Schifani e La Lotta alla mafia

E' insieme deprimente e osceno dover assistere al discorso che la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato, Renato Schifani, ha pronunciato a Palermo davanti all'albero Falcone eretto di fronte all'abitazione del giudice assassinato.

Schifani, del quale sono note le telefonate intercettate con il boss mafioso Mandalà (ancora per poco, perché a giugno non ci saranno più intercettazioni note, grazie al provvido disegno di legge Alfano in via di approvazione) ha il coraggio di dire ai palermitani e agli italiani che lui, proprio lui, vuol essere il garante della pulizia della politica e della lotta contro le associazioni mafiose. E ha il coraggio di inaugurare il "villaggio della legalità". C'è sempre da allarmarsi quando succedono fenomeni di manipolazione come questi. Schifani si accontenti di aver raggiunto lo scranno di presidente del Senato grazie alla docilità, alla sottomissione e alle voglie del presidente del Consiglio Berlusconi, pluripregiudicato. Non si attenti anche a far prediche o a costituire garanzie che non è in grado di mantenere. Ci vuole un minimo di decenza anche se non si occupano cariche importanti come quelle che lui ricopre.

Sto pensando - scusate se lo faccio - alla manifestazione che faremo a Palermo con Salvatore Borsellino e con  tanti altri palermitani onesti per l'anniversario dell'assassinio di Paolo Borsellino e della sua scorta nell'esplosione di via D'Amelio. Temo che, anche in quell'occasione, molti politici filomafiosi si faranno vivi e cercheranno di apparire come politici puliti e combattenti contro la mafia. Non so se riusciremo ad apparire calmi e tranquilli come i palermitani stamane di fronte a Schifani e non diremo con la massima chiarezza che è insopportabile una così grande mistificazione. Che non si può mentire in maniera così spudorata  ai cittadini esibendo una inesistente verginità di fronte ad assai note collusioni passate  con Cosa Nostra.

 

 

 

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Commenti

#1 · natale bianchi
6 agosto 2009, 20:11

Il presenzialismo di personaggi smaccatamente mafiosi o mafio-collusi nelle esternazioni massmediatiche antimafia è intrinseco al rapporto potere mafioso – potere politico governante. La mafia, cioè millenario potere localistico, non può prescindere dal potere centrale statuale e sue innervazioni locali e il potere politico governante non può prescindere dallo storico reale potere localistico, donde un sottile sperimentato interessato sotterraneo ipocrita rapporto intimidazione-corruzione-dazione.

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

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