Ora e sempre Resistenza
- Scritto il 25 aprile 2009 in Articolo21
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Da parte sua il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi,parlando ad Onna in Abruzzo,paese martire del terremoto abruzzese,ha invitato gli italiani alla riconciliazione di tutti (e questo è sicuramente un fatto positivo) ma, parlando con i giornalisti, ha invitato alla pietà per i caduti della Repubblica Sociale e non ha detto una parola chiara e definitiva sul disegno di legge n.1360 che vuole equiparare i partigiani ai seguaci di Salò e questo non è storicamente accettabile.
La riconciliazione non può avvenire in Italia dimenticando che la nostra costituzione democratica nasce dalla Resistenza e che i partigiani caddero per una causa giusta e che i soldati e i poliziotti della Repubblica sociale si batterono,invece,fino all'ultimo per il Terzo Reich.
Quei sostenitori di Salò-dobbiamo sottolinearlo ancora una volta-parteciparono alle stragi naziste contro la popolazione civile italiana e alla drammatica deportazione nei lager dell'Europa occupata di oltre 24mila oppositori politici e di 9000 ebrei destinati in gran parte a morire ad Auschwitz e in altri campi di sterminio.
Per non parlare degli oltre 650mila soldati e ufficiali catturati dalle truppe nazionalsocialiste e portati nell'Europa di Hitler. Fino a quando l'attuale presidente del Consiglio non accetterà il giudizio ormai definitivo della storia e non assicurerà all'opinione pubblica italiana che il disegno di legge di cui abbiamo parlato non sarà accantonato in parlamento,sarò difficile essere tranquilli.
Ed essere sicuri che la prospettata revisione del testo costituzionale avverrà nella direzione di rispettare i principi fondamentali di libertà e democrazia contenuti in quel documento, a cominciare dall'articolo 21 sulla libertà di informazione (oggi gravemente leso dal conflitto di interessi e dalla politica condotta sulle reti televisive). Viviamo oggi sotto il dominio di un populismo mediatico ed autoritario che occupa tutti i posti decisivi nelle istituzioni nazionali e locali.
Si tratta di una riedizione del fascismo europeo che adotta forme diverse da quelle del passato ma consegue analoghi obbiettivi di forte limitazione delle libertà politiche e civili e della democrazia moderna. Se non si parte da queste acquisizioni della ricerca storica e dalla chiarezza a cui essa è arrivata,è impossibile parlare di quel periodo in una maniera che corrisponda ai sentimenti democratici condivisi dalla maggior parte degli italiani.
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#1 · Westindias
29 aprile 2009, 14:03Il fascismo è morto, anzi si è suicidato il 25 luglio del ’43. E’ stata la dimostrazione del fallimento senza appello di una dottrina politica che comunque ha una precisa collocazione storica e filosofica. La decontestualizzazione è stata l’arma con la quale, negli ultimi 60 anni, si è preteso di snaturare un conflitto che è stato una guerra civile, continuata ben oltre il 25 aprile. E sono storie vecchie: nessuno si sogna di difendere il fascismo per ciò che è stato, ma si cerca di ridare un minimo di dignità a coloro che hanno fatto una scelta sbagliata in buona fede e che, in questo paese, non hanno avuto neppure il diritto di piangere i propri morti. E non stiamo parlando solo di fascisti. L’utilizzo strumentale della Resistenza consente, tramite un collaudato sistema culturale, di squalificare l’avversario senza appello: il fascista ha torto a prescindere. E questo non è stato un buon servizio alla Resistenza.