Tu vo' fa' l'americano
- Scritto il 10 maggio 2009 in Articolo21
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Quasi quarant'anni dopo è tornato di attualità il rapporto tra pubblico e privato. Chi ha vissuto i dibattiti degli anni settanta ricordava che proprio la sinistra in quegli anni teorizzava che chiunque facesse politica doveva nel privato rispettare gli stessi principi che praticava nell'attività pubblica.
Ora le cose sono cambiate. Abbiamo un presidente del Consiglio che va alle feste delle minorenni e addirittura se si trova con una quarantenne (come è avvenuto in Abruzzo subito dopo il terremoto) può chiedere se può toccarla. E i suoi seguaci difendono questo modo di comportarsi, sostenendo che Berlusconi fa l'americano. Ma a noi non pare che il neopresidente americano Obama si comporti così:al contrario lui segue il vecchio proverbio della coerenza tra pubblico e privato.
In realtà gli adepti dell'attuale primo ministro non sanno che cosa rispondere di fronte a una vita privata come quella di Berlusconi che mostra di considerare le donne come oggetto del desiderio assai più che come interlocutrici politiche e intellettuali e che concentra nel denaro e nel successo mediatico i modelli da trasmettere a tutti gli italiani. Questo spiega il fatto che Berlusconi, quando annuncia alla trasmissione di Vespa "Porta a Porta" la sua determinazione a combattere sul piano giudiziario per la separazione per colpa di sua moglie Veronica Lario,vnon vuole la presenza di contraddittori. Non accetta né il dibattito né le obiezioni. Eppure la società italiana non è, come dice Cesare Lanza, lo specchio delle televisioni pubbliche e private né viceversa. Sono due mondi diversi, quello reale e quello virtuale, e cercare di unificarle corrisponde piuttosto al tentativo di convincere gli italiani a immergersi nel mondo televisivo di cui Berlusocni è maestro.
Possibile che non ci sia di fronte a questo tentativo un'aperta ribellione degli italiani?
Non è necessario essere di centro o di sinistra per reagire a una simile riduzione al virtuale di una realtà che è diversa e più complessa.
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#1 · Valeria Silvestri
10 maggio 2009, 14:58Il problema professore è che il virtuale non è la riproduzione tecnica della realtà, ma la sua clonazione elettronica… temo che questo scarto provochi un effetto risucchio rispetto al quale un popolo come il nostro, abituato ad usare molto più l’emotività che la razionalità, abbia ben poche difese.