Intercettazioni: decide Napolitano

L'avevamo scritto un mese fa  su "Articolo 21" che  il ddl Alfano sulle intercettazioni giudiziarie così come è avrebbe provocato due conseguenze di fondo: ostacolare molto tutte le indagini giudiziarie, sopprimere la cronaca giudiziaria. Effetti propri di una dittatura piuttosto che di uno stato democratico retto dalla costituzione del 1948.

Per fortuna il presidente Napolitano, attento al dibattito costituzionale e giornalistico che si è svolto in questi mesi, ha convocato il ministro della Giustizia e ha chiesto al governo modifiche che rendano la legge coerente con il dettato costituzionale. Il disegno di legge è al Senato e c'è tutto il tempo per modificarlo prima dell'approvazione definitiva. Ma è necessario che la maggioranza di centro-destra si renda conto che non si può approvare una dopo l'altra leggi che feriscono gravemente lo spirito e la lettera della costituzione repubblicana. Se questo continua a succedere, il Capo dello stato e la Corte costituzionale, che sono gli organi di controllo fondamentali previsti sulla legislazione italiana dovranno intervenire e bloccare, con le modalità indicate dalla costituzione, il processo in corso. Il nuovo intervento del presidente Napolitano che ha preferito chiedere al governo di modificare il disegno di legge piuttosto che bloccarlo dopo l'approvazione, è un tentativo estremo, per così dire, di evitare un conflitto tra gli organi costituzionali che metterebbe in crisi il governo e, forse, la legislatura. Ci auguriamo che il presidente del Consiglio ne prenda atto e non vada ancora avanti in questa sistematico attacco ai principi che reggono la nostra costituzione.

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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