Povera costituzione!

L'attuale maggioranza parlamentare e il governo Berlusconi che ne è nato stanno strappando ad uno ad uno alcuni dei principi fondamentali della costituzione repubblicana. Il disegno di legge sullo scudo fiscale che prevede il rientro anonimo con la tassa ridicola del 5 per cento sui capitali che derivano da azioni illecite e fraudolente sarà varato, con il meccanismo della fiducia, dalla Camera dei deputati il 15 ottobre dopo essere stato approvato dal Senato.

Ma questa norma arriva dopo il lodo Alfano che, unico in Europa, rende il capo dell'esecutivo immune da qualsiasi reato e sta per essere approvato l'altro disegno di legge che dà il colpo decisivo contro la libertà di informazione e quella delle indagini dei giudici contro reati di ogni genere. Il quadro è ormai chiaro. L'obbiettivo del populismo autoritario impersonato da Silvio Berlusconi è quello di rendere impotente la nostra costituzione democratica e di trasformare la repubblica in un regime guidato ufficialmente dal popolo e nella realtà da un capo supremo che governa al di fuori della legge e pone i ricchi in una categoria impunita e i poveri ai margini  della società.

Legalità e trasparenza delle istituzioni che hanno costituito nella nostra storia obbiettivi di scontri sanguinosi e della lotta di Liberazione che ha riscattato, con l'aiuto determinante degli alleati, dall'avventura della dittatura fascista sono definitivamente messi da parte e sono oggi, dopo settant'anni di democrazia incompiuta, lasciati ai sogni degli italiani. La lotta politica è ritornata insomma, dopo la crisi del sistema politico, ai suoi termini essenziali. Le forze politiche della sinistra hanno commesso errori assai gravi soprattutto perché non hanno capito per molto tempo e ancora oggi spesso non capiscono il fenomeno Berlusconi.

Lo hanno in un primo periodo sottovalutato, non lo hanno fermato pur con leggi che avevano reso ineleggibili i concessionari televisivi dello Stato, hanno varato norme assurde come la legge Mammì per il duopolio televisivo Rai-Fininvest e anche nelle ultime legislature, come nella quindicesima, non hanno voluto cambiare le cose e ora sono state punite da un elettorato distratto, che non ha capito se i due schieramenti fossero alternativi o tendessero a un accordo più o meno mascherato.

E adesso, che la coalizione di destra che sostiene Berlusconi è tornata per la terza volta al potere,    finalmente si rendono   conto  del fatto che la nuova P2 sta realizzando gli obbiettivi del "piano di rinascita democratica", concepito negli anni settanta dai seguaci di Licio Gelli. Un piano che spegne la democrazia e dà tutto il potere a consorzi coperti che opprimono le masse popolari e quelli che amano le libertà fondamentali. Che cosa possiamo sperare nei prossimi mesi, nelle prossime settimane? E' difficile dirlo. In una costituzione come quella repubblicana sono i massimi organi di controllo, il Capo dello Stato e la Corte Costituzionale, che sono chiamati ad agire di fronte a decisioni delle Camere che infrangano i principi costituzionali e approvano leggi palesemente contrarie al dettato fondamentale.

E' quello che vedremo nelle prossime settimane, senza il conforto di una opinione pubblica che appare in netta difficoltà di fronte all'atteggiamento governativo di quasi tutti i  canali televisivi e alla grande maggioranza dei giornali che magari indulge ai pettegolezzi ma che non ha spazio per le questioni di fondo per i diritti essenziali degli italiani. Insomma, la democrazia repubblicana  non ha grandi armi per difendersi e soltanto se ci sarà, prima o poi, una ribellione pacifica e silenziosa della maggioranza degli italiani ci saranno speranze di un cambiamento. Non soltanto i voti ma l'aprirsi di un ragionamento diverso da quello che ha condotto gli italiani in gran parte al cinismo o all'indifferenza negli ultimi anni.

Deve crescere, insomma, l'idea che questo paese possa superare l'inerzia di questi anni e puntare a una nuova stagione feconda in cui le nuove generazioni lottino insieme con le più anziane per un'Italia libera e democratica, fedele a una costituzione per cui caddero combattendo  decine di migliaia di giovani.         

 

 

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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