Per un informazione libera

La manifestazione del 3 ottobre prossimo a Roma   per una informazione finalmente libera e autonoma è una prova importante per gli italiani: se saremo in tanti e diremo con chiarezza che cosa bisogna fare per uscire dall'attuale situazione caratterizzata dai conflitti di interesse e dalla subordinazione generalizzata al potere politico ed economico  potremo avere la speranza che le cose cambino.

Se saremo in pochi, le speranze tramonteranno. Lo dico, perché in tutte le trasmissioni televisive degli ultimi giorni, i seguaci di Berlusconi vorrebbero convincere i telespettatori che in Italia esiste la libertà di stampa e che la sinistra fa una battaglia pretestuosa e ingiustificata.

Eppure che non esista in Italia il quarto potere è una cosa che, andando in Europa e in l'Occidente, si tocca con mano e che i nostri amici, europei e americani, ci dicono di continuo.

Quale è l'equivoco in cui siamo immersi?. Personaggi dell'attuale maggioranza come il senatore  Gasparri e l'onorevole  Fitto hanno detto  che nessuno può parlare di assenza di libertà di stampa in Italia.

Peccato che abbiano omesso di precisare che l'attuale presidente del Consiglio possiede tre canali televisivi e,grazie alla sua carica, controlla tutti i canali della Rai in modo tale da determinare l'andamento della televisione pubblica come di quella commerciale.

Se a questo si aggiunge che è anche il dominus del mercato pubblicitario come di quello della produzione e distribuzione cinematografica e che gli italiani soltanto per il 30 per cento sono in condizione di leggere i giornali il panorama appare più chiaro.

 

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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Il libro: LA COLPA - Come e perche' siamo arrivati alla notte della repubblica

In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

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