Ora e sempre Resistenza

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Nella giornata sacra della storia repubblicana,quel 25 aprile in cui i partigiani conquistarono molte grandi città del nostro paese prima che arrivassero le truppe angloamericane,il capo dello Stato Giorgio Napoletano ha celebrato degnamente la vittoria della Resistenza che ha segnato il ritorno della democrazia e ha costituito la base della costituzione repubblicana.

Da parte sua il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi,parlando ad Onna in Abruzzo,paese martire del terremoto abruzzese,ha invitato gli italiani alla riconciliazione di tutti (e questo è sicuramente un fatto positivo) ma, parlando con i giornalisti, ha invitato alla pietà per i caduti della Repubblica Sociale e non ha detto una parola chiara e definitiva sul disegno di legge n.1360 che vuole equiparare i partigiani ai seguaci di Salò e questo non è storicamente  accettabile.

La riconciliazione non può avvenire in Italia dimenticando che la nostra costituzione democratica nasce dalla Resistenza e che i partigiani caddero per una causa giusta e che i soldati e i poliziotti della Repubblica sociale si batterono,invece,fino all'ultimo per il Terzo Reich.

Quei sostenitori di Salò-dobbiamo sottolinearlo ancora una volta-parteciparono  alle stragi naziste contro la popolazione civile italiana e alla drammatica deportazione nei lager dell'Europa occupata  di oltre 24mila oppositori politici e di 9000 ebrei destinati in gran parte a morire ad Auschwitz e in altri campi di sterminio.

Per non parlare degli oltre 650mila soldati e ufficiali catturati dalle truppe nazionalsocialiste e portati nell'Europa di Hitler. Fino a quando l'attuale presidente del Consiglio non accetterà  il giudizio ormai definitivo  della storia e non assicurerà all'opinione pubblica italiana che il disegno di legge di cui abbiamo parlato non sarà accantonato in parlamento,sarò difficile essere tranquilli.

Ed essere  sicuri che la prospettata revisione del testo costituzionale avverrà nella direzione di rispettare i principi fondamentali di libertà e democrazia contenuti in quel documento, a cominciare dall'articolo 21 sulla libertà di informazione (oggi gravemente leso dal conflitto di interessi e dalla politica condotta sulle reti televisive). Viviamo oggi sotto il dominio di un populismo mediatico ed autoritario che occupa tutti i posti decisivi nelle istituzioni nazionali e locali.

Si tratta di una riedizione del fascismo europeo che adotta forme diverse da quelle del passato ma consegue analoghi obbiettivi di forte limitazione  delle libertà politiche e civili  e della democrazia moderna. Se non si parte da queste acquisizioni della ricerca storica e dalla chiarezza a cui essa è arrivata,è impossibile parlare di quel periodo in una maniera che corrisponda ai sentimenti democratici condivisi dalla maggior parte degli italiani.

 

 

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Commenti

#1 · Westindias
29 aprile 2009, 14:03

Il fascismo è morto, anzi si è suicidato il 25 luglio del ’43. E’ stata la dimostrazione del fallimento senza appello di una dottrina politica che comunque ha una precisa collocazione storica e filosofica. La decontestualizzazione è stata l’arma con la quale, negli ultimi 60 anni, si è preteso di snaturare un conflitto che è stato una guerra civile, continuata ben oltre il 25 aprile. E sono storie vecchie: nessuno si sogna di difendere il fascismo per ciò che è stato, ma si cerca di ridare un minimo di dignità a coloro che hanno fatto una scelta sbagliata in buona fede e che, in questo paese, non hanno avuto neppure il diritto di piangere i propri morti. E non stiamo parlando solo di fascisti. L’utilizzo strumentale della Resistenza consente, tramite un collaudato sistema culturale, di squalificare l’avversario senza appello: il fascista ha torto a prescindere. E questo non è stato un buon servizio alla Resistenza.

#2 · Ivan F.
27 giugno 2009, 10:50

Ma di che stiamo parlando?

- (1911-1932) Repressione italiana in Tripolitania e in Cirenaica tramite tribunali militari speciali, per cui i processi avvenivano spesso all’aperto e in pubblico per confutare le notizie di esecuzioni sommarie.

- (1930) Eseguite diverse deportazioni delle tribù che abitavano il Gebel cirenaico e chiusura delle zavie (centri polivalenti senussiti).

