alla Camera e al Senato.

Oppure ci vuole un colpo di mano che gli consenta di superare le regole scritte e di innovare anche sul procedimento costituzionale. Avremo nuove scosse nelle prossime settimane perché Berlusconi non può rinunciare né alla sua immunità processuale né al governo presidenziale. E cercherà di fare qualcosa di più efficace del celebre discorso del predellino di piazza San Babila.

    

 

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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Il libro: LA COLPA - Come e perche' siamo arrivati alla notte della repubblica

In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

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