Terremoto e infiltrazioni mafiose

Bisogna essere indifferenti alla legalità o addirittura  vicini a Cosa nostra  e alle associazioni presenti nelle varie regioni italiane (come la ‘ndrangheta e la camorra ormai radicate nell'Italia centrale, oltre che nel mondo) per non temere infiltrazioni nella ricostruzione dell'Abruzzo. Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, invece, non ha avuto dubbi in proposito e, a ragione, ha chiesto e ottenuto dal ministro dell'Interno di insediare quattro magistrati della sua struttura per seguire con molta più attenzione i tempi e le modalità delle attività delle imprese vincitrici delle gare di appalto.

Il caso della ricostruzione seguita al terremoto dell'Irpinia nel 1980, come è stato dimostrato dalla commissione d'inchiesta parlamentare presieduta da Scalfaro  che ne è seguita, vide una forte presenza della camorra campana e provocò una spesa complessiva di oltre 32 miliardi di euro ai prezzi attuali. La verità è che, se tante costruzioni degli ultimi venti, trent'anni sono crollate miseramente, è perché, con ogni probabilità,  le associazioni mafiose hanno già prosperato nel periodo precedente il disastroso crollo del 7 aprile e dei giorni successivi. D'altra parte, se anche a Roma con l'indubbia presenza delle forze d'ordine, si registrano ogni giorni accoltellamenti e atti di violenza che fanno assomigliare la nostra capitale a una città in guerra piuttosto che a una capitale che è anche uno dei luoghi turistici più frequentati dai viaggiatori di tutto il mondo.

La verità è che nel nostro paese la presenza delle associazioni mafiose è un dato che non riguarda soltanto alcune regioni ma di fatto riguarda l'intero territorio nazionale. E sicuramente Roma che attrae, insieme con masse di disperati arrivati da tutto il mondo, anche personaggi legati direttamente alla criminalità organizzata.

In particolare, la camorra e la ‘ndrangheta sono assai presenti, come è stato provato da numerosi  processi in corso e dal sequestro di alberghi e ristoranti nella zona centrale della capitale.

Di fronte a questa situazione, più volte denunciata in maniera autorevole, la commissione antimafia presieduta dall'ex democristiano e ora berlusconiano Pisanu, batte la fiacca e non prende nessuna iniziativa decisa contro le associazioni mafiose.

Peraltro occorre aggiungere che la fiacca si ripete nell'Unione europea.

Mi ha colpito una recente intervista di Petra Reski, una giornalista tedesca che ha scritto un saggio sulla ‘ndrangheta ed è stata per questo denunciata e intimidita nel suo paese.

La Reski ha dichiarato, nella sua intervista pubblicata dal sito ANTIMAFIA DUEMILA, che in Germania non esiste il reato di associazione mafiosa e questo favorisce tutte le associazioni che si richiamano o sono collegate con le nostre maggiori associazioni di criminalità organizzata.

Il problema delle infiltrazioni riguarda, quindi, l'Europa come l'Italia e c'è almeno da stupirsi perché i deputati europei del centro-sinistra non hanno affrontato finora un problema grave come questo.

 

 

 

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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