Mafia: se vi pare una piccola differenza

Il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, nel silenzio assordante del governo e della maggioranza parlamentare di centro-destra, ha richiamato ieri  l'attenzione di un'opinione pubblica, sempre più sfibrata e distratta, su un pericolo crescente di infiltrazioni delle mafie nella ricostruzione dell'Abruzzo ma, più in generale, nella ripresa economica delle imprese sparse nel nostro paese.

E' una considerazione giusta e di buon senso che i cittadini democratici di questo paese, che hanno segnalato il degrado della politica e il tentativo in corso da parte di Berlusconi e del PDL di sfigurare la costituzione e farne una carta fondamentale adatta a un presidenzialismo plebiscitario, impersonato naturalmente dal capo carismatico della destra, il presidente operaio Silvio Berlusconi; quei cittadini democratici dovrebbero valorizzare e portare all'attenzione del numero maggiore possibile  di persone il pericolo concreto di cui parla il nostro presidente. Ma perché l'osservazione di Napolitano spinga tanti italiani a mobilitarsi ci vorrebbero condizioni che oggi mancano in Italia: una partecipazione diffusa alla politica, la fiducia in quelli che si mettono al servizio della collettività, un minimo di indipendenza e di autonomia delle televisioni e dei maggiori mezzi di comunicazione di massa.

Che cosa fare in questa situazione ?

Mettere insieme tutte le persone oneste e di buona volontà che accettino di lavorare per convincere un numero sempre più grande di italiani a tener conto del messaggio di Napolitano. E' un lavoro lungo e assiduo che non avrà efficacia nel periodo breve ma che potrebbe in un periodo medio o lungo persuadere chi è ancora in grado di capire la differenza tra uno stato di diritto e un paese dominato dalla mafia.

Non è una piccola differenza, mi pare. 

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Commenti

#1 · salvatore mancuso
20 maggio 2009, 16:30

E’giusto ma è un’impresa titanica. Auguri per la sua elezione !

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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Il libro: LA COLPA - Come e perche' siamo arrivati alla notte della repubblica

In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

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