- (1930) L’oasi di Taizerbo viene bombardata. Il giornale di Gerusalemme “Al Jamia el Arabia” pubblica il 28 aprile 1931, un manifesto in cui si ricordano: «…alcune di quelle atrocità che fanno rabbrividire: da quando gli italiani hanno assalito quel paese disgraziato, non hanno cessato di usare ogni sorta di castigo … senza avere pietà dei bambini, né dei vecchi…»

- (1935) Invasione dell’Etiopia: Dal 17 dicembre gli italiani gettano anche bombe a gas. Il giornalista Cesco Tomaselli racconta: «Le bombe esplodono nel fitto degli uomini che arrancano curvi, tenendo le mani sulla testa come si fa quando si è colti da una grandinata sui campi». L’imperatore Hailè Selassiè: «Per gli aviatori italiani non era più guerra era un gioco. Quale era il rischio nel mitragliare dei cadaveri e dei morenti i cui occhi erano bruciati dai gas?».

- (1936) Repressioni in Africa Orientale: Mussolini telegrafa a Graziani con i seguenti ordini: «Tutti i ribelli fatti prigionieri devono essere passati per le armi. Per finirla con i ribelli…impieghi i gas. Autorizzo ancora una volta V.E. a iniziare e condurre sistematicamente la politica del terrore e dello sterminio contro i ribelli e le popolazioni complici» «È inteso che la popolazione maschile di Goggetti di età superiore ai 18 anni deve essere passata per le armi e il paese distrutto».

- Campi di prigionia in Africa: Reth Belgassen recluso ad Agheila: «Dovevamo sopravvivere con un pugno di riso o di farina e spesso si era troppo stanchi per lavorare… ricordo la miseria e le botte… Le nostre donne tenevano un recipiente nella tenda per fare i bisogni… avevano paura di uscire rischiavano di essere prese dagli etiopi o dagli italiani. le esecuzioni avvenivano… al centro del campo e gli italiani portavano tutta la gente a guardare. Ci costringevano a guardare mentre morivano i nostri fratelli. Ogni giorno uscivano 50 cadaveri. »

- In Grecia e Jugoslavia, repressione politica e le istruzioni militari: «… è necessario eliminare: tutti i maestri elementari, tutti gli impiegati comunali e pubblici in genere (A.C., Questura, Tribunale, Finanza ecc.), tutti i medici, i farmacisti, gli avvocati, i giornalisti, … i parroci, … gli operai, … gli ex-militari italiani, che si sono trasferiti dalla Venezia Giulia dopo la data suddetta. » (gen. Orlando)

- Campi di concentramento: «Logico ed opportuno che campo di concentramento non significhi campo d’ingrassamento. L’individuo malato sta tranquillo […] Le condizioni da deperimento dei liberati di Arbe sono veramente notevoli – ma Supersloda da tempo sta migliorando le condizioni del campo. C‘è da ritenere che l’inconveniente sia praticamente eliminato” » (generale Gambara, 17 dicembre 1942)

«Anche il Duce ha detto di ricordarsi che la miglior situazione si fa quando il nemico è morto. Occorre quindi poter disporre di numerosi ostaggi e di applicare la fucilazione tutte le volte che ciò sia necessario… Il Duce concorda nel concetto di internare molta gente – anche 20-30.000 persone» (Roatta)

(e non ho tempo per ricordare tutto quello che è successo in Italia…)

ORA CONTINUIAMO A DIRE CHE LE IDEE ERANO BUONE MA PORTATE AVANTI DALLE PERSONE SBAGLIATE

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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Il libro: Vita di Alberto Pirelli (1882-1971) La politica attraverso l'economia

La vocazione di fine diplomatico e le doti di accorto economista fanno di Alberto Pirelli una figura emblematica nel panorama imprenditoriale del novecento, in Italia e nel mondo. La sua vita e la sua opera, tra politica e finanza. In diciotto anni di ricerche e attraverso la consultazione di sedici grandi archivi in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, l'autore ha ricostruito - con un linguaggio accessibile non soltanto agli storici ma a tutti gli appassionati della storia contemporanea - la lunga e avventurosa vicenda esistenziale di Alberto Pirelli, che è stato sicuramente uno dei maggiori industriali e uomini di finanza dell'Italia post-unitaria, dagli inizi del Novecento al miracolo economico degli anni Sessanta. (continua)

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